Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Sposa venduta, La
[Prodaná nevesta] Opera comica in tre atti di Karel Sabina
Musica di Bedrich Smetana 1824-1884
Prima rappresentazione: Praga, Teatro Provvisorio, 30 maggio 1866

Personaggi
Vocalità
Esmeralda
Soprano
Háta
Mezzosoprano
il capo dei commedianti
Tenore
Indián
Basso
Jeník
Tenore
Kecal
Basso
Krus?ina
Baritono
Ludmila
Soprano
Marenka
Soprano
Mícha
Basso
Vas?ek
Tenore
Note
Accanto a tre titoli epico-patriottici, il padre dell’opera boema completò solo lavori di carattere comico. Fra questi La sposa venduta (1863-70), secondo del suo catalogo, fu quello destinato al maggior successo. Il primo abbozzo dell’opera, nel libretto del giornalista Karel Sabina, aveva l’aspetto di una operetta in un atto alla Offenbach. Fu Smetana, che scrisse anzitutto la celebre ouverture (1863), a pretendere un’opera di dimensioni maggiori. La prima versione (1866) era molto differente da quella attuale: aveva dialoghi parlati, mancavano grandi scene di danza, alcuni numeri saranno soppressi e altri aggiunti, gli atti erano due e non tre. Alla ‘prima’ la compagnia di canto protestò per la mancanza di ‘coloratura’ nelle parti. I dialoghi parlati vennero sostituiti con quelli musicati nell’esecuzione di Pietroburgo diretta dall’autore (1871).

Atto primo. In un paesino della Boemia, durante la festa del patrono, la bella Marenka è triste: ama Jenik ma i suoi genitori l’hanno promessa a un altro ragazzo, Vasek, figlio di secondo letto del ricco possidente Mícha. Ella non lo conosce, poiché della mediazione matrimoniale si è occupato il sensale Kecal. Jenik rinnova alla ragazza i propri sentimenti, mentre l’intrigante Kecal tenta di dissuaderla e di convincerla a sposare il buon partito da lui proposto. Temendo che il suo affare non vada a buon fine per il rifiuto di Marenka alle nozze con Vasek, Kecal cerca di convincere Jenik a rinunciare alla fanciulla con delle offerte in denaro.

Atto secondo. Durante una festa all’aperto presso un’osteria di campagna, appare finalmente Vasek. Ha appena saputo che i genitori stanno per procurargli una moglie ed è un po’ preoccupato per come costei potrebbe giudicare la sua balbuzie. Gli si avvicina Marenka, che non conosce come sua possibile sposa. La ragazza, astutamente, gli descrive il tremendo carattere della sposa, di cui egli conosce il nome e, vezzeggiandolo, lo convince a rinunciare a lei. Jenik inventa a questo punto un imbroglio. Egli era il fratellastro di Vasek, in quanto figlio di primo letto di Mícha. Era stato cacciato di casa dalla matrigna Hata quando era bambino. Stipula così un contratto con Kecal, in cui s’impegna di vendere la fanciulla per trecento fiorini al «figlio di Tobias Mícha». Jenik si felicita per la riuscita dell’inganno, mentre i contadini presenti deplorano la venalità che lo ha portato a vendere la propria sposa.

Atto terzo. Al villaggio giunge una compagnia di saltimbanchi che darà spettacolo in piazza. Vasek viene avvicinato dalla danzatrice Esmeralda e convinto, con tenere promesse, a sostituire nella danza dell’orso un ballerino assente. Entusiasta della curiosa avventura, Vasek rifiuta la mano di Marenka offertagli dai genitori. Marenka, nel frattempo, è venuta a sapere di essere stata venduta. È talmente offesa e umiliata che allontana da lei Jenik, dichiarandogli che, per fargli dispetto, lei è pronta a sposare il ricco figlio di Mícha. Concluso il contratto nuziale, Jenik rivendica il proprio diritto: in quanto primogenito di Mícha, egli ha venduto Marenka a se stesso. La fanciulla comprende la burla e gli rinnova il proprio amore. Il padre è contento del figlio ritrovato. Solo la madre di Vasek continua a essere contraria al matrimonio, ma quando lo vede uscire da una pelle d’orso, deriso dai presenti, comprende che l’unione con Marenka era impossibile. Viene così sancito e festeggiato il matrimonio della fanciulla con l’amato Jenik.

Il comico smetaniano appartiene a una tradizione assai diversa da quella dell’opera buffa italiana. Si ricollega a un genere agli esordi, che ha evitato la lezione del cinismo settecentesco in favore di un’incantata poetica moraleggiante e di una sorridente genuinità sentimentale. La sposa venduta è qualcosa di più di un’operetta folcloristica: è una straordinaria istantanea sulla civiltà rurale cèca, quieta e felice nell’innalzare lodi a Dio, alla danza e alla birra. Gran parte del suo successo è dovuto alla propulsione motoria della musica, e non solo per la presenza di tre tipiche danze cèche: il furiant, la skocna (danza saltata) e la polka. Il ritmo è la componente portante di tutto l’edificio musicale: irrefrenabile, quasi ginnico. L’armonia è legata ai modelli del primo Ottocento, in particolare a quello di Schubert, mentre più limitata è l’influenza di Rossini. Mirabili sono la tenerezza sentimentale e la gentilezza con cui vengono riproposti i toni della musica popolare. Il canto si presenta poco ornato, e i rari acuti paiono inseriti più per compiacenza alle consuetudini che per reali esigenze espressive. La sposa venduta, isola beata nel grande e torbido mare della ‘finis Austriae’, sembra additarci una mitica età dell’oro, in una fiaba di ottimismo del buon senso che, nel quadro del pieno romanticismo, fa da lieve contraltare al voluttuoso pessimismo delle profezie wagneriane.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità