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Marion Delorme
Melodramma in quattro atti di Ettore Golisciani, dal dramma omonimo di Victor Hugo
Musica di Amilcare Ponchielli 1834-1886
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 17 marzo 1885

Personaggi
Vocalità
Brichanteau
Tenore
Didier
Tenore
il marchese di Saverny
Baritono
il signor di Laffemas
Basso
Lelio
Mezzosoprano
Marion Delorme
Soprano
un banditore
Basso
un capitano degli arcieri
Basso
un carceriere
Basso
Note
Questa ultima fatica operistica di Ponchielli, forse intrapresa già nel 1882, non smentì le abituali insicurezze del musicista che, consapevole di affrontare un soggetto molto diverso dal precedenteFigliuol prodigo, la portò a termine solo dopo un lungo e tormentato lavoro di stesura. Ponchielli si sforzò di rendere la voluta eterogeneità stilistica dell’intreccio, abilmente giocato fra tragedia e frivola leggerezza, scegliendo registri vocali atipici e quasi inattuali, come il mezzosopranoen travestiper la parte di Lelio e il baritono brillante, di tradizione donizettiana e francese, per Saverny; anche la scrittura corale, in genere monumentale e complessa (si pensi aiLituanie alFigliuol prodigo) si fa qui più leggera e semplice. Eppure le perplessità del musicista (che, scrivendo a un amico, si era chiesto: «Questa musica di genere intimo, che ho voluto tentare per servire meglio all’indole della Commedia, non sarà interpretata a rovescio ed accolta con sprezzo?») si dimostrarono fondate; il lavoro, nonostante un’accoglienza non ostile, si rivelò tra le opere meno vitali della sua produzione.

Atto primo. Blois, 1638. Marion Delorme, celebre cortigiana parigina, si è innamorata, e dichiara perciò all’amico Saverny di voler cambiare vita. Di lì a poco giunge Didier, il suo amante, che ignora la vita passata della donna. Quando Saverny viene aggredito per strada, Didier lo salva e i due rientrano in casa, dove Marion scongiura l’amico di non tradirla; Didier, irritato dal tono confidenziale di Saverny, si allontana, lasciando sola e triste Marion.

Atto secondo. Nella piazza di Blois, Lelio e i suoi amici commentano ironicamente il nuovo editto di Richelieu, che condanna alla pena di morte chi si batte in duello; intanto Didier, ancora turbato dal comportamento di Saverny, lo ha sfidato a duello. Richiamati da Marion, sopraggiungono i soldati che arrestano Didier, mentre Saverny, che si è fatto credere morto, si salva. Laffemas, potente e crudele luogotenente di Richelieu, invaghitosi di Marion, si offre di aiutarla liberando il giovane, ma la fanciulla rifiuta sdegnosamente.

Atto terzo. Didier, fuggito dal carcere, ha raggiunto Marion, e si è unito a una compagnia di attori guidata da Lelio. Durante una recita, Saverny lo riconosce e lo esorta a fuggire, poiché Laffemas ha riconosciuto Marion. Il giovane apprende così la vera identità della fanciulla e, incontratala, la tratta con disprezzo; poi, insultato Laffemas, viene arrestato insieme a Saverny, che è ormai divenuto suo amico.

Atto quarto. Marion ha ceduto a Laffemas in cambio della vita di Didier, ma questi la scaccia sdegnato. Giungono le guardie per l’esecuzione; Saverny e Didier si abbracciano. Mentre è trascinato al supplizio, cedendo ai suoi sentimenti, Didier dichiara alla straziata Marion il suo amore. Inutilmente la fanciulla chiede la grazia: Richelieu conferma inesorabile la condanna.

L’aspetto più interessante della partitura va ricercato nell’elemento drammatico, che trova realizzazione nelle figure dei protagonisti. Per la parte di Didier, il musicista ebbe sin dall’inizio in mente Francesco Tamagno, che ne sostenne il ruolo alla ‘prima’: il compositore si sforzò di valorizzarne le non comuni doti drammatiche e tecniche, facendone un autentico precursore del pucciniano Des Grieux. Quanto a Marion (ruolo che fu magistralmente interpretato da Romilda Pantaleoni), prosegue quella progressiva definizione del ruolo sopranile (dalla tessitura vasta e di registro scuro, capace di affrontare passaggi impervi e intervalli ampi e insidiosi) già portata a buon punto nel personaggio di Gioconda, e che tanta parte avrà nella vocalità verista. Dal punto di vista formale quest’opera prosegue un itinerario compositivo abbastanza personale, orientato verso il progressivo svecchiamento e abbandono del consueto formulario melodrammatico, a favore di un declamato melodico più duttile e vario, che prelude a talune soluzioni di scrittura che saranno di Puccini e di Mascagni (il duetto Marion-Laffemas, “Va in queste mura”, e la successiva aria della protagonista, “Parmi un lontan ruggito”).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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