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Dirindina, La
Farsetta per musica in due parti di Girolamo Gigli
Musica di Domenico Scarlatti 1685-1757
Prima rappresentazione: ?

Personaggi
Vocalità
Cupid
Dirindina
Soprano
Don Carissimo
Basso
Liscione
Note
Scritta per la stagione di carnevale 1715 del Teatro Capranica di Roma, questa farsetta venne fermatain extremisdalla censura a causa delle intemperanze del testo. L’autore, il celebre drammaturgo toscano Girolamo Gigli, vi aveva fatto confluire la propria acuminata satira sia verso i costumi del teatro in musica, sia verso la morale ipocrita del bacchettone Don Carissimo (già aveva dato esempi del genere inDon Pilone,un rifacimento delTartuffedi Molière).

Parte prima. Don Carissimo sta impartendo una lezione di canto all’allieva Dirindina, giovane e graziosa, ma musicalmente poco dotata; il maestro palesa la sua gelosia per il castrato Liscione, cui la ragazza dedica un’attenzione equivoca. Proprio in quel momento giunge quest’ultimo, avvisando Dirindina che la richiedono da Milano, per sostenere in teatro una parte impegnativa e molto ben retribuita. Don Carissimo vorrebbe accompagnare la ragazza, ma ne riceve un secco rifiuto; tenta anche di proseguire la lezione, ma poiché Dirindina e Liscione persistono nell’ignorarlo, minaccia di riferire tutto alla madre della ragazza, Dirindona.

Parte seconda. Liscione consiglia l’amica su come comportarsi a Milano, al fine di compensare con la bellezza e alcuni espedienti la scarsa professionalità. Dopo essersi messi d’accordo sul da farsi, Dirindina viene convinta a provare una scena tragica, la parte di Didone in un’invettiva contro Enea. Sopraggiunge intanto Don Carissimo: non si accorge che si tratta di una recita ma prende invece sul serio i riferimenti al «macchiato letto» e ai «nodi maritali». Già turbato per l’improbabile unione tra Dirindina e il castrato, quando viene nominato anche il frutto di questo rapporto, Don Carissimo esce allo scoperto, suggerendo a Dirindina dapprima di eliminare il bambino e quindi di sposare Liscione.

La fresca partitura scarlattiana corrisponde puntualmente alle occasioni comiche offerte dal libretto: a cominciare dalla sbarazzina prima aria della ragazza, “Vo’ cantar come a voi piace”, proseguendo con la parodia dell’aria colda capo, esemplificata in miniatura in “Sola voi? mi meraviglio”, o con il ritmo di minuetto su cui si basa il melenso madrigale “Queste vostre pupillette”. Si notino infine i terzetti che concludono le due parti dell’operina, piccoli congegni efficaci sul piano drammatico e dotati di vivacità ritmica, adatta al gioco frizzante delle ‘battute’ verbali.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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