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Voix humaine, La
Tragédie lyrique in un atto tragedia omonima di Jean Cocteau
Musica di Francis Poulenc 1899-1963
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 6 febbraio 1959

Personaggi
Vocalità
una donna
Soprano
Note
DopoCocardes, tre canzoni popolari del 1919, e prima dellaDame de Monte-Carlo(1961), Poulenc affrontò un altro testo di Jean Cocteau: lapièceche il poeta rappresentò nel 1932 alla Comédie-Française, con Berthe Bovy protagonista. A suggerire a Poulenc la possibilità di scrivere un’opera su quel soggetto fu il direttore di casa Ricordi a Parigi, Hervé Dugardin; il compositore accettò di buon grado la proposta e cominciò ad adattare il testo alle proprie esigenze. Cocteau stesso ebbe a dire che il suo dramma stava trovando la definitiva fisionomia a opera di Poulenc. La sfida rappresentata dallaVoix humaineè quella di una perfetta integrazione di scena, parola e musica. Una donna sola, che intercala le proprie parole con quelle di un interlocutore che sta dall’altra parte del filo telefonico, dava la possibilità al compositore di definire una tappa essenziale della sua indagine sulla psicologia femminile che già – si pensi ai tanti brani per voce femminile, aLes Mamelles de Tirésiase aiDialogues des carmélites– aveva prodotto esiti convincenti. La partitura infatti doveva cimentarsi con una vasta gamma di stati d’animo che nel testo si presentano spesso in forme ambigue, tanto che il loro senso non traspare univoco dal linguaggio, ma si arricchisce in base al contesto. I silenzi, i gesti e il tono della voce della protagonista, le ‘aperture’ di significato nel discorso si dovevano integrare, nelle intenzioni di Poulenc, con l’elemento musicale, che a sua volta avrebbe potuto produrre corrispondenze nuove e sospendere ancor più il dramma in un’atmosfera di indugio e di mistero. Poulenc venne attratto, d’altra parte, come già nelleMamelles, anche da un dramma così singolare e dalla nostalgia per le atmosfere di una Parigi che si faceva sempre più lontana nel tempo.

La camera da letto della protagonista. Al levarsi del sipario la donna è sdraiata; mentre si alza per dirigersi verso la porta squilla il telefono. È una telefonata che, con alcune interruzioni, si protrarrà per tutta la durata dell’opera. La donna racconta all’uomo, che è lontano da lei da alcuni giorni, la sua giornata trascorsa con un’amica, ma l’atmosfera si fa presto tesa a causa delle risposte che arrivano dall’altro capo del filo. La discussione prende a svolgersi sul doppio registro delle parole e dei toni di voce, facendoci intuire che tra i due è in corso il tentativo di smascherare le reciproche bugie. A contribuire alle incomprensioni sono i disturbi che la donna afferma di sentire sulla linea, e che sembrano dare il senso di una distanza più affettiva che fisica. Dopo un’interruzione i due riprendono a discutere; adesso la conversazione verte direttamente sulle loro menzogne. La donna confessa di non essere stata da un’amica la sera prima, ma di non aver fatto altro che attendere una sua telefonata. Poi, nel tentativo di immergersi in un sonno senza sogni, aveva ingerito una dose massiccia di sonniferi; spaventata, aveva chiesto soccorso telefonando all’amica, che era sopraggiunta in suo aiuto con un medico alle quattro del mattino (“Hier soir, j’ai voulu prendre un comprimé”). Mentre racconta scoppia a piangere, e confessa tutto il suo tormento per l’assenza dell’uomo. La conversazione assume sempre più un tono disperato: la donna, dopo aver cercato di coinvolgere emotivamente l’interlocutore nel proprio dolore, capisce che è impossibile ristabilire un vero dialogo con lui. Il legame si è spezzato, e con esso la telefonata, che si chiude con un affranto «je t’aime» della donna, la cui risposta è affidata all’orchestra con un accordo perentorio e definitivo.

Di fronte al compito di indagare il senso drammatico delle parole e dei gesti in relazione al mondo interiore di un personaggio, Poulenc ha sempre cercato di sviluppare una musica che sapesse mettere in discussione le loro corrispondenze più immediate. In altre parole, ha saputo creare una singolare ‘retorica del legame’ tra la partitura e il testo: la scelta del mezzo espressivo che ne deriva comporta la sospensione delle vicende anche più patetiche in una dimensione paradossale, che conferisce ironia al dramma e dramma all’ironia. NellaVoix humainesi avverte il vuoto che avvolge l’incompiutezza di una comunicazione che per i due protagonisti è priva di gestualità, mentre per il pubblico fa sì che la presenza dell’uomo venga percepita solo attraverso le reazioni fisiche e psichiche della donna. La partitura d’altra parte non si sforza di colmare l’assenza delle parole che restano sottintese, ma si limita a contrappuntare gli stati d’animo della donna; e ai silenzi, che dettano la scansione della vicenda, spetta il compito di evocare quella presenza muta e invisibile.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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