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Oberon
Opera romantica in tre atti di James Robinson Planché, da Shakespeare e dal poema Oberon di Christoph Martin Wieland
Musica di Carl Maria von Weber 1786-1826
Prima rappresentazione: Londra, Covent Garden, 12 aprile 1826

Personaggi
Vocalità
Abdallah
Recitante
Almanzor
Recitante
Babekan
Recitante
Carlomagno
Recitante
Dorll
Recitante
fate ed elfi
Contralto
fate ed elfi
Soprano
fate ed elfi
Tenore
Fatima
Mezzosoprano
Haroun al Rachid
Recitante
Mesru
Recitante
Nadina
Recitante
Oberon
Tenore
Puck
Contralto
Reiza
Soprano
Roshana
Recitante
Sherasmin
Baritono
Sir Huon di Bordeaux
Tenore
sirena (2)
Mezzosoprano
Titania
Recitante
Note
Rappresentata a meno di due mesi dalla morte dell’autore, l’opera fu il frutto di una commissione del Covent Garden: il direttore del teatro londinese aveva fatto visita a Weber, minato irreversibilmente dalla tubercolosi, nell’agosto del 1824. Il compositore, scartato tra i possibili soggetti ilFaust, iniziò a stendere la partitura l’anno seguente, per completarla, una volta giunto a Londra, a soli due giorni dalla ‘prima’. Per prepararsi all’intonazione del libretto, scritto in inglese, Weber procedette alacremente allo studio di quella lingua. L’opera ebbe la sua ‘prima’ in tedesco a Lipsia il 23 dicembre di quello stesso anno. Autore della traduzione metrica del libretto era Theodor Hill, cui si deve anche il libretto dell’incompiuta opera comica di WeberDie drei Pintos. Nella versione tedesca vennero lievemente modificati i nomi di diversi protagonisti: Reiza divenne Rezia, Sir Huon si trasformò in Hüon, Sherasmin in Scherasmin. È a questa versione che si farà riferimento – come d’altra parte avviene normalmente – per indicare i diversi momenti dell’opera, mentre sono stati mantenuti i nomi originari dei personaggi.

Il soggetto dell’opera è tratto da due fonti letterarie: la commedia shakespearianaA Midsummer Night’s Dream, particolarmente fortunata presso i compositori romantici e non (basti pensare aA Midsummer Night’s Dreamdi Britten), e il poemaOberondi Wieland (1780). Entrambe le fonti si rifanno a loro volta a una lunga tradizione di testi medioevali, il più importante dei quali è lachanson de geste Les Prouesses et faitz du noble Huon de Bordeaux(XIII sec.).

Atto primo. Nel palazzo di Oberon, fate ed elfi cullano il sonno del loro re (“Leicht, wie Feentritt nur geht”, introduzione). Il fedele Puck, spirito alato al servizio di Oberon, rievoca la lite tra il suo signore e la moglie Titania. I due sposi si sono ripromessi di non riconciliarsi prima d’aver trovato una coppia di mortali fedeli, disposti ad affrontare, per amore, ogni insidia. Svegliatosi, Oberon maledice il giuramento (“Schreckensschwur! Dein wildes Quälen”). Puck gli racconta le traversie del cavaliere Huon, condannato da Carlomagno a penetrare nella reggia di Bagdad, ad assassinarvi il dignitario assiso alla sinistra del califfo e a baciare in pubblico Reiza, la figlia di quest’ultimo. Oberon ordina a Puck di portagli con la magia Huon, che, insieme allo scudiero Sherasmin, è partito per la sua impresa: all’intrepido cavaliere mostra in sogno Reiza e fa sì che i due si innamorino a vicenda (visione: “Warum mußt du schlafen, o Held voll Muth?”). Incoraggiato Huon a compiere la sua missione, Oberon gli regala un corno magico ed, evocati elfi e geni (coro: “Ehre und Heil dem, der treu ist und brav!”), lo trasporta magicamente sul Tigri, nei pressi di Bagdad. L’eroe si prepara alla lotta cantando il suo amore per Reiza (“Von Jugend auf in dem Kampfgefild’“). Nell’harem di Bagdad, Reiza si dispera: benché sia innamorata del giovane apparsole in sogno, dovrà sposare l’odiato Babekan. È però avvertita dalla fedele Fatima che Huon è già arrivato a Bagdad. La ragazza lo attende con impazienza (finale: “Eil’, edler Held! Befreie dir”).

Atto secondo. Si prepara intanto la cerimonia nuziale di Reiza: un coro esalta la gloria del califfo (“Ehre sei dem mächt’gen Kalifen und Preis!”) e un balletto prepara l’arrivo di Reiza. A quel punto, però, irrompono Huon e il suo scudiero. Il cavaliere uccide Babekan, seduto accanto al califfo, stringe a sé Reiza e immobilizza tutti i presenti col suono del corno magico di Oberon. I due amanti fuggono insieme, seguiti dallo scudiero Sherasmin e da Fatima. Una volta che questi ultimi si sono promessi il mutuo affetto nel giardino del palazzo (Fatima: “Arabiens einsam Kind”), i quattro fuggiaschi prendono la via del mare (“Über die blauen Wogen”). Su comando di Oberon e con l’aiuto degli spiriti «dell’aria, della terra e del mare», Puck provoca una tempesta, che getta la nave dei fuggitivi sulla spiaggia (“Geister der Luft und Erd’ und See!”). Dalla caverna dove sono stati scaraventati, Huon prega per la vita della svenuta Reiza (“Vater! Hör’ mich fleh’n zu dir!”), che prontamente rinviene. Mentre il cavaliere si è allontanato in cerca di aiuto, Reiza, che sta meditando sull’accaduto (“Ozean! Du Ungeheuer! Schlangengleich”), vede approdare una scialuppa di pirati: vano è l’intervento di Huon per impedire il rapimento della ragazza. Al termine della lotta appare Oberon, che ordina a Puck di attendere una settimana e quindi di trasportare Huon a Tunisi, nei giardini dell’emiro Almanzor. Mentre il sole tramonta, la scena si popola di elfi e s’ode il canto fatato delle sirene (finale: “O wie wogt es sich schön auf der Fluth”).

Atto terzo. Dopo il naufragio Fatima e Sherasmin sono stati venduti all’emiro di Tunisi, al cui servizio lo scudiero è diventato giardiniere. La ragazza, che ricorda con nostalgia la patria (“Arabien, mein Heimatland”), viene consolata affettuosamente da Sherasmin (duetto “An dem Strande der Garonne”). Sotto la guida di Puck è frattanto arrivato Huon, cui lo scudiero racconta tutto l’accaduto e suggerisce di fingersi anch’egli giardiniere (terzetto “So muß ich mich verstellen!”). Nell’harem Reiza, sconsolata, rifiuta le profferte amorose dell’emiro (cavatina “Traure, mein Herz, um verschwundenes Glück!”) e gli sfugge. La moglie ripudiata di Almanzor, Roshana, giura vendetta. Huon è stato intanto condotto da una schiava alla camera di Roshana: il cavaliere dapprima crede di poter incontrare Reiza (rondò “Ich jub’le in Glück und Hoffnung neu!”), quindi scopre l’equivoco. La donna gli offre il suo amore se l’aiuterà a uccidere il marito. Huon rifiuta, ma Roshana evoca una schiera di seducenti fanciulle e schiave danzanti per circuirlo (“Für dich hat Schönheit sich geschmücket”). Giunge in quel mentre l’emiro, che crede la moglie infedele e condanna a morte il presunto seduttore. Huon è condannato al rogo, ma Sherasmin recupera il corno magico e si appresta, con l’aiuto di Fatima, a correre in suo soccorso. L’emiro risponde alle suppliche di Reiza condannando anche lei a morte. L’esecuzione viene però impedita dal suono del corno fatato, che costringe gli astanti a una danza sfrenata. Compaiono allora Oberon e sua moglie Titania, lieti perché il loro piano è andato a buon fine (finale: “Horch! Welch Wunderklingen?”). Per incanto si viene trasportati nel palazzo imperiale di Carlomagno: Huon ha trionfato in tutte le prove e rende omaggio al suo signore. Il coro finale esalta il valore dell’eroe e la bellezza di Reiza (“Heil sei dem Helden und seinem Schwert”).

L’ultima opera weberiana porta alle estreme conseguenze quella propensione per l’irrazionale e il magico che alimentava le radici più profonde delFreischütz. Ma rispetto all’ambientazione fondamentalmente realistica di quel capolavoro, la mano del compositore qui è ancora più libera: è stato abolito ogni limite geografico e si può dunque trascorrere tra la terra, l’aria e il mare (e significativamente Puck, all’inizio del secondo atto, evoca gli spiriti di tutti questi elementi); ma soprattutto il reale e l’immaginario, il mondo degli elfi e quello altrettanto fantastico dei cavalieri e degli harem si sovrappongono, si incontrano. La vicenda vive dunque dell’elemento magico derivato dalle sue fonti letterarie, elemento caro al romanticismo musicale (si pensi soltanto all’Ouvertureop. 21 perEin Sommernachtstraum, ispirata anch’essa alSognoshakespeariano, scritta da Mendelssohn pochi mesi dopo la ‘prima’ diOberone completata ad anni di distanza con le musiche di scena per il dramma). Una magia posta sotto il controllo di uno spirito positivo, il personaggio che dà il titolo all’opera, supremo burattinaio di tutta la vicenda, di cui guida l’evoluzione con abilità da illusionista di talento, servendosi dell’etereo Puck. Come per laZauberflötemozartiana, nella storia svolge un ruolo fondamentale un oggetto fatato: quel corno che risuona già chiaro nell’ouverture e che incanta i malvagi, scompigliandone i piani nefasti, proprio come accade al flauto di Tamino. La sfera del soprannaturale, già presentata in apertura di sipario in quell’introduzione percorsa da continue settime diminuite, simile nell’atmosfera alle magie notturne del terzo atto delFalstaffverdiano (Principe), concentra le sue apparizioni più fascinose nello splendido secondo atto. Ad esempio il finale secondo, teso tra la suggestiva, tenue orchestrazione del seducente canto delle sirene, che parla la poesia della luce che brilla sul mare (ritorna da profondità remote, come il vasto oceano, il timbro del corno solista su un cullante ritmo di barcarola) e la festosa vivacità del coro conclusivo, in cui Puck, Oberon, elfi, sirene e ninfe marine celebrano danzando la notte di luna sulle distese del mare. L’atto si era aperto su un aspro «paesaggio roccioso», con la proposta di una struttura musicale complessa, formata da un assolo di Puck, dal coro di spiriti da lui evocati e dalla tempesta durante la quale la scena resta vuota e buia, finché dall’oscurità emergono – trasformato l’ambiente in una caverna presso il mare – le sagome dei due naufraghi amanti. All’interno di questa originale articolazione musicale (paragonabile alle strutture sperimentate nelFreischütz), anche la tempesta – pagina di singolare potenza sinfonica, vibrante di clangori sinistri – viene resa funzionale alla vicenda, deviando dall’impiego tradizionale del temporale nell’opera buffa italiana (dalMatrimonio segretodi Cimarosa alBarbiere di Sivigliadi Paisiello e di Rossini, allaCenerentoladi quest’ultimo, per fare solo qualche esempio) e avvicinandosi in qualche modo al ben maggiore peso drammatico che avrà la tempesta deiTroyensdi Berlioz o quella che apre l’Otelloverdiano. Il colore corrusco di questa scena viene disperso dalla calda melodia tenorile della preghiera di Huon, che col suo potere consolatorio sale dal buio della caverna per chiedere a Dio di risparmiare la vita di Reiza. In questo mondo di fiaba, i due amanti si stagliano nella precisione e nella ricchezza della loro psicologia attraverso una serie di momenti solistici di assoluta evidenza. A Huon spetta, oltre alla preghiera citata, un’aria nel primo atto, “Von Jugend auf in dem Kampfgefild’“, combattuta tra le due aspirazioni fondamentali del personaggio: da un lato l’indole guerriera, gli intendimenti eroici del cavaliere al servizio di Carlomagno; dall’altro la sensibilità al fascino femminile, alle lusinghe del romantico amore assoluto. Gli impulsi, entrambi nobili, di questo novello Ercole o Achille vengono esaltati con eguale entusiasmo dalla musica, rutilante di splendore orchestrale nella prima sezione dell’aria (anticipata nell’atmosfera dal precedenteensembleeroico “Ehre und Heil dem, der treu ist und brav!”), piegata al lirismo più tenero quando fa breccia il ‘sorriso della bellezza’ (ai versi «etzt gießt sich aus ein sanft’rer Glanz...»: un tema musicale già adombrato nell’ouverture). Ancora maggiore è la rilevanza accordata a Reiza: dopo la fuggevole apparizione nella visione evocata da Oberon per affascinare il cavaliere (un innamoramento ‘a distanza’ che ricorda quello di Tamino nellaZauberflöte), la ragazza apre il finale primo con quella che è di fatto un’aria. L’animazione ritmica concitata esprime incalzante l’attesa impaziente del nobile eroe liberatore (“Eil’ edler Held! Befreie dir”: testo e situazione che richiamano l’“Ernani!... Ernani, involami” verdiano): vivacità ritmica che costituisce uno degli elementi più significativi di tutta l’opera nel suo complesso e che giganteggia grandiosa a conclusione della scena e aria “Ozean! Du Ungeheuer! Schlangengleich”, che Weber riserva a Reiza nel secondo atto. L’esaltazione febbrile della ragazza – ancora una volta per la sperata venuta di Huon – giunge a sigillare con vitalità travolgente un pezzo di singolare bellezza: collocata subito dopo la sequenza solo di Puck, coro di spiriti, tempesta, preghiera di Huon, è un’ulteriore e inquieta meditazione sulla natura infida del mare. Dapprima la furia marina, quindi il sorgere del sole sulle onde vengono descritti con singolare coerenza tra la voce e l’orchestra: la prima impegnata in una parte di notevole artificio melodico, la seconda responsabile di un disegno di grandiosa evocazione paesaggistica romantica, concepita come il naufragare dell’io nel mistero tremendo della natura. Tra gli interventi dei protagonisti nell’ultimo atto, si noti soprattutto la splendida cavatina di Reiza “Traure, mein Herz, um verschwundenes Glück”, lamento topico della fanciulla chiusa in un harem orientale, come Konstanze nell’Entführung aus dem Seraildi Mozart.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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