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Orpheus und Eurydike
Dramma in tre atti e un epilogo Oskar Kokoschka
Musica di Ernst Krenek 1900-1991
Prima rappresentazione: Kassel, Staatstheater, 27 novembre 1926

Personaggi
Vocalità
Amor
Recitante
il buffone
Baritono
le Furie
Mezzosoprano
Orpheus
Tenore
Psyche
Soprano
un guerriero
Baritono
un marinaio
Tenore
un ubriaco
Basso
Note
Il dramma di Kokoschka nasce come trasposizione allegorica della tragedia umana attraversata dallo scrittore, ferito durante la prima guerra mondiale e rimasto a lungo sospeso fra la vita e la morte: la discesa di Orfeo nell’Averno, liberamente reinterpretata in chiave espressionistica, diventa emblema dell’abisso esistenziale costituito dalla guerra e dalla morte. Quando si accinge a musicare questo testo, Krenek è già reduce da due esperienze drammaturgiche: la prima era una ‘cantata scenica’,Die Zwingburg, imperniata sull’incomprensione dell’artista da parte della società e sulla lotta tra potere e moltitudine; la seconda era invece una delle cosiddetteZeitopern, (opera di ambientazione contemporanea),Der Sprung über den Schatten, piccante parodia di quell’ipnotismo che negli stessi anni ispirava in campo cinematografico lavori tesi e inquietanti comeDas Kabinett des Doktors Caligaridi Robert Wiene oDr. Mabusedi Fritz Lang. ConOrpheus und EurydikeKrenek si allontana anche dall’ambito della commedia testimoniando, nella varietà della scelte, un eclettismo che non è sintomo di irresolutezza né di calcolo opportunistico, ma che piuttosto amplia lo spettro creativo del musicista e lo innerva passo dopo passo, con il nutrimento estetico desunto dallo studio severo e analitico di composizioni anche strumentali dei secoli passati. Il soggetto intreccia le vicende di Orfeo ed Euridice con quelle di Amore e Psiche, modificandole sensibilmente i contenuti rispetto alla linea tradizionale del mito.

Atto primo. Nell’impazienza di rimanere sola con Amore, Psiche si lascia indurre dalle Furie ad aprire la porta della camera di Euridice, dando così loro senza volerlo la possibilità di accecare lo stesso Amore.

Atto secondo. Orfeo ritrova Euridice, che ormai lo ha dimenticato, ma che accetta di tornare sulla terra con lui: durante la traversata le Furie suscitano perfidamente una tempesta, che smuovendo i flutti porta a galla un teschio, nel quale Orfeo ritrova l’anello da lui donato un tempo a Euridice con una scritta beneaugurante ora in parte erasa. Incomincia il dramma della coppia: Orfeo smania di conoscere il passato di Euridice, che ammette di attendere un figlio dal dio dell’Ade e, irritata per la gelosia di Orfeo, ridiscende nell’Averno.

Atto terzo. In uno scenario di rovine, fra le macerie della sua casa Orfeo ritrova la cetra e intona un canto gonfio di rabbia e di amarezza; i passanti ne sono così ferocemente provocati da gettarsi sul cantore impiccandolo a un albero, intorno al quale improvvisano una danza selvaggia. Ormai ridotti entrambi a spiriti, Orfeo ed Euridice si incontrano nuovamente nell’oltretomba: confessandole che «dietro all’amore c’è sempre l’odio», Orfeo esige di appurare la verità sul comportamento di lei che, esasperata da questa brama dominatrice, lo soffoca.

Epilogo.Psiche guarisce con le sue lacrime gli occhi feriti di Amore.

Per quest’opera non si può parlare di ‘collaborazione’ fra Kokoschka e Krenek, dal momento che ciascuno agì in piena autonomia: indubbiamente si trattò comunque di un incontro fortunato, il cui frutto è una densa epitome dell’espressionismo. Rappresentata solo nel 1926 a Kassel per l’interessamento di Paul Bekker, ma già ultimata nel 1923,Orpheus und Eurydikeanticipa diversi aspetti diWozzecke diCardillac: si pensi al coro dei marinai dormienti nel secondo atto o alla passacaglia nell’ultimo. La spigolosità del linguaggio di Krenek si coniuga con pari efficacia alla subdola persecuzione delle Furie e all’annichilimento interiore di Orfeo, ora utilizzando una strumentazione aspra e rumoristica, ora scarnificandola nella nudità di pochi suoni immobili e isolati, come quando il cadavere di Orfeo penzola dall’albero mentre l’orchestra si arresta sul lugubre dondolio di due note, con una fissità daGibetraveliano. Non mancano reminiscenze dell’universo armonico e timbrico di Debussy, particolarmente negli accordi per quarte su cui si apre l’opera: l’attrazione frequente di pedali ostinati determina un certo senso di gravità tonale molto spesso temperato, tuttavia, da una scrittura contrappuntistica attenta all’orizzontalità delle parti e non alla loro sovrapposizione verticale.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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