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Adelaide, L’
Dramma per musica in tre atti di Pietro Dolfin
Musica di Antonio Sartorio 1630-1680
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Salvatore, febbraio 1672

Personaggi
Vocalità
Adalberto
Soprano
Adelaide
Soprano
Amedeo
Tenore
Annone
Contralto
Armondo
Basso
Berengario
Basso
Delma
Tenore
Gissilla
Soprano
Lindo
Tenore
Ottone
Soprano
Note
Pur appartenendo a quell’ampio filone di opere su soggetto storico che fiorì a Venezia nella seconda metà del Seicento, l’Adelaidesi distingue per l’ambientazione medioevale. Secondo le convenzioni teatrali dell’epoca, gli eventi realmente accaduti svolgono, tuttavia, la semplice funzione di supporto per il dipanarsi di un’intricata trama, in cui le azioni dei personaggi storici si intrecciano con quelle dei personaggi inventati. Colpi di scena, travestimenti, agnizioni, mirabolanti scenografie sono gli ingredienti di una drammaturgia che mira alla spettacolarità piuttosto che alla caratterizzazione dei personaggi.

Il soggetto, successivamente ripreso nelLotariodi Händel (1729) e nell’Adelaide di Borgognadi Rossini (1817), fa riferimento all’assedio di Pavia compiuto nel 951 da Berengario, signore di Milano, e dal figlio Adalberto ai danni di Adelaide – vedova di Lotario – che, rifiutando di sposare Adalberto, viene imprigionata. Fuggita dalla prigione, Adelaide si rifugia a Canossa presso lo zio Annone e chiede aiuto a Ottone I, che vince Berengario, entra trionfante in Canossa e sposa Adelaide. Il librettista, distinguendo l’argomento tra ciò «che si hà dall’Historia» e ciò «che per intrecciar il Drama presente, verisimilmente si finge», dichiara tra l’altro di aver inventato la vicenda di Gissilla (figlia di Annone di Canossa che, innamorata di Adalberto e avendo ottenuto da lui promessa di matrimonio, vistasi tradita si reca travestita a Milano con la vecchia Delma per far valere i propri diritti) e di aver mutato i luoghi in cui si svolsero gli eventi («Che il Castello di Canossa vicino & il Lago con la Torre di Guada contigui fossero alla Città di Milano, e ciò per aggiustarsi al tempo ristrettissimo, che la Scena permette»). L’Adelaidesi apre con una grandiosa scena, che celebra il trionfo di Berengario e Adalberto (uno dei primi esempi di utilizzo delle trombe, con funzione idiomatica, in una partitura d’opera). Il fasto scenografico – finalizzato a stupire lo spettatore e realizzato con ampio uso di macchine – è comunque presente in tutta l’opera, a iniziare dalla scena del tentato suicidio di Adelaide che, dalla torre in cui è tenuta prigioniera, si getta nel lago e viene poi salvata da Ottone (I,8). Il libretto è ricco di indicazioni di regia (aria “Fabri industri”: «quest’aria si canta à colpi di martellate, che danno i lavoratori scalpellando i marmi»). Addirittura pirotecnico è il finale del primo atto, che si svolge in una miniera: dopo un «Ballo in forma di Lotta» alcuni fabbri «prendono ne i lor nicchi le polveri il foco già attaccatole, e strepitosamente sbarrando fanno diroccar molti marmi in più pezzi della Miniera col precipitio d’alquanti Operarij, mutandosi nel medesimo tempo la Scena».

L’opera, tra le più apprezzate di Sartorio, segna il progressivo passaggio dallo stile recitativo e arioso di Monteverdi e Cavalli alla definizione di una struttura che alterna recitativi a brani in forma chiusa (canzonette); alla libera espressività della melodia ispirata dal testo si sostituisce la forma strofica dell’aria, caratterizzata da una vocalità più lirica che drammatica.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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