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Domino noir, Le
Opéra-comique in tre atti di Eugène Scribe
Musica di Daniel-François-Esprit Auber 1782-1871
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 2 dicembre 1837

Personaggi
Vocalità
Angèle
Soprano
Brigitte
Mezzosoprano
Count Juliano
Tenore
Gil Perez
Horace
Tenore
Jacinthe
Lord Elfort
Ursule
Note
Oggi raramente rappresentata, l’opera fu molto nota fin verso la fine dell’Ottocento. Il soggetto, ricco di colpi di scena e di situazioni teatralmente molto efficaci, anche se un poco macchinose, permise ad Auber di sfoggiare tutto il suo eclettismo e la sua capacità di padroneggiare registri drammatici diversissimi. Il comico, il sentimentale, persino il magico trovarono nelDomino noiruna definizione puntuale e spesso significativa. Anche il colore locale (quella Spagna così amata dai compositori francesi) è tratteggiato con grande maestria, attraverso l’uso di motivi spagnoli tradizionali sapientemente rielaborati.

Atto primo. Nel corso di un ballo presso la regina di Spagna, Horace riconosce – mascherata da domino nero – Angèle, la bella dama che egli, riamato, ama. La donna però gli si nega e, a mezzanotte, fugge agitata.

Atto secondo. Jacinthe, domestica del conte Juliano, amico di Horace, dà rifugio a una donna spaventata, nascosta sotto un domino nero; Jacinthe la fa passare per sua nipote e la traveste da contadina. Quando poco dopo Horace raggiunge l’amico, crede di riconoscere nella contadina Angèle, e ne è terribilmente confuso. La dama si copre con il domino e fugge di nuovo.

Atto terzo. Nel convento dell’Annonciation, Brigitte, confidente di Angèle, attende il ritorno dell’amica: Angèle (ecco svelato il mistero) per volontà della regina deve prendere il velo. Finalmente Horace, che ha seguito Angèle nel suo ritorno furtivo al convento, comprende perché la donna non potrà mai appartenergli; ma una lettera della regina, che ordina ad Angèle di scegliere uno sposo in luogo dei voti, scioglie nel modo migliore la vicenda.

NelDomino noirAuber palesa quella capacità di ‘conversare in musica’ che prima di lui fu appannaggio di Boïeldieu, unita a un gusto per l’ebbrezza canora che a tratti sembra ricordare quella di Rossini; l’influenza del maestro pesarese ha modo di farsi valere anche nei finali d’atto e nell’accorto uso dei ‘crescendo’ orchestrali. Ognuno dei tre atti possiede un suo colore particolare: ritmi di danza e squarci belcantistici caratterizzano soprattutto il primo, mentre un delicato intermezzo pastorale (nel momento in cui Angèle si presenta travestita da contadina) è mirabilmente incastonato nel secondo; il terzo, con la sua atmosfera conventuale, è forse il più sorprendente. Il coro delle suore e l’arrivo di Horace, sullo sfondo dell’organo, sembrano presagire atmosfere che saranno sviluppate da Massenet nella suaManon.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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