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Orlando
Dramma per musica in tre atti di Grazio Braccioli
Musica di Antonio Vivaldi 1678-1741
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro Sant’Angelo, autunno 1727

Personaggi
Vocalità
Alcina
Contralto
Angelica
Soprano
Astolfo
Basso
Bradamante
Contralto
Medoro
Contralto
Orlando
Contralto
Ruggiero
Contralto
Note
L’Orlandorappresentato nell’autunno 1727 al Teatro Sant’Angelo di Venezia non fu la prima opera di Vivaldi ispirata al poema ariostesco: nel 1713, quando il compositore era probabilmente impresario al Sant’Angelo – un piccolo teatro in cui fu attivo in diversi periodi della sua vita – era stato allestito con successo l’Orlando furiosodi Giovanni Alberto Ristori su libretto di Braccioli, cui forse aveva contribuito lo stesso Vivaldi. Questi aveva poi chiesto al poeta ferrarese di scrivere un altro testo sul medesimo argomento, e l’anno successivo aveva portato in scenaOrlando finto pazzo: l’opera era stata un fiasco e per salvare la stagione il musicista aveva riproposto l’opera di Ristori, riscrivendo parte della musica per il nuovocast. Anni dopo Vivaldi decise di riprendere il libretto della versione del 1714 per una nuova opera; ma Braccioli era tornato a Ferrara, e il poeta che rielaborò il testo rimane sconosciuto. Secondo una prassi allora consueta, dovuta anche al tempo limitato a disposizione, Vivaldi riprese arie dalle opere precedenti, in un intreccio di prestiti che ancor oggi la critica non ha individuato in modo univoco; il fatto che molte arie dell’Orlandoritornino a loro volta neL’Atenaide(Firenze, carnevale1729) è una testimonianza indiretta del successo riscosso dall’opera veneziana.

Il libretto si prende notevoli libertà rispetto all’originale ariostesco, unendo la vicenda di Orlando con quella della maga Alcina, innamorata di Ruggiero. L’intera azione si svolge sull’isola incantata della perfida Alcina: Orlando non riesce a trovare l’amata Angelica, che invece piange la scomparsa di Medoro; questi viene salvato dal naufragio da Alcina, che diviene complice di Angelica, presentando Medoro come fratello della regina del Catai al geloso Orlando. Alcina seduce Ruggiero con i suoi poteri; Bradamante lo libera dall’incantesimo con l’anello magico, ma lo abbandona per il tradimento. Astolfo, invece, è innamorato di Alcina e non riesce a conquistarla. Con un inganno, Angelica imprigiona Orlando entro una montagna incantata; quando il paladino riesce a liberarsi, scopre che l’amata ha sposato Medoro e perde il senno. Mentre Ruggiero, Astolfo e Bradamante – che corteggia Alcina nelle vesti di Alderico – progettano di vendicare la presunta morte di Orlando, quest’ultimo appare di fronte a loro, nudo e ancora in preda alla follia. Nei suoi vaneggiamenti egli sconfigge il guardiano del tempio di Erate e distrugge il regno di Alcina, che come una furia invoca vendetta; il paladino recupera la ragione grazie ad Astolfo e perdona Angelica e Medoro, benedicendo la loro unione.

Il libretto aggiunge alla dimensione eroica elementi comici e magici; questi ultimi costituiscono spunti importanti per l’aspetto spettacolare dell’allestimento: nel secondo atto, ad esempio, le macchine di scena trasformano la montagna incantata in un’orrida caverna senza via d’uscita, metamorfosi che viene sottolineata musicalmente dal passaggio improvviso da fa diesis minore a mi bemolle maggiore. Uno dei momenti centrali dell’opera è la pazzia di Orlando, nel secondo atto: dopo aver scoperto l’incisione che celebra l’amore di Angelica e Medoro, Orlando non diventa muto, come in Ariosto, ma canta un breve arioso sulle parole «Sgorgate, o lagrime, a fonti a rivi»; segue l’esplosione della follia, con il paladino che si spoglia delle armi e cerca di distruggere il mirto con le scritte di Medoro. La scena culmina nell’aria “Ho cento vanni al tergo”: non è un’aria patetica, come ci si potrebbe aspettare, ma un discorso confuso e sconnesso, che rinuncia a un ordinamento logico sia nel testo sia nella musica e non può quindi trovare spazio nello schema tradizionale colda capo. Anche Alcina ha un ruolo-chiave: le sue sei arie riescono a esprimere le diverse sfaccettature del personaggio, interpretato alla ‘prima’ dalla protetta di Vivaldi, Anna Girò. Il compositore cura con particolare attenzione i recitativi, conferendo loro effetti di grande drammaticità e raggiungendo così un equilibrio tra le diverse sezioni dell’opera. Tra le pagine più celebri va ancora citata l’aria di Ruggiero “Sol da te, mio dolce amore”, dove il flauto traverso obbligato presenta passaggi di notevole difficoltà virtuosistica. Nel 1978, per il tricentenario della nascita di Vivaldi, Claudio Scimone ha presentato l’opera con il titoloOrlando furiosoal Teatro Filarmonico di Verona, apportando diversi tagli e modificando la successione di alcuni recitativi e arie; questa produzione, con Marilyn Horne nel ruolo del protagonista e scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, è stata ripresa all’Opera di Dallas nel novembre 1980.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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