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Saul e David
[Saul og David] Opera in quattro atti di Einar Christiansen, dal Libro di Samuele
Musica di Carl Nielsen 1865-1931
Prima rappresentazione: Copenaghen, Teatro reale, 28 novembre 1902

Personaggi
Vocalità
Abisai
Soprano
Abner
Basso
Davide
Tenore
Gionata
Tenore
la sentinella
Basso
l’indovina di En-Dor
Mezzosoprano
Mical
Soprano
Samuele
Basso
Saul
Baritono
una giovane fanciulla
Soprano
Note
Nielsen si era interessato alla possibilità di realizzare un’opera incentrata sulla storia biblica di Saul e David fin dal 1896, e aveva poi dato un avvio concreto al progetto nel 1898, con il coinvolgimento di Christiansen per la stesura del libretto. La vicenda è desunta principalmente dalLibro I di Samuele(precisamente dai capitoli XIII-XXXI); altri elementi derivano dalLibro II di Samuele, capitolo I (per la scena finale dell’opera), dalLibro dei Salmie dalCantico dei Cantici(nei momenti lirici riservati a David). Dio è protagonista invisibile, lo svolgersi degli eventi è determinato dalla sua volontà. L’attenzione di Nielsen non è tuttavia orientata a una riflessione sui valori religiosi, ma è rivolta al contrasto fra i due protagonisti, vissuto in termini puramente umani: il re tormentato e indeciso, capace però di superare l’atteggiamento superstizioso del suo popolo e di incarnare sentimenti di sfida; e il giovane e schietto pastore, l’eroe buono, simbolo della condiscendenza al volere divino. In rapporto a tale contrapposizione vi è chi ha proposto come sottotitolo dell’opera ‘I due temperamenti’, alludendo al titolo della suaSeconda sinfonia ‘I quattro temperamenti’, composta subito dopo (1901-’02); i due lavori presentano in effetti diversi tratti in comune. L’epoca della composizione dell’opera (1898-1901) vede Nielsen impegnato, in qualità di secondo violino, presso l’orchestra del Teatro reale (allora diretta da Svendsen), posto assunto nel 1889 e mantenuto in seguito fino al 1905. L’esperienza si rivelò fondamentale per il musicista, poiché lo mise a contatto diretto con un ampio repertorio; forse non a caso entrambi i suoi lavori teatrali appartengono a questo periodo (Maskaraderisale al biennio 1905-06).

Atto primo. In Israele, 1032-1012 a.C. Minacciato dai Filistei, turbato dalla sfiducia che il popolo comincia a manifestare nei suoi confronti, Saul decide di offrire olocausto al Signore senza attendere il rientro di Samuele. Compie in tal modo atto di disobbedienza nei confronti del volere divino e Samuele, giunto dopo la consumazione del sacrificio, profetizza la caduta del re; uno spirito di sfida nei confronti di Dio si impossessa di Saul. Viene allora invitato a corte, dietro suggerimento di Gionata, il pastore Davide: il suo canto ha il potere di placare e confortare il re, che ora si sente pronto ad affrontare i Filistei. Durante la marcia Davide e Mical si dichiarano reciproco amore.

Atto secondo. Davide canta ancora per Saul, quando giunge un messaggero con la notizia che un gigante di nome Golia ha ora assunto il comando dei Filistei; Davide si offre di affrontarlo nel nome di Israele e Saul, riconoscente, gli promette la mano di Mical. Il combattimento ha esito vittorioso per il giovane pastore: gli Israeliti inseguono i Filistei e ne saccheggiano gli accampamenti. La notizia della vittoria è recata da Gionata, e il popolo esulta: «Saul ha ucciso i suoi mille/ e Davide i suoi diecimila». Saul prova ora forte gelosia nei confronti del giovane, il suo canto non riesce più a placarlo: Davide, dopo aver schivato la lancia del re, è costretto a fuggire.

Atto terzo. Saul, alla continua ricerca di Davide, è accampato nel deserto. Una notte Davide riesce a entrare furtivamente nel suo accampamento, accompagnato da Abisai: potrebbe facilmente uccidere Saul, invece prende la lancia che è al suo capezzale e poi, una volta destato il campo, proclama la propria lealtà nei confronti del re; quest’ultimo manifesta ora il proprio pentimento. Giunge Samuele, morente, che consacra Davide nuovo re d’Israele, prima di spirare fra le sue braccia. Davide è nuovamente costretto a fuggire, per sottrarsi all’ira di Saul; questa volta Mical si allontana con lui.

Atto quarto. Nella dimora dell’indovina di En-Dor, Saul e il suo comandante Abner sperano che possa essere evocato lo spirito di Samuele; l’indovina è riluttante (il re aveva in verità bandito dal paese negromanti e indovini), ma poi si lascia convincere. Lo spirito del profeta avverte: il campo cadrà nelle mani dei Filistei, e lo stesso Saul troverà la morte in battaglia. In effetti, durante l’ennesimo scontro con i Filistei, muoiono i tre figli di Saul e quest’ultimo, ritenendo sommo disonore l’essere ucciso e schernito dai pagani, si uccide gettandosi sulla propria spada. Quando ne viene a conoscenza, Davide si addolora profondamente; il popolo lo acclama nuovo re.

Christiansen, esperto drammaturgo, ha fornito al compositore un libretto che è un modello di concisione, dalla ben calibrata costruzione drammatica. Abile è l’impiego drammatico del coro, aspetto prontamente sfruttato da Nielsen: in effetti ampiezza e qualità degli interventi corali rivelano una matrice quasi oratoriale, consona all’ambientazione biblica. L’intervento più intenso e grandioso ha luogo nell’atto terzo, a suggello della avvenuta riconciliazione di Saul e Davide; si tratta di un Andante espressivo in stile fugato (“Dio è nostro testimone”) per quintetto di soli (Mical, Davide, Gionata, Saul, Abner). L’ampio e articolato numero rappresenta da un lato il climax dell’intero atto, dall’altro serve a conferire risalto alla successiva comparsa di Samuele: il suo gesto – l’unzione di Davide come uomo ora scelto da Dio – scatenerà infatti nuova tensione drammatica. Ciascuno dei primi tre atti si presenta come entità indivisibile, senza una formale articolazione in scene, e può considerarsi costruito attorno al confronto fra Saul e Davide (quest’ultimo assurge a figura centrale nel secondo). Il quarto atto si presenta invece diviso in due parti, nella seconda delle quali hanno luogo i due climax: il primo – centrato sul suicidio di Saul – condiziona l’impatto emotivo del secondo – il tripudio riservato dal popolo a Davide – contrapponendovisi nel modo più diretto; il raccordo tra le due parti dell’atto è dato da un interludio, dedicato alla descrizione della battaglia. La scrittura orchestrale è importante non solo in passi come questo, ma assurge frequentemente a dignità sinfonica, sempre con l’intento di perseguire una certa efficacia drammatica: scorre con continuità e flessibilità, lasciando emergere solo raramente unità qualificabili come numeri chiusi; d’altro canto sono altrettanto rari i motivi oggetto di reminiscenza. L’influenza wagneriana non si manifesta infatti nell’adozione di una trama leitmotivica; Nielsen si avvale di un repertorio squisitamente personale di gesti, pur richiamando anche altre lezioni: quella verdiana è riconoscibile nel monologo del primo atto in cui Saul esprime atteggiamenti di sfida a Dio, un arioso che ricorda da vicino il Credo di Jago nell’Otello.La prima rappresentazione ebbe luogo sotto la direzione dell’autore; seguirono numerose riprese, che qualificarono l’opera come parte integrante del repertorio danese. Non frequente invece la circolazione oltre i confini nazionali: l’opera ebbe una prima rappresentazione svedese nel 1928, a Göteborg, seguita da una ripresa (Stoccolma 1931) con traduzione del libretto in svedese a opera di Sven Lindström; sempre a Stoccolma è stata di recente allestita una nuova messa in scena (1986).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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