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Astuzie femminili, Le
Commedia per musica in due atti di Giuseppe Palomba
Musica di Domenico Cimarosa 1749-1801
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro dei Fiorentini, 26 agosto 1794

Personaggi
Vocalità
Bellina
Soprano
Don Romualdo
Basso
Ersilia
Soprano
Filandro
Tenore
Giampaolo Lasagna
Basso
Leonora
Contralto
Note
Nata due anni dopo ilMatrimonio segreto, al rientro del compositore dal soggiorno in Russia, l’opera è uno degli esempi più significativi della piena maturità di Cimarosa. La formula classica dell’opera buffa, con il suo repertorio di espedienti drammatici e musicali, vive del ricco colore orchestrale e dello splendore melodico dell’ultimo glorioso decennio del compositore.

Alla lettura del testamento del padre, Bellina scopre che l’eredità sarà sua solo se sposerà uno sconosciuto amico di famiglia, Giampaolo Lasagna. La notizia getta lo scompiglio tra gli spasimanti della ragazza: il suo tutore Don Romualdo e Filandro, quest’ultimo ricambiato con tenero amore da Bellina. Le altre donne di casa decidono allora di preparare un’accoglienza adeguata al guastafeste, che sopraggiunge, vecchio, buffissimo e goffo, esprimendosi solo in dialetto napoletano. Dapprima Leonora finge, tra l’indignazione generale, che Giampaolo l’abbia aggredita in un boschetto, mentre questi vi era giunto, schioppo in mano, per sorprendere Bellina e Filandro. Poi la beffa più solenne: travestiti da ussari e accompagnati da un corteo di finti soldati, i due giovani amanti convincono Giampaolo e il tutore a far da testimoni alle loro nozze. Quando, dopo la cerimonia, sono svelate le vere identità degli sposi, dopo un iniziale moto d’ira da parte di Don Romualdo, il testamento viene dichiarato ugualmente valido, e tutti si uniscono alla festa dei due ragazzi celebrando un secondo matrimonio: quello di Leonora col tutore, coronamento supremo del piano femminile.

Il dramma deriva dall’atto unico (su libretto di Giovanni Bertati)Amor rende sagaci, che Cimarosa aveva rappresentato a Vienna l’anno prima. Vi trovano cittadinanza tutti gli elementi tipici del libretto buffo, dagli intermezzi di settant’anni prima fino a Donizetti: i personaggi (il tutore, l’anziano riccone, i giovani – e all’occorrenza astuti – innamorati); gli inganni ripetuti, che infine riescono a sciogliere il garbuglio iniziale; il travestimento sotto spoglie esotiche, che consente l’invenzione altrettanto tipica di una gustosa parlata finto-tedesca. Questa formula collaudata viene animata da un lato dalla vivacità effervescente dei brani d’insieme (in particolare i due finali d’atto), che in numero considerevole percorrono tutta l’opera, con continuo alternarsi dei personaggi che scompaiono e ricompaiono sulla scena a tessere le fila del loro inganno (come accade per Leonora, motore interessato di buona parte della vicenda); d’altra parte la corda della malinconia risuona struggente nelle situazioni più elegiache, come i duetti tra gli innamorati (specialmente nell’incanto di “Qui dolcemente spira”, in cui fiati e archi si contendono il primato nell’evocare l’atmosfera idillica di un giardino settecentesco). Accanto a questi vertici di intensità sentimentale si pongono i brani di intento caricaturale, come la descrizione dei finti ussari, a metà tra la marcetta, la tinta patetica e l’esotismo ritmico, o quella dei due vecchi pretendenti, messi in burla dal loro stesso esprimersi nel registro da basso buffo: come avviene nella lite di Don Romualdo con Ersilia e Leonora “Reclamo e mi protesto” o, con unsurplusdi maliziosa ironia, nell’aria in cui Giampaolo imbraccia un violoncello mentre evoca l’astuzia femminile (“Le figliole che son de vent’anne”). Tra i due mondi, quello sentimentale dell’idillio e quello metateatrale del travestimento farsesco, stanno i due giovani amanti, depositari della natura più intima e delicata dell’amore, come già era accaduto nelMatrimonio segreto. La qualità e mobilità dell’orchestrazione è altissima per tutta la partitura: all’orchestra è riservato un ruolo speciale alla fine dell’opera, quando le doppie nozze vengono siglate da un ballo. Per l’occasione Cimarosa sceglie di adottare un tema di danza russo, ascoltato pochi anni prima alla corte di Caterina II: segno di un’attenzione per l’invenzione melodica, che si pone costantemente alla ricerca di riserve inesauste di freschezza e vivacità ritmica, da sfruttare compiutamente; per questo la melodia russa risuona già nella sinfonia d’apertura, per questo il brillante tema dell’aria di Ersilia “D’amor la face” ritorna nella scena degli ussari (alle parole «Quando l’amore»). La fortuna dell’opera deve molto (oltre che a continue riprese in tutta Europa fino al 1820 e quindi nuovamente dal 1871) a una rielaborazione di Ottorino Respighi per i Ballets Russes di Djagilev, arricchita da danze su temi di Cimarosa, con la coreografia di Massine (Parigi, Opéra, 27 maggio 1920).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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