Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Una
[Ledi Makbet Mcenskogo uezda] Opera in quattro atti e nove quadri proprio e di Alexander Prejs, dal racconto omonimo di Nikolaij Leskov
Musica di Dmitri Šostakovic 1906-1975
Prima rappresentazione: Leningrado, Teatro Malij, 22 gennaio 1934

Personaggi
Vocalità
Aksinja
Soprano
Boris Timofejevic Izmajlov
Basso
il brigadiere della polizia
Basso
il cocchiere
Basso
il fantasma di Boris
il garzone del mugnaio
Tenore
il maresciallo
Basso
il poliziotto
Basso
il pope
Basso
il portiere
Basso
Katerina Lvovna Izmajlova
Soprano
la guardia
Basso
l’insegnante
Tenore
Sergej
Tenore
Sinoij Borisovic Izmajlov
Tenore
Sonetka, forzata
Contralto
tre capisquadra
Tenore
un fattore
Basso
un forzato
Basso
un servo ubriaco
Tenore
una forzata
Soprano
Note
Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, basata su una novella di Leskov e composta da Sostakovic tra il 1930 e il ’32, venne rappresentata a Leningrado e a Mosca nel 1934. Il suo allestimento scatenò le accese critiche da parte dei portavoce ufficiali del governo, che considerarono il linguaggio di Sostakovic poco comunicativo e troppo sofisticato dal punto di vista della ricerca strutturale. Inoltre, venne severamente condannata la modernità della scrittura e l’audacia di alcune situazioni, in particolare della scena d’amore tra Caterina e Sergej nel primo atto. L’accusa parte dal famoso articolo di Zdanov ‘Caos anziché musica’, pubblicato sulla ‘Pravda’ il 28 gennaio 1936. Nonostante la sua attiva partecipazione alle organizzazioni statali (anche ai vertici delle gerarchie ufficiali e burocratiche), Sostakovic viene duramente redarguito per essersi allontanato dalle istanze del ‘socialismo reale’. In un momento di grande fervore creativo, quindi, nel corso del quale termina anche la stesura dellaQuarta Sinfonia, egli deve scontrarsi con l’ostruzionismo dell’ideologia costituita. DopoIl naso(1930), nel quale aveva affrontato l’universo popolare e grottesco di Gogol’, Sostakovic si misura qui con una tematica carica di tensioni, non priva di aspetti grevi. Sappiamo da un passo delleMemoriedel compositore, curate da Solomon Volkov, che Sostakovic si era avvicinato al soggetto per amore di Leskov ma anche grazie alla carica suggestiva delle erotiche illustrazioni di Kustodiev e al film, definito «vigoroso e avvincente», di Ceslav Savinski.

L’opera si incentra sul personaggio femminile di Caterina, protagonista indiscussa. Infatti, era nelle intenzioni di Sostakovic continuare, fino al compimento di una tetralogia, con altri ritratti di donne russe, in sintonia con lo stesso Leskov che pensava di scrivere addirittura dodici racconti, otto dei quali su contadine e quattro su donne di altre classi sociali. Entrambi, però, si fermarono a questo primo tassello del loro progetto ‘al femminile’.

Atto primo.Quadro primo. Vengono sottolineate le umiliazioni alle quali Caterina è sottoposta da parte del suocero, che non solo la importuna e vorrebbe possederla, ma le rinfaccia di non riuscire ad avere figli. Come se non bastasse, poiché il marito di Caterina, Sinovio, dovrà allontanarsi per alcuni giorni, Boris le fa giurare, davanti a tutta la servitù, che rimarrà fedele al consorte lontano. La cuoca Aksinia, allora, interviene e le fa notare un bel garzone assunto da poco.Quadro secondo. È incentrato su alcuni lavoranti che insidiano e maltrattano la deforme Aksinia, aizzati proprio da Sergej. Caterina interviene in difesa della donna, ma pur essendo provocata da Sergej, ne rimane attratta.Quadro terzo. Caterina si dispera per la sua atroce solitudine. Sergej si introduce nella sua camera da letto e seduce Caterina.

Atto secondo.Quadro primo. Boris è eccitato e tormentato dalla presenza di Caterina, al punto da decidere di assolvere ai doveri coniugali in vece del figlio. Mentre sta progettando tali lascivie, gli cade addosso, dalla finestra della camera di Caterina, Sergej. Boris lo riduce in fin di vita a frustate di fronte agli occhi di tutti i servitori e di Caterina stessa; quindi Sergej viene rinchiuso in cantina. Caterina avvelena Boris mettendo del veleno per topi nel suo piatto; dopo avergli sottratto la chiave della cantina dove è rinchiuso l’amante, assiste alla funzioni del pope, chiamato per assistere il moribondo.Quadro secondo. Caterina è a letto con Sergej, tormentata dai rimorsi: arriva il marito, che viene ucciso dai due e nascosto in cantina.

Atto terzo.Quadro primo. Caterina e Sergej si sposano, mentre il marito è dato per disperso. Caterina è ossessionata da ciò che ha fatto e guarda terrorizzata verso la cantina. Un servo ubriaco, mentre gli altri sono in chiesa per il matrimonio, credendo che le occhiate di Caterina nascondano la presenza di un buon vino, sfonda la porta della cantina, trova il cadavere di Sinovio e chiama la polizia.Quadro secondo. Nel distretto di polizia i gendarmi si annoiano e, per passare il tempo, si divertono a creare problemi a qualche intellettuale, ad esempio accusando di nichilismo un innocente insegnante.Quadro terzo. Caterina, alla fine della cerimonia, si accorge che la cantina è stata aperta ma è troppo tardi per fuggire.

Atto quarto. Caterina e Sergej si trovano in un accampamento, di notte, mentre sono in viaggio verso la Siberia perché condannati ai lavori forzati. Caterina corrompe una guardia perché le permetta di passare la notte con Sergej, ma lui la considera ormai solo una fonte di disgrazie ed è invece attratto da un’altra detenuta più giovane, Sonetka, alla quale regala le calze di lana che Caterina gli ha dato. Tutti si prendono gioco di lei: Caterina, disperata, si getta nel fiume trascinando con sé la rivale. Le due donne annegano, mentre i deportati riprendono la marcia.

Sia nel filmLa nuova Babilonia, sia collaborando alla messa in scena dellaCimicedi Maiakovskij, Sostakovic si era già avvicinato al genere grottesco, del quale coglieva in particolare il lato ambivalente, dissacratorio e trasgressivo. Comportamenti, persone, situazioni si deformano, si mescolano, si rendono metamorfici grazie all’ottica sarcastica che, nel caso diLady Macbeth, svela il lato tragico dell’esistenza sotto la patina dei pregiudizi morali e dei codici comportamentali sanciti. Sostakovic era infatti attratto dall’estetica di Goya e provava un forte interesse per i processi psicologici e mentali come venivano fantasticamente reinventati da Hoffmann e da Poe. Insomma, la realtà, per lui, non è mai una, ma svela sempre le sue molteplici facce: e Caterina, a differenza del personaggio originale di Leskov, viene letta da Prejs e da Sostakovic come simbolo dolente di una scelta distruttiva e autodistruttiva, cui la crudeltà dei costumi patriarcali l’hanno costretta. La donna, nel periodo pre-rivoluzionario, non ha possibilità di vivere le proprie passioni con spregiudicatezza, se non optando per la follia e la degradazione. Ecco quindi che dal racconto originale vengono eliminati alcuni aspetti inconciliabili con questo tipo di denuncia. Caterina, per amore del garzone Sergej, uccide sì, in combutta con l’amante, il ricco e indifferente marito e l’astioso e crudele suocero ma non, come nella vicenda di Leskov, il nipote indifeso e malato Fedia. Inoltre, viene tagliato l’episodio in cui Caterina, con indifferenza, affida il figlio suo e di Sergej a un’anziana sorella del suocero, prima di partire. Caterina, quindi, rappresenta le contraddizioni di un personaggo lacerato e tragico: figura sfaccettata e polivalente, dà carattere a tutta l’opera assumendo su di sé l’unico vero e proprio ruolo lirico, appassionato ed espressivo in senso tradizionale. Gli altri personaggi sono quasi sempre connotati da stilizzazioni volgari, da musica di consumo o da intonazioni grottesche e forzate. È significativo che proprio questi aspetti stranianti, che creavano un’increspatura psicologica tra l’autenticità della solitudine di Caterina e il torbido malessere degli altri personaggi, abbiano urtato il sistema ideologico sovietico dell’epoca. Le accuse rivolte alla vecchia famiglia di stampo maschilista infastidivano l’ottimismo ipocrita ed edificante del regime. Questo è forse il motivo dell’abbandono, da parte di Sostakovic, dei lavori teatrali che, a eccezione della commedia musicale composta molto più tardi,Mosca, quartiere Cerëmuski(1959), rimasero tutti allo stadio di abbozzo. Nella versione riveduta, che andò in scena nel 1963 a Mosca, con il nuovo titoloKaterina Izmajlova, l’opera, ripresa grazie all’atmosfera di ‘disgelo’ di quegli anni, è comunque ‘ripulita’ dagli aspetti più truculenti e dalle scene più erotiche; viene inoltre enfatizzato l’aspetto della denuncia sociale. Riproposta in Europa e negli Stati Uniti, ispirerà un film (dal titoloKaterina Izmajlova, 1967) diffuso in tutto il mondo.

La grande vocazione narrativa di Sostakovic (che confluisce nelle ben 36 musiche per film da lui composte), è riconoscibile nella forte carica evocativa del tessuto sinfonico, dal quale sembra scaturire e nel quale pare nascondersi il senso ultimo e sfuggente delle passioni e delle miserie umane. I quadri, all’interno degli atti, sono collegati da suggestivi e intensi interludi orchestrali (rispettivamente: Intermezzo Largo, Intermezzo Allegro con brio nel primo atto, Intermezzo Largo e passacaglia nel secondo, Intermezzo Allegro nel terzo) che risentono, come del resto tutto ilcontinuumsinfonico sotteso all’opera, della tradizione romantica occidentale e in particolare di Musorgskij (del quale, tra l’altro, Sostakovic aveva orchestratoBoris GodunoveChovanscina), soprattutto nel finale. Sostakovic dimostra di possedere uno spiccatissimo senso del divenire teatrale, inserendo, ad esempio, lo Scherzo sinfonico della scena del commissariato di polizia, prima della tragica e gelida fissità del quarto atto. I momenti intensamente lirici della protagonista, la malleabilità descrittiva e stilizzata deigalopche accompagnano l’amplesso degli amanti, l’ironia sottolineata dall’impertinenza degli ottoni, tutto concorre a delineare una melopea vocale e una organicità sinfonica di grande sensibilità psicologica e plasticità drammaturgica.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità