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Disingannati, I
Commedia per musica in tre atti di Giovanni Claudio Pasquini, dalla commedia Le Misanthrope di Molière
Musica di Antonio Caldara 1670?-1736
Prima rappresentazione: Vienna, Teatrino di corte, 8 febbraio 1729

Personaggi
Vocalità
Acasto
Contralto
Alceste
Tenore
Anselmo
Basso
Celimene
Soprano
Dorina
Soprano
Elianta
Soprano
Filindo
Contralto
Geronzio
Basso
Trigeno
Soprano
Note
Opera alquanto ‘sperimentale’, insolita e ancora godibilissima,I disingannatisi snoda, intercalata da un recitativo agile e brillante modellato sul grande testo di Molière, attraverso una sequenza di ventisei arie, quasi tutte in tempo Allegro, e ben cinque numeri d’insieme (una quantità di concertati del tutto inconsueta per l’epoca).

Atto primo. Celimene attende i suoi cavalier serventi, nessuno dei quali ritiene in verità degno di lei; giunti Acasto e Filindo, si siede al tavolo da gioco con loro, sopportando ipocritamente i complimenti affettati di entrambi. Arriva anche Alceste, il quale, dopo un breve scambio di pungenti battute (Celimene infatti aveva finto con lui di essere indisposta), abbandona la compagnia. Intanto arriva una seccatrice, la signora Elianta, che viene accolta con falsa gentilezza: Anselmo, fratello di Elianta, sta finanziando il sedicente alchimista Geronzio (di cui la donna è innamorata), che pretende di poter trasformare ogni metallo in oro. Mentre i due uomini si incontrano arriva Alceste, che li lascia subito dopo disgustato; sulla scena resta solo Anselmo, che non sfugge alla lettura di una poesia da parte di Trigeno.

Atto secondo. Alceste ama Celimene, ma il comportamento della donna lo confonde: quando giungono gli altri personaggi, resta a controllare le mosse dell’amata; la conversazione fatua lo muove però allo sdegno, inimicandogli tutti i presenti. Elianta intanto visita Geronzio nel suo laboratorio; all’arrivo del fratello si nasconde e quindi fugge, mentre un’esplosione distrugge l’esperimento alchemico.

Atto terzo. Alceste e Anselmo compiangono le loro reciproche illusioni; il primo tenta anche di impartire una lezione sull’onore a Dorina (“Figliuola, tieni a mente”). Più tardi, al ridotto del teatro addobbato per il ballo, giungono i personaggi in maschera: Alceste scambia Elianta per Celimene e le fa a sproposito una scenata d’amore, convincendosi ulteriormente che tutto nella vita è inganno. Alla fine, sconsolato, decide di partire per il deserto, ma Celimene si rifiuta di seguirlo, preferendo a quel destino la vita di società.

L’opera è, per così dire, ‘sperimentale’ e mobilissima, come si può evincere ad esempio dai duetti comici “Pupille vezzose” (I,12) e “Vedete, peccato!” (II,16), e dalla caratterizzazione del personaggio della serva Dorina (aria “Una donna”: II,12). Una pregevole ripresa moderna è avvenuta alle Festwochen der alten Musik di Innsbruck il 25 agosto 1993.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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