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Livietta e Tracollo
Intermezzi in musica in due parti di Tommaso Mariani
Musica di Giovanni Battista Pergolesi 1710-1736
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo, 25 ottobre 1734

Personaggi
Vocalità
Faccenda
Mimo
Fulvia
Mimo
Livietta
Soprano
Tracollo
Basso
Note
Le due parti degli intermezzi vennero eseguite nei due intervalli tra gli atti dell’Adriano in Siriadi Pergolesi, rappresentato in occasione del compleanno della regina Elisabetta di Spagna. È questo uno dei casi esemplari in cui la bellezza, la vivacità e il talento comico della musica riscattano pienamente un testo volgare, di deprimente mediocrità.

La vicenda ruota attorno alle maldestre imprese truffaldine di Tracollo che, da pessimo ladro qual è, tenta invano di imbrogliare Livietta. L’uomo si presenta sempre camuffato (prima da ‘polacca’ e quindi da astrologo) e viene puntualmente smascherato dalla astuta ragazza. Tuttavia, nonostante la completa inverosimiglianza delplot, i due finiscono per giurarsi eterno amore.

Il testo, in cui intervengono come interlocutori silenziosi due altri personaggi, non è che un canovaccio per la rappresentazione di alcune situazioni tipiche del teatro comico, quali i travestimenti: situazioni che a loro volta consentono una caratterizzazione musicale di particolare efficacia, o come parodia di luoghi comuni dell’opera seria, o attraverso una serie di effetti onomatopeici. Così il protagonista, per muovere alla commozione, si presenta con la sua prima aria (dall’incipitironico: “A una povera polacca”) in un tempo lento ternario, tipico delle arie patetiche napoletane; mentre Livietta, nella seconda parte, si produce in un’aria di autentica intensità affettiva. L’apice dellavisparodica si ottiene nel recitativo accompagnato di Tracollo “Miseri, a chi mi volgerò?”, tragicamente rivolto alle stelle fisse ed erranti e alle comete che «un palmohannodi coda»: uno dei luoghi in cui il testo si riscatta proprio grazie alla sua carica ironica, scontata ma piacevole; come avviene anche nell’aria che segue il recitativo in questione, “Ecco il povero Tracollo”, che simula il vacillare delle funzioni vitali, regalando perle testuali come le rime collo/Tracollo e gozzo/gargarozzo. Oltre alla notevole aria di Tracollo “Vedo l’aria che s’imbruna”, singolarmente evocativa, segnaliamo il duetto conclusivo, animato da divertenti effetti onomatopeici. Interpretati in origine dal celebre Gioacchino Corrado, i due intermezzi furono molto popolari e vennero presentati con una lunga serie di titoli differenti (La contadina astuta, Venezia 1744;Il Tracollo, Bologna 1746;La finta polacca, Roma 1748) in tutta Europa, per più di un ventennio nel cuore del Settecento.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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