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Zingara, La
Melodramma semiserio in due atti di Andrea Leone Tottola, da La petite bohémienne di Louis-Charles Caigniez
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro Nuovo, 12 maggio 1822

Personaggi
Vocalità
Amelia
Soprano
Antonio Alvarez
Tenore
Argilla
Mezzosoprano
Don Ranuccio Zappador
Basso
Don Sebastiano Alvarez
Basso
Fernando
Tenore
Ghita
Soprano
il duca d’Alziras
Tenore
Ines
Soprano
Manuelitta
Soprano
Papaccione
Basso
Sguglio
Tenore
Note
Il successo romano diZoraida di Granata(Teatro Argentina, 28 gennaio 1822) aveva attirato verso il giovane Donizetti l’interesse di Domenico Barbaja, l’impresario più famoso del momento. Quando il musicista giunse a Napoli, nel febbraio 1822, si andava consumando definitivamente la rottura tra Rossini e il pubblico napoletano; Barbaja offrì a Donizetti un contratto come compositore per i Teatri Reali di Napoli, eLa zingaracostituisce il primo risultato della lunga collaborazione tra i due. Con la rapidità che sarebbe diventata famosa, Donizetti attese alla stesura dell’opera tra marzo e aprile 1822: «Io scrivo precipitevolissimevolmente per accelerare la mia andata in scena», scriveva all’amico librettista Jacopo Ferretti (26 marzo 1822). L’opera incontrò subito grande favore presso il pubblico napoletano, totalizzando ben ventotto repliche tra maggio e giugno, e altre ventiquattro alla ripresa dell’autunno successivo:La zingaragettò quindi le fondamenta della reputazione di Donizetti compositore di opere buffe e semiserie nella capitale partenopea.

Don Ranuccio Zappador, illustre nobiluomo e padre di Ines, è in realtà un malvagio senza scrupoli: adirato perché il duca di Alziras, suo amico, è stato nominato ministro del re, intende approfittare di una visita del duca per ucciderlo. Ranuccio ha inoltre aiutato il giovane nobile Antonio Alvares a conquistare il potere dello zio, Don Sebastiano, che giace da vari anni prigioniero nei sotterranei del suo castello; nei suoi piani Antonio ucciderà il duca di Alziras, ricevendo in cambio la mano della figlia Ines. Ines però è innamorata di un giovane di cui conosce solo il nome, Fernando. Grazie all’abilità della zingara Argilla, tutti gli intrighi di Don Ranuccio vengono sventati: ella libera Don Sebastiano, poi incontra Fernando e lo introduce nel castello di Ranuccio, dove ferma Antonio Alvares prima che riesca ad assassinare il duca di Alziras. Antonio riconosce in Fernando suo fratello, in precedenza maltrattato, si riconcilia con lui e gli lascia la mano di Ines. Don Ranuccio viene perdonato e confinato nel castello, dove troverà «il suo supplizio ne’ suoi rimorsi medesimi». Si scopre infine che Argilla è in realtà la figlia di Don Sebastiano, rapita quando era bambina.

Nella movimentata vicenda e nella musica si alternano caratteri nobili e popolari, ritratti con vivace aderenza da Donizetti. Tra i personaggi si distingue la parte dello sciocco Papaccione, capo dei domestici di Zappador, astutamente raggirato da Argilla: il suo coloratissimo napoletano, scritto appositamente per il magistrale buffo Carlo Casaccia, domina largamente i dialoghi parlati. Figura centrale è la zingara, cui Donizetti riserva la prima (con un ritmo di bolero) e l’ultima aria solistica dell’opera. Una particolare ammirazione riscosse il settimino del secondo atto, esemplare per l’indipendenza delle parti, «che solo un allievo di Mayr poteva e sapeva fare» (Florimo). Il ‘Giornale del Regno delle due Sicilie’ osservava che «questo nuovo lavoro del nostro giovane compositore fu coronato da un successo che sostenne la reputazione di lui, acquistatasi nei primi saggi della musica a Roma» (12 maggio 1822). Ripresa al Teatro del Fondo (1825), l’opera continuò a essere rappresentata a Napoli fino al 1840 e fu il primo melodramma donizettiano a venire eseguito fuori d’Italia, in Germania nel 1823.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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