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Roi Arthus, Le
Drame lyrique in tre atti e sei quadri proprio
Musica di Ernest Chausson 1855-1899
Prima rappresentazione: Bruxelles, Théâtre Royal de la Monnaie, 30 novembre 1903

Personaggi
Vocalità
Allan
Basso
Arthus
Baritono
Genièvre
Mezzosoprano
Lancelot
Tenore
Lyonel
Tenore
Merlin
Baritono
Mordred
Baritono
soldato (2)
Basso
soldato (2)
Tenore
un cavaliere
Basso
un contadino
Tenore
un palafreniere
Basso
Note
Nata negli stessi anni che videro la gestazione delPelléasdi Debussy,Le roi Arthuspotè fregiarsi al suo apparire di una messinscena stileart nouveau, il cui fiore all’occhiello erano i costumi disegnati addirittura da Fernand Khnopff; ciononostante l’opera non riuscì a confermare negli anni il successo iniziale e restò ai margini delle programmazioni teatrali.

Atto primo. Nel suo palazzo in Carduel, il re Arthus loda pubblicamente le gesta dei cavalieri della Tavola rotonda; proprio il più valoroso di costoro, Lancelot, si accorda intanto con Genièvre, sposa di Arthus, per incontrarla in un convegno notturno. Ilrendez-vousha luogo nel quadro successivo, e sulla sicurezza dei due amanti vigila Lyonel, amico di Lancelot; sorpreso a tradimento dall’infido Mordred, che da tempo spiava il suo contegno, Lancelot lo abbatte.

Atto secondo. Rifugiatosi in una radura, Lancelot apprende da Genièvre che Mordred – non morto, ma solo gravemente ferito – ha rivelato ad Arthus la loro relazione; dal momento che tuttavia Arthus si rifiuta di prestargli fede, Lancelot potrebbe ritornare a corte, a patto di essere più prudente; ma a una vita di simulazioni i due amanti preferiscono la coerenza risolutiva della fuga. Intanto, nel cortile del suo castello, Arthus interroga il mago Merlino, che gli predice la fine imminente della Tavola rotonda, senza però rispondere alla domanda del re riguardo il presunto tradimento di Genièvre; appena dileguatasi l’apparizione di Merlino giungono costernati alcuni messi, annunciando che la regina è scomparsa. Arthus è ormai costretto a riconoscere la veridicità delle parole di Mordred, e ordina che si inseguano i fuggiaschi.

Atto terzo. Sul campo di battaglia, Lancelot si getta inerme nella mischia, non volendo combattere contro il suo re; Genièvre, atterrita al pensiero della sicura morte cui l’amato va incontro, si soffoca con le proprie chiome. Arthus perdona a Lancelot morente; mentre una luce abbagliante inonda il palcoscenico, il re sale su un’imbarcazione simbolica che salpa per i lidi celesti.

Derivata senza dissimulazioni dal ceppo tristaniano, la vicenda delRoi Arthustratta il tema dell’amore fatale contrapponendolo, nella sua rovinosa ineluttabilità, alla trasfigurazione salvifica della fede; insomma,Parsifalsi innesta suTristan, facendo impallidire la figura del monarca tradito, che le aspettative oltremondane sembrano rendere distante dal dramma che lo colpisce. L’umanità del personaggio risulta così un po’ sbiadita, ma ciò non lede la spontaneità dell’effusione lirica, mantenuta sempre su toni caldi e appassionati. Nucleo morale delplotè l’antitesi fra l’istinto amoroso che, struggendo, annienta, e la catarsi fideistica, che redime, temprando attraverso la rinuncia; la cornice boschiva e cavalleresca in cui i personaggi si muovono conserva a tratti un sapore wagneriano, innegabile quando, all’inizio del secondo atto, risuona in lontananza il canto di un contadino, evidente filiazione dal pastore tristaniano. La duttilità del linguaggio musicale di Chausson riesce a caratterizzare con suggestiva efficacia i vari nodi dell’azione; e anche il tendenziale turgore melodico viene preservato da eventuali sfilacciature sentimentali, attraverso la controllata raffinatezza del sostrato strumentale e l’affascinante elusività del tessuto ritmico, costellato di sincopi e a tratti incatenato a cellule ostinate. La glorificazione finale contraddice un po’ la delicata bellezza di una vocalità che, nei suoi esiti migliori, nasce dall’entroterra cameristico già collaudato dellemélodies; le esteriorità guerresche dagrand-opéraintervallano con fastidiosa regolarità le perle nascoste delRoi Arthus, lavoro forse troppo cesellato per riscuotere consensi sulle scene, ma ricco di idee, di colpi d’ala, di finezze che riassumono i ritrovati più personali dell’arte di Chausson.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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