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Biante, Il
ovvero La Laurinda Opera parte in musica e parte in prosa in un prologo, tre atti e tre intermedi di Carlo Ambrogio Lonati (?)
Musica di Alessandro Stradella 1639-1682
Prima rappresentazione: Roma, febbraio 1671. Prologo: la Gloria (S), Genio del saltar il cavallo (S), Genio del ballo (A), G

Personaggi
Vocalità
Almirena
Soprano
Biante
Contralto
Delio
Recitante
Laurinda/Tiresio
Soprano
Lilla
Recitante
Lindoro
Recitante
Nisillo
Recitante
Pollione
Basso
Squarcetta
Recitante
Note
Il Biantevenne messo in scena per le nozze di Cleria Cesarini con Filippo Colonna o, come si può dedurre dai riferimenti encomiastici presenti nel prologo, per le nozze di Tarquinia Altieri con Egidio Colonna, avvenute nello stesso mese di febbraio del 1671. L’opera presenta una singolare commistione di elementi aulici e popolareschi, allegorici e realistici, articolati secondo uno schema drammaturgico complesso: mentre nel prologo e negli intermedi sia i recitativi sia i brani chiusi sono interamente cantati, nella commedia i personaggi recitano, e l’introduzione di un’arietta o di una canzone ha l’unico scopo di interrompere il corso dei dialoghi. Al raffinato linguaggio delle parti serie (le due coppie d’innamorati Laurinda-Delio, Almirena-Lindoro) e dei personaggi allegorici che prendono parte all’azione si contrappongono le colorite espressioni dialettali di Squarcetta; l’astuzia di Biante contrasta con l’ingenua stupidità del vecchio Pollione, avaro e gottoso. Gli intermedi che seguono ciascun atto sono dedicati alle virtù del perfetto cortigiano: nel primo «Qui va il Ballo del saltar il cavallo e si suona la Tromba»; nel secondo, dopo un’aria del Genio della scherma, «Qui va l’Abbattimento e si suona la Tromba»; nel terzo un balletto in due movimenti fa seguito a un’aria del Genio del ballo.

Nel prologo i tre Geni, alla presenza della Gloria, bandiscono un torneo per stabilire quale sia la più nobile delle tre virtù cavalleresche. L’argomento della commedia illustra l’antefatto: Artadoro, un sacerdote del tempio di Diana, aveva fatto credere ad Aspasio, principe d’Ardea, che Laurinda, sua unica figlia ed erede al trono, fosse intenzionata a ucciderlo; Aspasio, caduto nel tranello teso da Artadoro (con lo scopo di favorire l’ascesa al trono di suo fratello Segeste), aveva ordinato ad alcuni sicari di uccidere Laurinda. Questa, fuggita con il fedele servo Biante, era riuscita a salvarsi, pregando i sicari – con doni e denaro – di far credere al padre di aver realmente compiuto il delitto. Ora, in abiti maschili e con il nome di Tiresio, Laurinda fugge con Biante verso le campagne dell’Oriolo; per guadagnarsi da vivere Biante, con l’aiuto di Laurinda/Tiresio, si improvvisa venditore di portentose cure medicamentose. Sulle tracce della principessa si aggira tra le stesse campagne anche Delio, suo promesso sposo che, credendola morta, vuole vendicarla. Giungono tutti alla casa di Pollione, padre di Almirena: questa è innamorata di Lindoro, un gentiluomo romano in miseria. Biante si allea immediatamente con Squarcetta, astuto servo di Lindoro; insieme architettano un piano per derubare l’ignaro Pollione, che si lascia subito ingannare dall’indiscutibile efficacia dei metodi terapeutici del ‘medico’ Biante. L’intreccio a questo punto si complica: Lilla, serva di Almirena, protegge e corteggia Tiresio; Almirena si invaghisce di Delio e, per liberarsi di Lindoro, ordina alla serva di fingersi innamorata di lui, in modo da giustificare il suo tradimento; la Gloria, per mettere alla prova i tre Geni, li invia tra gli uomini; intanto Biante e Squarcetta conducono a buon fine il loro piano ai danni di Pollione. Attraverso un biglietto speditogli da Laurinda, gelosa di Almirena, Delio scopre che la sua amata è ancora viva; finalmente i due si incontrano e si riconoscono. Gli equivoci vengono chiariti, le coppie si ricostituiscono e i tre Geni concludono la gara, venendo a pari merito incoronati dalla Gloria.

L’opera è stata recentemente ripresa al Teatro Rossini di Lugo (novembre 1994) con la regia di Antonio Taglioni, le scene e i costumi di Ulisse Santicchi e la direzione musicale di Herbert Handt.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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