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Reine de Saba, La
Opera in quattro atti di Jules Barbier e Michel Carré, da Histoire de la reine du matin et de Soliman, prince des génies di Gérard de Nerval
Musica di Charles Gounod 1813-1883
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra, 28 febbraio 1862

Personaggi
Vocalità
Adoniram
Tenore
Amrou
Tenore
Balkis
Soprano
Benoni
Soprano
Méthausael
Basso
Phanor
Baritono
Sadoc
Basso
Sarahil
Soprano
Soliman
Basso
Note
«In questa partitura non c’è nulla, assolutamente nulla. Come sostenere ciò che non ha ossa né muscoli?»: parola di Hector Berlioz. Eppure non mancano motivi di interesse a questa fatica operistica di Gounod, con buona pace di Berlioz e della sua proverbiale, inattendibile acidità critica. Il soggetto ad esempio, ispirato a un episodio del Voyage en Orient di Gérard de Nerval; personalissima, affascinante rilettura di un tema letterariamente fortunato, nato in origine come progetto operistico dedicato all’amata Jenny Colon per la musica di Meyerbeer, il testo di Nerval fornì a Barbier e Carré una struttura drammaturgica perfetta per il loro libretto.

La regina di Saba, Balkis, fa visita a Solimano, suo promesso sposo, mentre fervono i lavori per la costruzione del tempio di Gerusalemme, un’opera destinata a stupire l’umanità. Artefice di tanta meraviglia è Adoniram, possessore dello scarabeo sacro con il quale domina uomini e djinns, i geni del fuoco. Quando Balkis e Adoniram si incontrano cadono preda di un’attrazione irresistibile. Phanor, Amrou e Méthausael, tre operai cui Adoniram aveva rifiutato l’aumento del salario, denunciano all’incredulo Solimano la passione dei due. Il sovrano vorrebbe affrettare le proprie nozze con Balkis, ma è tardi. Adoniram, finita la sua opera, prende congedo da Solimano, intenzionato a fuggire con la regina. Balkis, per parte sua, addormenta con un narcotico il re, e gli sfila dalla mano l’anello da lei donato in pegno del fidanzamento. Ai piedi del monte Tabor, mentre attende Balkis, Adoniram viene sorpreso dai tre operai, che si vendicano di lui pugnalandolo. All’arrivo della regina, l’uomo spira tra le sue braccia. Balkis, disperata, maledice Salomone, che crede colpevole dell’omicidio, e ordina si trasportino nel suo regno le spoglie dell’amato. Ma ecco che le rocce svaniscono e appare la reggia dei djinns, che conducono Adoniram dinanzi al trono di Tubalcain, discendente di Caino e suo padre. Il popolo, genuflesso, inneggia al defunto.

Opera di impianto monumentale, la Reine de Saba testimonia lo sforzo compiuto da Gounod per aggiornare la struttura del grand-opéra attraverso una più fluida articolazione formale. Evidente è la ricerca di una grandeur dello stile, che privilegia la densità costante del linguaggio musicale, talora a scapito dell’abituale efficacia melodica. Non mancano comunque brani efficaci, come la travolgente sortita di Adoniram “Faiblesse de la race humaine”, il raffinato coro dialogato di Ebrei e Sadei “Que Dieu vous accompagne” e il duetto “Pourquoi m’evitez vous?” tra Balkis e Adoniram. Accolta con rispettosa freddezza, l’opera non si sostenne, oscurata dagli altri successi gounodiani e dal favore che avrebbe di lì a non molto salutato e accompagnato l’omonima opera di Goldmark. Né miglior fortuna ha goduto in tempi recenti: la Reine de Saba è infatti ancora in attesa di una riproposta moderna, resa peraltro assai ardua dalle proporzioni imponenti, dalla fastosità scenica e dalle temibili difficoltà esecutive.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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