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Don Sanche
ou Le Château d’amour Opera in un atto e due parti di M. M. Théaulon e De Rancé, da Jean-Pierre Claris de Florian
Musica di Franz Liszt 1811-1886
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra, 17 ottobre 1825

Personaggi
Vocalità
Alidor
Baritono
Don Sanche
Tenore
Elzire
Mezzosoprano
un cavaliere
Tenore
un paggio
Soprano
una dama
Soprano
Zélis
Mezzosoprano
Note
Liszt composeDon Sanche, l’unica sua opera teatrale, a soli tredici anni, in un periodo della sua vita trascorso a Parigi in compagnia del padre. Quest’ultimo l’aveva infatti condotto nella capitale francese per farlo esibire come virtuoso di pianoforte – ché già tale si profilava il musicista a quell’epoca – e, venuto a contatto con la realtà musicale di quella città, si adoperò affinché il figlio avesse successo nel terreno che meglio avrebbe contribuito alla sua notorietà, appunto l’opera. Non si conoscono esattamente le date di composizione perché il manoscritto, conservato nella biblioteca dell’Opéra, andò bruciato in un incendio, a eccezione di una piccola parte, un coro conservato nella Biblioteca Nazionale di Vienna. Ma si sa per certo che Adám Liszt, padre del compositore, presentò il lavoro nel giugno 1825 a una commissione del teatro, di cui facevano parte tra gli altri Cherubini, Boïeldieu e Lesueur, la quale nel luglio diede il suo assenso per la rappresentazione. Gli studiosi lisztiani tendono ad affermare che l’orchestrazione dell’opera, invero alquanto sommaria, non sia da attribuire al compositore, ma più probabilmente a Ferdinando Paër, il musicista parmigiano che all’epoca era direttore del Théâtre Italien, nonché maestro di Liszt per la musica vocale. Al debutto, con il celebre tenore Adolphe Nourrit nel ruolo del protagonista, il pubblico ammirò soprattutto il fatto che a scrivere un’opera così articolata – 33 numeri tra arie, recitativi, cori, pezzi concertati e orchestrali – fosse poco più che un fanciullo. L’opera non superò la terza replica, cadde successivamente nell’oblio e oltretutto venne ritenuta persa nell’incendio di cui si è detto; ritrovata nel 1912, grazie a una copia di mano ignota scoperta alla Biblioteca Nazionale di Parigi, venne ripresa soltanto di recente (Londra, 1977).

Il libretto, che si deve a due oscure scrittrici, è tratto da un racconto fiabesco di Claris de Florian, ambientato nel basso medioevo e pubblicato in Francia alla fine del secolo precedente. Vi si narra delle pene d’amore del cavaliere Don Sanche per la crudele principessa Elzira. Grazie alle virtù magiche di Alidor, il cavaliere avrà modo di dimostrare alla principessa la sua assoluta fedeltà. Ferito in un combattimento, verrà condotto al castello dell’amore, ove tra il festoso tripudio della corte troverà la guarigione e la mano della principessa.

Difficilmente chi ascoltasse quest’opera senza conoscerne l’autore potrebbe pensare a Liszt, l’alfiere del romanticismo e uno dei precursori della modernità: lo stile si rivela infatti caratterizzato da forme equilibrate, periodiche e simmetriche; l’armonia è assai semplice e il ritmo regolarissimo, mentre la scrittura melodica, marcatamente sentimentale, rivela comunque momenti di felice e persino sorprendente ispirazione.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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