Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Tender Land, The
Opera in tre atti di Horace Everett [Erik Johns], da Let Us Now Praise Famous Man di James Agee
Musica di Aaron Copland 1900-1990
Prima rappresentazione: New York, City Center, 1º aprile 1954

Personaggi
Vocalità
Beth
Soprano
Grandpa Moss
Basso
Laurie
Soprano
Ma Moss
Mezzosoprano
Martin
Tenore
Mr. Jenks
Basso
Mr. Splinters
Baritono
Mrs. Jenks
Soprano
Mrs. Splinters
Soprano
Top
Baritono
Note
Nella secolare e mai conclusa gara per il primato di comporre la definitiva ‘Great American Opera’ (per chi si ostina a ritenere troppo ‘popolare’Show Boatdi Jerome Kern ePorgy and Bessdi George Gershwin; forse colui che vi si è avvicinato di più è John Corigliano conThe Ghosts of Versailles), Copland si pone risolutamente come unoutsidersenza eccessive illusioni. Fin dai tempi dei suoi studi giovanili a Parigi con Nadia Boulanger, egli andava distinguendo due categorie di compositori: quelli che sono inesorabilmente compositori di opere (Rossini, Wagner, Puccini) e quelli che stanno a discutere se e quando scriverne una (ad esempio Debussy); e si collocava nella seconda categoria, ritenendo che l’opera non fosse parte della musica ‘nuova’. Autore di balletti di successo –Billy the Kid(1938),Rodeo(1942) eAppalachian Spring(1944) – e di musica da film, intessuti entrambi di temi culturali e di motivi musicali folk, Copland aveva già composto un’opera in due atti,The Second Hurricane(1936), in bilico fraSingspielemusicalamericano, che, rappresentata nel 1937 con la regia del giovanissimo Orson Welles, ebbe esito alquanto contrastato. Al genere si riaccostò nel 1952 conThe Tender Land, accettando la commissione, per mille dollari dell’epoca, di un’opera per la televisione. Per il libretto si rivolse a Erik Johns (eclettico personaggio, noto anche come pittore e danzatore), fornendogli egli stesso come spunto la realtà descritta in un notissimo libro del poeta e critico James Agee,Let Us Now Praise Famous Men, pubblicato nel 1941. Si tratta del resoconto di un viaggio nel sud rurale degli Stati Uniti durante la grande depressione, illustrato con le immagini del grande fotografo Walker Evans; pare che soprattutto alcune di queste immagini, suggestivi ritratti di donne di campagna, fornissero ispirazione per il soggetto.

Negli anni Trenta, in primavera, all’epoca del raccolto, presso una famiglia di contadini formata da una madre (Ma Moss), una figlia (Beth) e un nonno (Grandpa Moss). Due vagabondi (Martin e Top) arrivano in cerca di lavoro stagionale. Vengono accolti, sia pure con riluttanza e sospetto. Poi Laurie, ormai diplomata, si scopre innamorata di Martin, che la ricambia. E lo dimostrano con un duetto d’amore di dodici minuti. Ma c’è una certa complicazione. Lei identifica lui con la libertà, lui identifica lei con la sistemazione. Martin propone a Laurie di fuggire insieme; ma, nel cuore della notte precedente la fuga, capisce che questo tipo di vita girovaga non fa per la ragazza, quindi si allontana furtivamente con Top. Quando Laurie scopre di essere stata respinta, decide di andare comunque via di casa; e alla fine la madre canta un’aria di accettazione della sua scelta che è la chiave di tutta l’opera. In essa si rivolge alla figlia minore come all’emblema di quella continuità del ciclo familiare che è la ragione stessa della loro esistenza.

L’opera fu rifiutata dalla compagnia televisiva Nbc e fu rappresentata più tardi, nel 1954, dalla New York City Opera (la seconda istituzione lirica della città) con la direzione di Thomas Schippers e la regia di Jerome Robbins; malgrado ciò l’accoglienza fu molto tiepida, e le successive riprese, nonostante considerevoli, ripetute revisioni, non ebbero un esito molto migliore. Oltre alla debolezza del libretto, per di più imperniato su una tradizione familiare rurale molto datata (praticamente scomparsa dopo la seconda guerra mondiale), si imputa alla partitura una certa rigida ripetizione di temi popolari che già figurano nei balletti del compositore. In effettiTender Landsi può considerare un tentativo non del tutto convinto e quindi solo in parte riuscito: la staticità della struttura sociale rappresentata sembra condizionare anche il tessuto musicale, provocando una certa monotonia. Solo col progredire dell’azione, nel corso della quale prendono il sopravvento le figure e i modi più sciolti e liberi dei due vagabondi, e in particolare di Martin, anche la musica, come la psicologia dei personaggi, si apre, facendosi più ariosa e appassionata.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità