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Romanziera e l’uomo nero, La
Farsa in un atto di Domenico Gilardoni, da L’Homme noir di Eugène Scribe e Jean-Henri Dupin (Parigi 1820) e da La Coiffeur et le perruquier di Scribe, Mazères
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro del Fondo, 18 giugno 1831

Personaggi
Vocalità
Antonina
Soprano
cameriera
Soprano
Carlino
Baritono
Fedele
Baritono
Filidoro
Basso
Giappone
Tenore
il conte
Basso
la nipote del conte
Soprano
Tommaso
Basso
Note
Col clamoroso successo milanese diAnna Bolena(Teatro Carcano, 26 dicembre 1830) Donizetti vedeva concretizzarsi la possibilità di scrivere per teatri dove la censura fosse meno rigorosa che a Roma o Napoli. Rientrato nella città partenopea alla fine del febbraio 1831, il musicista ricorse al poeta Gilardoni che gli «eccitava facilmente l’estro» (lettera a Barbaja, 15 marzo 1828) per due atti unici di argomento comico:Francesca di Foix(Teatro San Carlo, 30 maggio 1831) eLa romanziera e l’uomo nero. Già nelleConvenienze ed inconvenienze teatrali(1827) Gilardoni e Donizetti avevano realizzato una satira sulle risibili e grottesche convenzioni del teatro musicale: ora, conLa romanziera, gli strali ironici si rivolgevano ai soggetti esasperatamente ‘romantici’, allora sempre più in voga. Secondo le usanze del teatro del Fondo, la farsa comprendeva dialoghi parlati che finora non è stato possibile rintracciare. Si può tuttavia ricostruire per sommi capi la vicenda con i sette numeri musicali rimasti.

Antonina, figlia di un conte, è pervasa del più acceso romanticismo di cui si è voracemente nutrita attingendo alla biblioteca paterna, tanto che un misterioso e affascinante uomo nero turba le sue notti insonni. Oppressa dal pensiero del matrimonio con Carlino, impostole dal padre, la giovane protagonista è combattuta tra obbedienza filiale e amore ideale. Il misterioso uomo nero riesce a incontrarla e, per sfuggire alla tirannia del conte, i due decidono la fuga. Come nel manifesto romantico di Giovanni Berchet (Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo, 1816), la giovane è decisa a rinunciare alla vita mondana per rifugiarsi in una umile ma romantica capanna in mezzo ai boschi («L’argentea luna avremo qual pallido fanale/ ci addormenteremo al canto del gufo lamentoso...»); non prima, tuttavia, di aver recuperato i gioielli di casa. Alla fine il conte ferma la fuga dei due amanti e riconosce nell’uomo nero Filidoro, il suo parrucchiere. Brutalmente ridestata dai sogni romantici, Antonina riconosce i suoi errori (“Mai più romanticismo!”), promette al padre di lasciare salici e cipressi, e accetta volentieri di sposare Carlino.

Gli evidenti tratti caricaturali dei testi sono realizzati da Donizetti ricorrendo a un formulario di marcata ascendenza rossiniana. Accenti seriosi e pomposamente solenni si succedono a figurazioni ritmiche brillanti, frequentemente arricchite da argute e svariate sottolineature strumentali. Quasi in tutti i brani musicali passaggi amabili e distesi si alternano ad altri ritmicamente briosi e chiaramente comici. Così la sortita di Antonina, scritta secondo i canoni del melodramma tragico con espressioni languide ed estenuate (“Tu di rose inghirlandate ti incammini ai sacri altari”), è interrotta da buffe esortazioni reiterate (“Lascia i morti o figlia bella, pensa al fido genitor”). L’intento parodistico diviene chiassosamente divertito all’ingresso del misterioso uomo nero, che si presenta con sorprendenti espressioni, solo apparentemente tragiche («Non v’è maggior dolore/ che aver vota la pancia/ e far l’amore/ nella miseria»). Tremoli imponenti accompagnano una satira della canzone del gondoliere nell’Otellodi Rossini. Lo spiegato belcantismo di Antonina e i fitti concertati, con caratteristici scioglilingua, danno vita a una successione musicale vivace e fortemente ironica, cui Donizetti attingerà anche perL’elisir d’amore(1832): uno spunto dell’aria di elencazione “Cinque sensi appena nato, l’uomo annovera” si ritrova nella cavatina di Dulcamara. La fortuna di questa farsa è limitata a una ripresa palermitana; nel nostro secolo è stata riesumata per la prima volta a Londra (festival di Camden 1982, Opera Rara), mentre nel 1988 è stata riproposta a Fermo, con gustosi dialoghi parlati inventati e adeguati a introdurre i brani musicali.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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