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Maskarade
Opera comica in tre atti di Wilhelm Rasmus Andreas Andersen, dalla commedia di Ludwig von Holberg
Musica di Carl Nielsen 1865-1931
Prima rappresentazione: Copenaghen, Teatro Reale, 11 novembre 1906

Personaggi
Vocalità
Arv
Tenore
En vægter
Henrik
Baritono
Jeronimus
Basso
Leander
Tenore
Leonard
Baritono
Leonora
Soprano
Magdelone
Mezzosoprano
Pernille
Soprano
studente
Basso
studente (4)
Tenore
un giovane venditore di mercanzie
Soprano
un insegnante
Baritono
un maresciallo
Baritono
un organizzatore di feste
Baritono
un ufficiale
Basso
un venditore di maschere
Baritono
una guardia notturna
Basso
una ragazza
Soprano
una ragazza
Contralto
una ragazza
Mezzosoprano
Note
Nielsen aveva cominciato a lavorare al progetto diMaskarade, elaborandone il piano drammatico, all’inizio del 1904. La primavera di quello stesso anno si era poi rivolto a Wilhelm Andersen, storico della letteratura ed esperto delle commedie di Holberg, per la stesura del libretto. All’epoca il compositore era impegnato in qualità di secondo violino presso l’orchestra del Teatro Reale (allora diretta da Svendensen): un posto che occupava dal 1889 e che gli aveva permesso la frequentazione di un’ampio repertorio ma che si era fatto sempre più gravoso, rallentando l’attività compositiva. La stesura diMaskaradeprocedette in effetti lentamente fino al maggio 1905, quando Nielsen rassegnò le dimissioni dall’incarico di orchestrale. Un intero anno era stato necessario per portare a termine il primo atto, pochi mesi bastarono al completamento dell’opera, quasi ultimata l’ottobre successivo. Diverse ragioni ritardarono tuttavia l’allestimento teatrale di un anno e Nielsen non mancò di continuare a limare e ritoccare il lavoro, progettando addirittura una fusione – mai attuata – del secondo atto con il terzo. Ancora alla vigilia della prima rappresentazione introdusse modifiche al terzo atto.

Atto primo. Sono le cinque del pomeriggio quando Leander e Henrik cominciano a riaversi dai postumi della precedente notte di baldoria. Alla festa cui hanno partecipato, Leander ha conosciuto una bellissima ragazza di cui si è subito innamorato e con la quale si è fidanzato con tanto di scambio di anelli. Henrik ricorda però a Leander che egli è stato promesso sposo dal padre alla figlia del suo amico Leonard, una giovane che non ha ancora avuto modo di incontrare. Leander non sente ragioni: si troverà nuovamente con la sua amata quella sera stessa, alla festa mascherata. Giunge Magdelone, altrettanto desiderosa di poter partecipare a quella festa: chiede se l’ingresso sia consentito anche alle signore non più in verde età. La conversazione viene intercettata da Jeronimus, che rimprovera severamente la moglie. La sua rabbia aumenta quando viene a conoscenza delle intenzioni del figlio. Ha poi occasione di lamentarsi dell’ingratitudine filiale con il sopraggiunto Leonard: anche sua figlia intende disobbedire. Il dispotico Jeronimus ordina per reazione gli ‘arresti domiciliari’ per moglie, figlio e cameriere, piazzando Arv come sentinella.

Atto secondo. Henrik, travestito da fantasma, riesce a spaventare Arv, il quale si abbandona alla confessione dei propri peccati, compresa la relazione con la cuoca. Dietro promessa di mantenere segreta questa notizia, Leander e Henrik riescono a lasciare la casa. Incontrano gruppi di studenti, ufficiali e ragazze che cominciano a riunirsi per la mascherata. Leander scorge l’amata Leonora e si abbandona a effusioni nei suoi confronti sotto lo sguardo bonario della coppia Henrik e Pernille. Frattanto la scomparsa del figlio viene notata da Jeronimus, che decide di mascherarsi e di recarsi con Arv alla ricerca degli innamorati. Così anche Magdelone è finalmente libera di raggiungere la meta desiderata, accompagnata – mascherata e non riconosciuta – da Leonard.

Atto terzo. Danze e divertimento creano un clima di complicità per le vicende delle varie coppie; Henrik ha un gran da fare a destreggiarsi fra le ragazze conosciute la sera precedente e Magdelone, corteggiata da Leonard, teme di essere scoperta. Riconosciuto Jeronimus, Henrik si dà da fare affinché venga fatto ubriacare durante una pantomina di Marte e Venere. Il piano funziona e il vecchio burbero diventa persino animatore della festa. La sua collera svanisce poi completamente quando, durante lo smascheramento che segue il ballo, si accorge che la Leonora amata dal figlio altri non è che la figlia di Leonard. Dopo la danza conclusiva, Henrik si rivolge al pubblico per sollecitarne gli applausi.

La commedia era stata scritta da Holberg per le pubbliche feste mascherate che avevano luogo a Copenaghen nel Teatro Grønnegade, importante luogo della vita cittadina. Tali intrattenimenti sostituivano allora i balli di corte, consentendo l’accesso anche alla borghesia. La tradizione, che prevedeva l’allestimento di commedie in lingua danese, aveva luogo dal 1722 ed era stata rispettata anche quel 1724, malgrado fosse stato da poco emesso un regio decreto inteso a limitare fortemente la pratica delle feste mascherate. Nielsen era stato attratto in particolare dall’intermezzo della commedia, privo di testo, tutto centrato sulla descrizione del variegato mondo di una festa, e dalla figura di Henrik, un personaggio non lontano dal Figaro di Beaumarchais. L’adattamento operato da Andersen fu inizialmente oggetto di critiche sia per il tipo di versificazione scelto (basato su un impiego intensivo della rima, un ostacolo per le auspicabili traduzioni in altre lingue), sia per il taglio grezzo conferito ad alcuni dei personaggi di Holberg, imprigionati nella schematicità del loro ruolo (come Jeronimus, il ‘guastafeste’). Nielsen, dal canto suo, ne aveva fatto un lavoro in cui ampio spazio era riservato alle danze e alla musica con carattere di danza, ma aveva altresì posto l’accento sull’umanità dei personaggi, cercando di realizzare un equilibrio tra la dimensione comica, ‘leggera’, e le occasioni di riflessione su questioni come libertà e uguaglianza, pure implicite nel libretto.

È il mondo sonoro dell’infanzia del compositore (figlio di un pittore e suonatore di cornetta), quello delle feste del villaggio, che sostanzia lo spirito dell’opera. L’aria di Magdelone, nel primo atto, tesse e congiunge differenti tipi di danza, dalla polka fino allafolie d’Espagne; la musica di uncotillon, all’inizio dell’opera, è usata per evocare la precedente notte di balli; una suite di danze – che contiene la celebreHanedansen, la danza dei galletti – apre il terzo atto. C’è spazio anche per il duetto d’amore di rito, fra Leander e Leonora, nel secondo atto.Maskaradesi qualifica come una delle opere danesi di maggior successo e può essere considerata come una delle opere comiche più interessanti del nostro secolo. Rappresentata la prima volta sotto la direzione dello stesso Nielsen, per la regia di Julius Lehmann, si guadagnò subito i favori del pubblico malgrado le critiche rivolte al libretto. Lodata da Grieg, presente alla ‘prima’, l’opera raggiunse in una ventina d’anni la quota di cinquanta rappresentazioni. Fra le riprese più recenti sono da segnalare quelle effettuate in Svezia (1984) e Inghilterra (1986, 1990), occasione per una traduzione del testo in altre lingue; importante soprattutto la versione inglese per la sua ‘esportabilità’. Quello della circolazione oltre il perimetro scandinavo rimane il principale problema di tutta la produzione vocale-strumentale di Nielsen (l’unica altra opera è ?Saul e David, 1898-1901), pure riconosciuto come il maggior compositore danese di tutti i tempi. La mediazione della traduzione rischia infatti di impoverire o annullare proprio il carattere così espressamente danese dei lavori.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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