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Chiara e Serafina
ossia I pirati Melodramma semiserio in due atti di Felice Romani, da La Citerne di René-Charles-Guilbert de Pixérécourt
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 26 ottobre 1822

Personaggi
Vocalità
Agnese
Contralto
Chiara
Soprano
Don Alvaro
Basso
Don Fernando
Tenore
Don Meschino
Recitante
Don Ramiro
Tenore
Gennaro
Recitante
Lisetta
Contralto
Picaro
Basso
Serafina
Soprano
Spalatro
Recitante
Note
Con quest’opera Donizetti debuttò al Teatro alla Scala e iniziò la sua collaborazione con Felice Romani, librettista tra i più richiesti e rinomati. Dal 1816 Romani aveva l’incarico di produrre ben sei libretti all’anno per il teatro milanese; la consegna ritardata del testo tenne in angustie Donizetti e lo costrinse a una stesura in tempi strettissimi. Il primo atto fu nelle mani del compositore il 3 ottobre anziché il 20 settembre, appena tre settimane prima del debutto. Donizetti era consapevole della fretta di scrittura: nell’invito a Mayr per una delle dodici rappresentazioni chiese al maestro di «portare un Requiem perché sarò ammazzato e così si faranno le esequie» (16 ottobre 1822).

Nell’isola spagnola di Maiorca si svolge una vicenda piuttosto intricata, mossa da eventi pregressi. Il primo atto accoglie ben diciannove scene (e quindici il secondo), ricche di personaggi secondari e con più piani d’azione che procedono paralleli. Sulle rive dell’isola approda il padre di Serafina, Don Alvaro, con la figlia Chiara: entrambi sono rimasti prigioneri dei pirati algerini per due lustri; nel frattempo il potente Don Fernando – segretamente suo nemico – si è fatto eleggere tutore di Serafina, con l’intento di sposarla e di far sua la ricca dote. Su altro lido dell’isola sbarcano alcuni pirati, fra cui l’astuto Picaro; uso a vivere di espedienti, egli si accorda con Don Fernando per impedire che Serafina si sposi con Don Ramiro, giovane cavaliere di cui è innamorata: dovrà fingere di essere suo padre e di opporsi alle nozze tra i due giovani. Con l’aiuto della figlia Chiara, il vero Don Alvaro arriva in tempo per sventare i piani di Don Fernando e salvare Serafina.

La fredda accoglienza dei milanesi («il pubblico vide abbassare il sipario con una fronte di bronzo») si può leggere nella recensione di Francesco Pezzi sulla ‘Gazzetta di Milano’, che severamente coglieva «lungaggini e ripetizioni» del poeta e del maestro. Tuttavia sono senz’altro notevoli la scena del temporale nel primo atto e l’aria di esordio di Chiara (“Queste romite sponde”), che «si dipana come un dolce mormorio» (Ashbrook). Donizetti coglierà il successo alla Scala solo undici anni più tardi, ancora in compagnia di Romani, conLucrezia Borgia.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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