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Dialogues des carmélites, Les
Opera in tre atti e dodici quadri proprio, dal dramma omonimo di Georges Bernanos
Musica di Francis Poulenc 1899-1963
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 26 gennaio 1957

Personaggi
Vocalità
Blanche
Soprano
Constance
Soprano
I commissario
Baritono
II commissario
Basso
il cappellano
Tenore
il carceriere
Baritono
il cavaliere de la Force
Tenore
il marchese de la Force
Baritono
Javelinot
Baritono
Madame de Croissy
Contralto
Madame Lidoine
Soprano
madre Jeanne
Contralto
madre Marie
Soprano
sorella Mathilde
Soprano
Note
L’esecuzione di sedici carmelitane, avvenuta il 17 luglio del 1794, suggerì a Gertrud von Le Fort l’argomento per un romanzo che intitolòDie Letze am Schafott(L’ultima al patibolo, 1931). Alcuni anni più tardi, nel 1947, padre Brückberger decise di elaborare quel romanzo in una riduzione cinematografica e chiese a Georges Bernanos di scriverne i dialoghi; lo scrittore vi lavorò per tutto l’inverno 1947-48. Al termine il film non venne girato, e il materiale preparato da Bernanos pubblicato un anno dopo a cura di Albert Béguin, a cui si deve il titolo attuale del dramma e la sua articolazione in cinque quadri. Il successo deiDialoguesè straordinario: rappresentato postumo nel 1952 a Zurigo, viene dato novecento volte nella città svizzera e portato in Francia in due lunghetournées. La vicenda dell’opera di Poulenc ha inizio nel 1953, quando l’editore Ricordi propone al compositore un balletto per il Teatro alla Scala incentrato sulla figura di Santa Margherita da Cortona. Poulenc mostra però di preferire l’idea di un’opera e Ricordi gli suggerisce iDialoguesdi Bernanos, che tanto successo stavano riscuotendo in tutta Europa. Dopo un paio di giorni Poulenc decise di accettare la commissione, stimolato dalla possibilità di tratteggiare complesse figure femminili, in particolare quella della protagonista, Blanche de la Force, per la quale pensò subito al soprano Denise Duval. La composizione deiDialoguesavrebbe richiesto tre anni, dall’agosto del 1953 al giugno del 1956. Il lavoro iniziò rapidamente, e a settembre Poulenc poté scrivere a Pierre Bernac di avere già tratteggiato le prime tre scene e di essere fiducioso di poterle completare in breve. Ma a partire dal marzo 1954, quando il lavoro aveva superato il traguardo della metà del secondo atto, il compositore precipitò in una crisi nervosa, legata a travagliate vicende sentimentali. Riprese a comporre all’inizio del 1955 terminando l’opera in agosto; gli occorreranno ancora dieci mesi per l’orchestrazione. La prima rappresentazione alla Scala ha luogo nella versione italiana di Testi, mentre il 21 giugno del 1957 vi è la ‘prima’ francese all’Opéra di Parigi, con Denise Duval protagonista nei panni di Blanche. L’intreccio dell’opera è un articolarsi di eventi psicologici più che in azioni vere e proprie. In altre parole Bernanos ha cura di sviluppare, in un contesto storico che appare forse secondario ma non pretestuoso, una trama scarna negli accadimenti ma ricca di travagli individuali, che diviene un giustapporsi di corrispondenze affettive e stati d’animo tra i personaggi della vicenda.

Atto primo. Aprile 1789, un mese prima della riunione degli Stati Generali a Versailles. Nella biblioteca del marchese de la Force. Il cavaliere de la Force, figlio del marchese, irrompe nella biblioteca preoccupato per la sorella Blanche, che sarebbe stata vista nella sua carrozza circondata da una moltitudine inferocita. Il marchese cerca di tranquillizzare il figlio, ma non può fare a meno di ricordare ciò che accadde anni prima quando egli stesso e la madre di Blanche vennero inseguiti dalla folla prima di essere portati in salvo dall’intervento provvidenziale dei soldati. La marchesa rimase scossa a tal punto da dare alla luce Blanche prematuramente, soccombendo al parto. Il dialogo tra il cavaliere e il marchese sottolinea il carattere timoroso e insicuro di Blanche, che al suo arrivo è incolume ma assai agitata. La giovane scompare per qualche minuto nella sua stanza ma riappare gridando, terrorizzata dall’ombra di una candela. Si decide così ad annunciare al padre la sua decisione di abbandonare un mondo in cui si sente disorientata e gravata di troppe responsabilità per entrare in un convento di carmelitane a Compiègne. Alcune settimane dopo, nel parlatoio del convento di Compiègne, l’anziana e malata priora, Madame de Croissy, interroga Blanche a proposito della sua vocazione, precisando come un convento non possa essere considerato un rifugio dal mondo, un luogo dove si possa fuggire le responsabilità della vita (“N’allez pas croire...”). Il primo scopo dell’ordine, che ha regole severe, è infatti la preghiera. Blanche sembra accettare con consapevolezza il monito della priora e propone per sé il nome di suor Blanche dell’agonia di Cristo. Presta il suo servizio nella dispensa del convento assieme a un’altra giovane consorella, Constance de Saint-Denis, il cui buon umore la irrita perché le pare una mancanza di rispetto nei confronti della priora, che versa in gravi condizioni fra tante sofferenze. Constance ha una sorta di visione profetica: lei e Blanche moriranno presto e insieme. Qualche tempo dopo, nell’infermieria del convento la priora sta agonizzando assistita da madre Marie dell’incarnazione. La priora avverte la morte che si approssima ma è colta da una paura che le fa dire di non sentirsi pronta ad abbandonare la vita, persa in una solitudine nella quale avverte l’assenza di Dio: “Dieu s’est fait lui-meme une ombre...”. Può così avvertire una particolare corrispondenza con la fragilità che aveva scorto negli occhi e nelle parole di Blanche, e raccomanda perciò la giovane novizia alle cure di Marie. La scena si chiude con Blanche al capezzale della priora morente che, in preda ad un lucido delirio, profettizza la profanazione della cappella del convento e lascia alla giovane novizia il proprio dolore in testimonianza.

Atto secondo. La cappella del convento di Compiègne. Constance lascia Blanche sola per cercare le consorelle che dovranno sostituirle nella preghiera. Mentre Blanche, terrorizzata dalla solitudine, si dirige verso la porta, Madre Marie entra nella cappella e la rimprovera per essersi alzata, anche se ne comprende lo stato d’animo e l’accompagna subito alla sua cella, abbracciandola. Il giorno successivo, nel giardino del convento, Blanche e Constance raccolgono fiori per la tomba della priora. Constance spera che Madre Marie venga nominata a dirigere il convento e rivela a Blanche che probabilmente Madame de Croissy è morta tra atroci sofferenze per permettere ad altri di godere di una morte più facile. La scena successiva vede l’intera comunità riunita in assemblea per giurare obbedienza alla nuova priora Madame Lidoine, che nel discorso inaugurale si mostra pessimista sul futuro della comunità e raccomanda a tutte le carmelitane di non venir in alcun modo meno al loro primo dovere, la preghiera. Mentre la situazione politica precipita, il cavalier de la Force, prima di fuggire fuori dalla Francia, raggiunge Compiègne e cerca di convincere Blanche a fuggire con lui rimproverandola di rimanere nel convento per paura (“Pourquoi vous tenez-vous...”). L’atto si conclude in un clima di sgomento: le autorità impediscono alla comunità di pregare e Madre Marie invoca il martirio. Sarà la volontà di Dio, ribatte Madame Lidoine, a decidere la sorte di tutte quante. Intanto due commissari del popolo irrompono nel convento con l’ordine dell’assemblea legislativa di chiudere l’edificio. Blanche è terrorizzata, Marie invoca ancora il martirio e la priora fa annunciare a madre Jeanne la sua partenza per Parigi.

Atto terzo. Nella cappella sconsacrata del convento di Compiègne. Madre Marie, che in assenza della priora ha preso la guida della comunità, recita la preghiera dei martiri. Tutte sono d’accordo nel fare voto di martirio ma, nella confusione del giuramento, Blanche fugge per tornare nella casa del padre, che è stato ghigliottinato. Lì vi svolge mansioni di servitrice per i nuovi padroni ed è raggiunta da Marie, che cerca di convincerla a seguirla di nuovo a Compiègne; ma Blanche è terrorizzata e si rifiuta di seguirla. Dopo la partenza di Marie, Blanche apprende da una conversazione ascoltata per strada dell’arresto delle consorelle, che vengono portate a Parigi, imprigionate alla Concièrgerie e condannate a morte: è il 17 luglio 1794. Il patibolo è allestito in Place de la Révolution: la priora è la prima a salirvi, mentre tutte le suore intonano il Salve Regina e a una a una la seguono. L’ultima è Constance che, non appena vede Blanche farsi largo tra la folla per riunirsi alle altre carmelitane, avverte che la profezia di qualche tempo prima si andava realizzando (“Mes filles, voilà que s’acheve”).

Nel trattare il dramma Poulenc mostra di aver inteso sollevare i personaggi femminili dalla stretta partecipazione all’intreccio che, a differenza di quanto fosse nelle intenzioni di Bernanos, diviene quasi un pretesto: il senso della morte, del dolore, la paura, si sedimentano e si sottraggono alla vicenda, pur permeando il dramma nel suo insieme. In altri termini, il linguaggio musicale sembra ignorare volutamente la dimensione temporale, per sottolineare l’immobile mondo interiore dei personaggi femminili, tutti proiettati fuori dei fatti concreti in una sofferta esperienza spirituale. Il compositore ha potuto così affidare l’esercizio della sua propensione al mistero a un testo che preferisce l’indugio generato dall’attesa mistica della rivelazione, piuttosto che quello della verità razionale differita. Non si è limitato ad articolare dei riferimenti a Debussy, Musorgskij, Monteverdi o Verdi, come potrebbe far pensare la dedica dell’opera; né a muovere semplicemente da certi prestiti stilistici o di colore. NeiDialoguessi avverte il senso di un teatro come luogo di manifestazione di interiorità, in particolare di interiorità femminili, e la musica si sedimenta attraverso la riflessione sul singolo evento spirutuale – che può essere una sola parola – più che sulla vicenda. Ogni prestito linguistico è il tentativo di evocazione di uno stato d’animo o di un pensiero, ed esiste perché crea corrispondenze e assume in modo inequivocabile l’aspetto che Poulenc ha saputo conferire a tutta la sua produzione teatrale: non un’escursione tra i sentieri della storia della musica, ma una personalissima indagine sulla possibilità di evocare ciò che, più che dalla vicenda, è suggerito dall’intensità espressiva di una parola o di una frase.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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