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Giocatori, I
[Igrok] Opera comica in un atto di Gogol’
Musica di Dmitrij Šostakovic 1906-1975
Prima rappresentazione: Wuppertal, Wupperthaler Bühnen, 12 giugno 1983

Personaggi
Vocalità
Aleksej
Basso
Gavrjuska
Basso
Icharëv
Tenore
Krughel
Tenore
Svochnev
Basso
Utescitelnij
Baritono
Note
Sono passati tredici anni dalla stesura delNaso(1928) quando Sostakovic, da poco terminata laSettima Sinfonia‘Leningrado’, ritorna a un testo di Gogol’, nel dicembre 1941, cominciando a scrivere l’opera comica in un attoI giocatori. Sappiamo da una lettera a Vissarion Sebalin del 10 giugno 1942 che era sua intenzione utilizzare il testo teatrale di Gogol’ così com’era, senza alcun adattamento. Ma l’impresa era ardua, data la sua ampiezza. Tant’è che nel novembre di quello stesso anno, in un’altra missiva a Sebalin, esprime le sue perplessità: ha già scritto trenta minuti di musica ed è a meno di un settimo dell’opera. Ma il lavoro gli piace, e ancora non demorde. Un mese più tardi (lettera del 27 dicembre), comunica però all’amico la decisione di abbandonare il lavoro. Dopo la tormentata vicenda diLady Macbeth del distretto di Mzensk(1932), sarà solo con la commedia musicaleMosca, quartiere Cerëmuski(1959), che porterà ancora a termine un’opera teatrale. NellaSonata per viola e pianoforteop.147 (1975) Sostakovic utilizzerà alcuni frammenti deiGiocatori, in particolare l’introduzione (con il suo modalismo orientale) e il monologo di Gavrjuska. Nell’esecuzione in forma di concerto (settembre 1978, Filarmonica di Leningrado), il direttore d’orchestra Rozdestvenskij ha proposto la partitura originale aggiungendo solo l’orchestrazione di alcune battute di cui esisteva, comunque, la versione per canto e pianoforte. Il compositore e musicologo polacco Krzysztof Meyer, invece, ha completato il lavoro seguendo l’intero testo di Gogol’ e in questa versione l’opera è stata allestita a Wuppertal nel 1983. La vicenda si svolge nel mondo del gioco d’azzardo, così caro alla letteratura russa (basti pensare allaDama di picchedi Puskin musicata da Caikovskij o alGiocatoredi Dostoevskij musicato da Prokof’ev).

Il ricco mercante e baro Icharëv ha fatto dell’inganno la sua filosofia di vita: giunto in una locanda, cerca compagni da gabbare al gioco delle carte, disposto a comprarsi, oltre alla fedeltà del proprio servo Gavrjuska, anche la complicità del cameriere Aleksej. Ma sono proprio gli altri ospiti dell’ostello, invece, a imbrogliarlo, spacciandosi per suoi amici e lusingandolo. Nella parte non musicata della commedia, Icharëv si ritroverà vittima delle sue stesse tresche. Infatti, credendo di collaborare con gli altri tre giocatori a scapito di un quarto personaggio (in realtà loro complice, insieme ad altri due ‘commedianti’ sempre della stessa combriccola) verrà derubato e beffato.

L’aderenza al testo di Gogol fa pensare al ‘realismo’ espressivo di Musorgskij proprio per la plasticità con la quale il disegno melodico di Sostakovic si modella sulle inflessioni e sui significati delle parole. Questo avviene nei recitativi (spesso articolati in chiave sinfonica), nelle arie, ma anche negli episodi dal carattere più astratto, come il trio tra Utescitelnij, Krughel e Icharëv “Then let’s all shake hands” (‘Allora, stringiamoci le mani’), dove la naturalezza espressiva è sfruttata per sviluppare procedimenti contrappuntistici e fugati. Il tono popolare dell’opera dipende anche dalla stilizzazione armonica e timbrica dei caratteri; nel monologo di Gavrjuska, ad esempio, Sostakovic utilizza, come già aveva fatto nelNaso, unabalalajkabasso, punteggiata dalla scala del bassotuba nel registro più grave. Ed è proprio l’orchestra a scolpire psicologicamente i personaggi e le situazioni: il lato grottesco e caustico è ‘colorato’ con estrema raffinatezza e intuizione teatrale. L’uso delle sole voci maschili e la particolare strumentazione creano un’atmosfera dalle tinte scure; il ritmo, le asprezze armoniche e l’icasticità delle figure melodiche tratteggiano un ambiente chiuso in se stesso, dove le pulsioni e le aspettative vengono viste attraverso la lente deformante di un’eccitazione febbrile e del suo disincantato risvolto grottesco.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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