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Andromeda
Dramma per musica in un prologo e tre atti di Benedetto Ferrari
Musica di Francesco Manelli 1595 ca.-ante 1667
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Cassiano, carnevale 1637 (ante 25 febbraio; data della dedica sul libretto: 6 ma

Personaggi
Vocalità
Astrea (Girolamo Medici)
Soprano
Aurora, Andromeda (Maddalena Manelli)
Soprano
Giunone (Francesco Angeletti)
Soprano
Mercurio, Perseo, Ascalà cavalier di corte (Annibale Graselli)
Tenore
Nettuno, Astarco Mago (Francesco Manelli)
Basso
Protheo, Giove (Gio. Battista Bisucci)
Basso
Venere (Anselmo Marconi)
Soprano
Note
Andromedafu la prima opera rappresentata in un teatro pubblico: avvenimento di particolare interesse in ambito storiografico-musicale poiché segna il passaggio da una committenza di tipo privato, di corte, a un complesso sistema produttivo regolamentato, per la prima volta in campo artistico, da leggi di mercato. L’apertura di numerosi teatri d’opera (a Venezia se ne contano una dozzina, attivi intorno alla metà del XVII secolo) di proprietà privata, ma a gestione impresariale, crea una rete di relazioni tra domanda del pubblico pagante e offerta che, a questo punto, deve essere concorrenziale. Determinante nell’allestimento delle stagioni e nell’ingaggio delcast(nasce in questi anni la figura del comico di professione) diventerà il gusto del pubblico, con inevitabili conseguenze sul prodotto artistico. L’evento dovette apparire fin d’allora di grande rilevanza storica e sociale, a giudicare almeno dal contenuto celebrativo dei sonetti, dedicati agli autori e agli interpreti, che vennero pubblicati col libretto alcuni mesi dopo. La compagnia di strumentisti (tra i quali Ferrari come suonatore di tiorba e, probabilmente, direttore della rappresentazione) e di sette cantanti (incluso Manelli, nel doppio ruolo di Nettuno e Astarco Mago) venne autofinanziata dagli autori; Girolamo Medici, Anselmo Marconi e Maddalena Manelli, moglie del compositore, facevano parte di una compagnia itinerante, mentre gli altri interpreti erano coristi della Cappella Marciana. L’interesse per quest’opera deve comunque limitarsi all’ambito storiografico, dal momento che la partitura è andata perduta e che l’unica fonte rimasta è il libretto, fortunatamente corredato di una minuziosa descrizione dello spettacolo. L’argomento si ispira al mito greco di Perseo, che salva Andromeda dal mostro marino; la leggenda, nell’ampia narrazione delle gesta compiute da Perseo, si colloca durante il viaggio di ritorno dell’eroe, vittorioso sulla Gorgone Medusa. La vicenda si svolge in Etiopia dove Cassiopea, moglie del re Cefeo e madre di Andromeda, aveva offeso gli dèi, affermando che la bellezza sua e di sua figlia superavano quella delle Nereidi. Per placare l’ira degli dèi venne imposto a Cefeo di legare Andromeda a uno scoglio, sacrificandola alla furia di un mostro marino inviato da Nettuno; Perseo vide Andromeda, se ne innamorò e ottenne la sua mano uccidendo il mostro. Di fatto, l’impianto del libretto di Ferrari ruota perlopiù intorno alle spettacolari apparizioni di divinità che narrano gli eventi (Aurora «comparve dentro una bellissima nube», Giunone «sovra un carro d’oro tirato da duoi Pavoni», Mercurio volando, Nettuno «sovra una gran conca d’argento tirata da quattro cavalli marini», Giove e Giunone «assisi in maestoso trono»), mentre il tema centrale della narrazione, il salvataggio di Andromeda, avviene soltanto nell’ultima scena del terzo atto. La sontuosa scenografia venne arricchita da balli e da brani vocali e strumentali: alla fine di ogni atto si cantò «di dentro un Madrigale à più voci, concertato con Istromenti diversi», seguito da una danza di tre giovani «in habito d’Amore» nel primo atto, e da «un stravagantissimo, e gustosissimo ballo di moti, e gesti» di dodici selvaggi nel secondo; l’opera si chiude con la grandiosa celebrazione dei due protagonisti.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

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