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Alahor in Granata
Dramma per musica in due atti di autore ignoto (indicato come M.A.)
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Palermo, Teatro Carolino, 7 gennaio 1826

Personaggi
Vocalità
Alahor
Baritono
Alamar
Tenore
Ismaele
Tenore
Muley-Hassem
Contralto
Sulima
Contralto
Zobeida
Soprano
Note
Come tre precedenti debutti, ancheAlahor in Granataè opera di ambientazione spagnolesca. Era già accaduto nel 1822, conZoraide di Granataa Roma, con laZingaraal Teatro Nuovo di Napoli – accolte assai felicemente – e in ottobre alla Scala, con la sfortunataChiara e Serafina. ConAlahor in GranataDonizetti si presentò al nuovo pubblico palermitano nell’inverno del 1826. Era la nuova opera che per contratto Donizetti era tenuto a comporre per il Teatro Carolino, ove aveva accettato l’incarico annuale di maestro di cappella (dall’aprile 1825 al febbraio ‘26), miseramente retribuito e rivelatosi onerosissimo: «Già il mestiere del povero scrittore d’opere l’ho capito infelicissimo fin dal principio...» scriveva in quell’inverno (a Mayr, 21 dicembre), con parole rimaste celebri.

L’opera narra dell’amore genuino e reciproco dei protagonisti, la tenera Zobeida e il saggio e virtuoso giovane re di Granata, Muley-Hassem. Il sentimento dei due giovani contrasta con il conflitto delle stirpi di appartenenza; le famiglie degli Zegri e degli Abenceraghi sono infatti divise da passate vicende di sangue: una lacerazione che anche la saggia politica conciliatrice del giovane sovrano di Granata non è riuscita a rimarginare. Alahor, fratello di Zobeida, rientra nascostamente in Granata e apprende inorridito dell’amore tra la sorella e Hassem; decide dunque di uccidere il sovrano a ogni costo e offre il suo aiuto ad Alamar, capo degli Zegri più intransigenti: costoro sono infatti in dissidio con il loro re, troppo magnanimo verso gli Abenceraghi. È un contrasto «di gioia e di dolore», a fianco del quale si svolge parallelo quello tra perdono e vendetta. Hassem tuttavia scopre il piano e perdona Alahor; in conclusione la voce corale e quella dell’eroina Zobeida confluiscono in armonioso unisono (“Sol perfetto è quel diletto che il dolore preparò”) che risolve la vicenda con un catartico lieto fine.

I condizionamenti palermitani sono rintracciabili da un lato nel ruolo di Muley-Hassem, affidato al contraltoen travesti, ma soprattutto nell’inconfondibile scrittura belcantistica, riservata in particolare alle parti di Zobeida (Elisabetta Ferron) e Alahor (Antonio Tamburini, baritono celebre per l’eleganza tecnica). Di quel debutto rimane preziosa e premonitrice testimonianza una recensione anonima del giornale palermitano ‘La Cerere’: «Questo sobrio e delicato compositore ha la prudenza di attenersi al punto medio fra il bello dell’antica musica e gli slanci della nuova, quindi fa presagire per esso un’epoca di fama maggiore, quando col tempo avrà preso quell’ardire che dopo i reiterati e felici successi porta seco la fiducia nelle proprie forze».Alahorfu ripresa il 19 luglio dello stesso anno a Napoli, con interpreti d’ancor maggiore risonanza (Henriette Méric-Lalande e Giovanni Battista Rubini). Solo due settimane prima, per ilgalareale del 6 luglio, aveva esordito al San Carlo l’Elvida: melodramma in un atto ancora ambientato in Spagna, con Mori e Castigliani in guerra tra di loro; il librettista Giovanni Schmidt aveva infatti utilizzato fonti analoghe a quelle diAlahoreZoraide di Granata. Il breve intervallo tra le due rappresentazioni, l’analogia della scrittura vocale, inElvidaancora più fiorita – gli interpreti principali (Méric-Lalande e Rubini, con il celebre basso Lablache) erano gli stessi – e l’analogia dei soggetti finì per compromettere un successo più duraturo. Sei anni più tardi la marcia moresca diAlahortroverà nuova collocazione nell’Elisir, al seguito del plotone del sergente Belcore.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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