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Cinesi, Le
Azione teatrale in un atto di Pietro Metastasio
Musica di Christoph Willibald Gluck 1714-1787
Prima rappresentazione: Vienna, Schlosshof, 24 settembre 1754

Personaggi
Vocalità
Lisinga
Contralto
Silango
Tenore
Sivene
Soprano
Tangia
Contralto
Note
Il ‘Wiener Diarium’ riportava in edizione speciale un resoconto di venti pagine sui festeggiamenti imperiali allo Schlosshof, nei pressi di Vienna, nel quadro dei quali Gluck presentò l’opera. Secondo l’autorevole cronista Carl Ditters von Dittersdorf, l’impressione prodotta dalla musica fu di «pura magia»: plausibile, vista la ricompensa ottenuta dal compositore (una tabacchiera d’oro e cento ducati, come a dire più del salario di sei mesi) e la sua successiva assunzione come compositore per i balli e leopéras-comiques, e come direttore dei concerti di corte. L’anno successivo la serenata, interpretata alla prima rappresentazione da una vecchia gloria delle scene europee, Vittoria Tesi (Lisinga), approdava al Burgtheater di Vienna con Caterina Gabrielli nella parte di Sivene.

Tre ragazze cinesi stentano a trovare un passatempo interessante nel loro piccolo gineceo, quando l’irruzione di un uomo, il giovane Silango, porta lo scompiglio. Dopo un iniziale battibecco, questi viene accettato nella compagnia e si decide di recitare a turno una «picciol scena». Inizia Lisinga interpretando la parte di Andromaca; quindi Sivene recita quella di una ninfa, provocando l’accorata risposta di Silango, che in veste di pastorello le dichiara il proprio amore. Terminato il duetto, Tangia, invidiosa, rappresenta una parodia dei costumi occidentali, ferendo l’orgoglio del cosmopolita Silango. Vista l’atmosfera un po’ tesa, per concludere la riunione in buona concordia si decide di inscenare un inoffensivo balletto.

Gluck si era servito di un testo scritto nel 1735 da Metastasio per uso privato della famiglia imperiale (era stato infatti rappresentato da Maria Teresa, allora arciduchessa, da Maria Anna e da una dama di corte). Il poeta collaborò col compositore per la ripresa di quella serenata, alterata in alcuni punti del testo, soprattutto attraverso l’aggiunta del ruolo di Silango. Metastasio inserì con naturalezza questa presenza maschile in un piccolo testo metateatrale, insaporito da quel gusto per la schermaglia da salotto caro alla fantasia del poeta e ricco di ironia sulla vita delle scene, sulle idee stesse della scrittura e della rappresentazione di un dramma (tutti e tre i generi, il tragico, il pastorale e il comico vi vengono trattati). La musica alterna una serie di atteggiamenti corrispondenti ai diversi stili drammatici: così la disperazione di Andromaca trova sfogo nella concitata aria in si minore “Prenditi il figlio”, tronca del consuetoda capoe sospesa su dilemmi irrisolubili; la scena pastorale si scioglie nello spiegato belcanto di una melodia dalla nobile serenità prettamente gluckiana (“Son lungi e non mi brami”); infine nell’aria comica e nel balletto finale è l’orchestrazione a ottenere il massimo della cura.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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