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Cendrillon
Opéra-féerique in quattro atti e sei quadri di Henri Cain, da Perrault
Musica di Jules Massenet 1842-1912
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 24 maggio 1899

Personaggi
Vocalità
Cendrillon
Soprano
Dorothée
Mezzosoprano
Esprit (2)
Soprano
Esprit (2)
Contralto
Esprit (2)
Mezzosoprano
La Fée
Soprano
Le Doyen de la Faculté
Tenore
Le Premier Ministre
Basso-Baritono
Le Prince Charmant
Mezzosoprano
Le Roi
Baritono
Le Surintendant des Plaisirs
Baritono
Madame de la Haltière
Mezzosoprano
Noémie
Soprano
Pandolfe
Basso-Baritono
Note
Fu nel giugno 1894 a Londra, dove Jules Massenet si trovava per la prima rappresentazione deLa Navarraise, che il librettista Henri Cain propose al compositore francese un libretto ispirato alla fiaba di Cenerentola. Tutte le versioni precedenti (oltre alla messa in musica di Rossini ricordiamo quella di Nicolas Isouard, Parigi 1810) erano state, in misura maggiore o minore, infedeli al racconto originale. Massenet e Cain cercarono invece di attenersi rigorosamente a Perrault, limitandosi ad aggiungere alcuni particolari (il sogno magico che permette a Cenerentola e al principe di rincontrarsi dopo il fatidico ballo) che, se per il compositore furono occasione di mettere in bella mostra le proprie capacità di orchestratore, appesantirono alquanto la fluidità della vicenda. Particolare rilievo fu concesso a Pandolfe, ruolo affidato nella prima esecuzione dell’opera al grande baritono Lucien Fugère.

Atto primo. Madame de la Haltière e le sue due figlie, in uno stato di grande agitazione, si stanno preparando per il gran ballo che il principe darà a corte, mentre Pandolfe si lamenta con se stesso per aver scelto in seconde nozze una moglie così autoritaria da costringerlo a trascurare Lucette, da tutti soprannominata Cenerentola, figlia nata dal suo precedente matrimonio. Tutti, tranne Cenerentola, si avviano al ballo. La fanciulla, sola e malinconica, si addormenta accanto al fuoco. In sogno le appare la sua fata madrina che, con un colpo di bacchetta magica, la trasforma in una dama splendidamente vestita. Cenerentola promette di tornare entro i rintocchi della mezzanotte e si avvia alla festa.

Atto secondo. Al palazzo reale, medici e ministri cercano di distrarre il principe ma senza successo. Solo la splendente apparizione di Cenerentola durante il ballo riesce a scuotere il giovane. Ma a mezzanotte la fanciulla deve fuggire come ha promesso alla fata.

Atto terzo. Nella sua fuga Cenerentola ha perso una scarpetta di cristallo. La fanciulla, agitata e in ansia, si rifugia vicino al camino. Quando la matrigna e le sorellastre ritornano dal ballo le raccontano di una ‘avventuriera’ che, con il suo comportamento scandaloso, è venuta a turbare la festa e irritare il principe. Al colmo della disperazione, Cenerentola fugge nel bosco e si lascia cadere sfinita sotto la quercia delle fate. Sogna, e nel sogno ritrova il principe, affranto per la sua scomparsa, deciso a donarle il proprio cuore palpitante d’amore.

Atto quarto. Cenerentola è stata ritrovata svenuta nel bosco. Ora è gravemente ammalata e il padre la veglia. Un messo reale annuncia che il principe, anch’egli ammalato di malinconia, sta cercando la bella sconosciuta del ballo. Guidata dalla fata, Cenerentola raggiunge il principe che finalmente la può stringere tra le braccia nel tripudio generale.

L’argomento fiabesco permise a Massenet di alternare a piacimento situazioni musicali e drammaturgiche diversissime fra loro. Tratti caricaturali e farseschi, frammisti a una rivisitazione piuttosto manierata di una fine Seicento alla Lully, caratterizzano il personaggio di Madame de la Haltière e tutto ciò che riguarda la corte reale. Anche gli espedienti escogitati per definire la dimensione magica della vicenda tendono alla convenzionalità (trilli erouladesabbondano per il ruolo della fata, così lontana dalla buona madrina descritta da Perrault da far sembrare quella inventata da Walt Disney un modello di filologia), nonostante una scrittura orchestrale raffinata e iridescente, che a tratti rivela la sua derivazione da Mendelssohn e da Berlioz. Ma nel terzo e quarto atto dilaga sempre più in partitura una tinta malinconica, appropriatamente cinerina e di grande effetto. Di grande intensità, in quel contesto, risultano le arie affidate alla protagonista e in specie il tenerissimo duetto di Cenerentola e Pandolfe (“Vien, nous quitterons cette ville”): pagine di notevole espressività, caratteristiche di un compositore che, nel tratteggio degli improvvisi ripiegamenti e trasalimenti dell’animo umano, ha saputo dare il meglio della propria arte.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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