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Caduta de’ decemviri, La
Dramma per musica in tre atti di Silvio Stampiglia
Musica di Alessandro Scarlatti 1660-1725
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo (?), 15 dicembre 1697

Personaggi
Vocalità
Appio Claudio
Soprano
Claudia
Soprano
Flacco
Basso
Icilio
Soprano
Lucio
Tenore
Servilia
Soprano
Valeria
Soprano
Virginia
Soprano
Note
La caduta de’ decemvirisegna l’inizio della collaborazione tra Scarlatti e Silvio Stampiglia, successivamente librettista in altre sue opere:L’Eraclea(Napoli 1700),Tito Sempronio Gracco(Napoli 1702),Turno Aricino(Pratolino 1704),Lucio Manlio(Pratolino 1706, in collaborazione con Giuseppe Papis). L’opera, molto apprezzata dal pubblico, confermò la fama che Scarlatti aveva ormai raggiunto nella sua quasi decennale collaborazione con il Teatro San Bartolomeo (ma è dubbio se l’opera non sia stata in effetti rappresentata a Palazzo Reale) iniziata probabilmente nel 1688 conIl Flavio.

L’argomento trae spunto dal Terzo Libro di Livio, in cui si narrano le vicende del decemvirato costituitosi ai tempi dell’antica Roma con lo scopo, fallito per la tirannia di Appio Claudio, di beneficiare i cittadini e di salvaguardare i diritti della plebe. Appio Claudio si innamora di Virginia, giovane di umili origini e già promessa sposa di Icilio. Dopo aver tentato inutilmente di attirarla con doni e promesse, Appio decide di ingannarla facendole credere di essere una schiava. Dà ordine di rapirla, ma il rapimento non riesce per la folla accorsa alle grida di Servilia. In tribunale, al cospetto dello stesso Appio Claudio in qualità di giudice, la folla e i presenti chiedono di rimandare la sentenza sino all’arrivo di Lucio, il padre della fanciulla, impegnato con l’esercito nei pressi di Roma. Richiamato in città, Lucio, di fronte alla forza dell’autorità, non può far altro che uccidere la figlia per salvarla dal disonore. A questo punto il libretto di Stampiglia si discosta dalla fonte: Virginia non muore; Lucio entra in Roma con le truppe per uccidere Appio Claudio, che tenta di fuggire travestito ma viene catturato e, infine, perdonato. Su questo intreccio principale si innestano episodi secondari, come l’amore tra Claudia e Lucio o le vicende di Valeria, personaggio che, come Claudia, manca nella narrazione di Livio. Per lo più assenti sono le scene buffe, riservate generalmente ai servi; Flacco e Servilia hanno in quest’opera un ruolo coerente alla trama, benché non manchino gustosi momenti comici, come la penultima scena in cui Flacco tenta di scappare travestito da donna, balbettando per non farsi riconoscere.

La caduta de’ decemviripresenta un chiaro esempio della nuova forma di sinfonia d’apertura destinata a soppiantare il preludio d’opera in stile veneziano, che consisteva in un tempo lento binario seguito da uno o due tempi di danza in ritmo ternario. Questo tipo di sinfonia ‘all’italiana’, successivamente adottata come norma dallo stesso Scarlatti e da numerosi altri compositori, si compone di tre parti: al primo tempo, veloce e caratterizzato da rapidi passaggi in scale e da figurazioni ritmiche ben delineate, si contrappone una breve e lenta sezione accordale che spesso funge da semplice collegamento alla parte finale, un allegro in tempo di danza. L’orchestra presenta una certa varietà di soluzioni timbriche: diverse arie hanno l’accompagnamento del solo basso continuo e sono spesso seguite da un ritornello strumentale; in altri casi due violini soli e basso continuo (o violetta e violoncello soli, come nel caso dell’aria di Icilio “S’io non t’amassi tanto”) sostengono la parte vocale; o ancora, l’accompagnamento è affidato ai violini primi e secondi all’unisono, oppure è esteso a tutti gli archi. Particolare connotazione drammaturgica assume l’impiego della tromba nelle due arie di Lucio “Tutti arditi al fatal cimento” e “Al cader d’ultrice spada”, come pure in quella di Appio “Larve, fremiti, terrore”.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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