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Antigone
Tragédie musicale in tre atti di Jean Cocteau, da Sofocle
Musica di Arthur Honegger 1892-1955
Prima rappresentazione: Bruxelles, Théâtre Royal de la Monnaie, 28 dicembre 1927

Personaggi
Vocalità
Aemon
Antigone
Contralto
Coryphaeus
Creon
Baritono
Eteokles
Euridice
Mezzosoprano
Hemon
Baritono
I corifea
Soprano
I corifeo
Tenore
II corifea
Contralto
II corifeo
Basso
il messaggero
Basso
Iocasti
Isméne
Soprano
la guardia
Tenore
Oedipus
Polynikes
Tiresias
Basso
Note
Nel 1925 Charles Dullin richiese con insistenza a Honegger delle musiche di scena per il dramma di Cocteau. Il compositore, che stava già lavorando aRugbye alConcertino per pianoforte e orchestra, volle esaminare il libretto, e quindi lo commentò con Dullin affermando «al Cocteau tradotto in latino, volutamente raffinato diOedipus, preferisco il Cocteau completamente crudo». Honegger incontrò il vecchio amico, già nume tutelare del gruppo dei Sei insieme a Satie, proponendogli di collaborare alla stesura della prefazione, ma volle prima avere ulteriori ragguagli sul suo rapporto con la tragedia sofoclea. Cocteau rispose: «Ho creduto di trovare quello che cercavo nella Grecia di Sofocle [...] è stato come volare in aereo, a volo d’uccello, osservando bellezze che svaniscono»; aggiungendo «la capacità d’attenzione diminuita rispetto al 440 a. C., quindi ho deciso di utilizzare un ritmo incalzante, caratteristico del cinema».

Atto primo. Eteocle e Polinice, i due figli di Edipo, sono caduti entrambi sotto le mura di Tebe nel duello mortale che li ha divisi: il nuovo re della città, Creon, ha proibito le esequie di Polinice, il traditore venuto a distruggere la patria. Davanti al palazzo di Edipo, Antigone invita inutilmente la sorella Isméne a ribellarsi con lei a questo decreto che offende la divinità: dovrà affrontare, da sola, il rischio di rendere i dovuti onori a Polinice. Ai vecchi del coro, dall’alto della sua sovranità Creon ribadisce il suo editto, sostenendone i validi motivi, allorché arriva una guardia e lo informa che uno sconosciuto ha cosparso di polvere il cadavere. La collera del re esplode, insieme a quella del corifeo, che intuisce una cospirazione attorno a sé. La guardia viene inviata alla ricerca del colpevole.

Atto secondo. La guardia ritorna trascindando Antigone, che è stata scoperta mentre per la seconda volta gettava cenere sul corpo denudato di Polinice. Antigone ammette il proprio gesto e riconosce di sapere dell’editto di Creon; questi la condanna a morte. Hemon, figlio di Creon e innamorato di Antigone, riferisce al padre lo sconcerto suscitato in città dalla notizia della condanna e lo esorta alla clemenza. Creon non recede e anzi rivela l’intenzione di condannare Antigone a essere murata viva nel deserto. Mentre Antigone viene avviata alla sua pena, Tiresias si reca dal re, affermando che gli dèi sono sdegnati per la mancata sepoltura di Polinice. Tiresias predice a Creon che pagherà cadavere con cadavere, e che si leveranno contro di lui le città contaminate dal sacrilegio. Atterrito, Creon autorizza allora le esequie e ordina di liberare Antigone. Ma il messaggero sopraggiunge annunciando che Antigone si è impiccata e che Hemon, dopo essersi ribellato al padre, ha rivolto la propria spada verso se stesso.

Atto terzo. Mentre Creon avanza con il cadavere del figlio tra le braccia, un secondo messaggero dà notizia del suicidio di Euridice. Annientato dal dolore, Creon invoca la morte e piange la propria rovina, al cospetto di un coro apertamente ostile.

InAntigoneil compositore affronta alcuni problemi fondamentali della drammaturgia e della vocalità: di estremo rilievo e aiuto, sotto questo profilo, si rivela il testo di Cocteau, che ripensa la tragedia sofoclea sintetizzandola in tre soli atti che si succedono senza soluzione di continuità, supportando le esigenze poetiche formulate da Honegger nella prefazione al dramma. L’azione drammatica è caratterizzata da una scrittura sinfonica serrata, che esclude le ripetizioni di versi; la linea vocale si mantiene sempre nei registri centrali, così da evitare le note acute che potrebbero nuocere all’intelligibilità del testo. In questa rivisitazione del mito di Antigone, Honegger ha inteso sottolineare, anche nelle strutture musicali, il problematico rapporto dell’individuo con il potere; non a caso, nel complesso ordito contrappuntistico i deuteragonisti di Creon rispondono sempre in seconda battuta e dipendono da lui. Antigone, eroina della coerenza, enuncia le sue idee con vigore e tenerezza, svettando statura spirituale, mentre gli antagonisti risultano tutti ugualmente abbattuti dalla sventura irreparabile. Forse per questo Honegger, in una lettera al filosofo Jacques Maritain, scrisse: «Non è forse Antigone una sorella di Judith, e più segnatamente di Giovanna d’Arco?».
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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