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Deserto tentato, Il
Mistero in un atto di Corrado Pavolini
Musica di Alfredo Casella 1883-1947
Prima rappresentazione: Firenze, Teatro Comunale, 6 maggio 1937

Personaggi
Vocalità
la Terra
Contralto
l’aviatore
Baritono
l’Euforbia
Soprano
Note
Sullo slancio delle imprese imperiali dell’Italia fascista, Alfredo Casella e Corrado Pavolini sperimentarono nelDeserto tentatoun lavoro operistico in cui si coniugano l’esperienza dell’opera da camera (ossia breve, per pochi personaggi e con un organico orchestrale contenuto, nella linea dellaFavola d’Orfeo) e i legami del soggetto agli eventi politici coevi, non senza una certa suggestione per il mito modernista della macchina (un’ala spezzata d’aeroplano campeggia al centro della scenografia, stormi di aeroplani sorvolano a più riprese il deserto dell’Africa orientale). In questo lavoro, sottotitolato ‘mistero’, gli autori vollero sottolineare l’intenzione di metttere in scena non tanto gli eventi reali dell’epopea fascista, quanto di trasportare «in un’atmosfera di leggenda i tragici e gloriosi avvenimenti dell’Italia di Mussolini», puntando a «universalizzare l’essenza etica e civile dell’impresa gloriosa».

Il taglio dell’opera, sia del libretto sia della musica, si mantiene prevalentemente a metà strada tra il religioso e il guerresco, con un frequente impiego evocativo delle voci, in particolare quelle della Terra e degli aviatori caduti nel deserto. Sono questi ultimi che, in un tripudio di indigeni supplicanti, promettono sorti magnifiche alle terre colonizzate: «Far d’ogni albero creatura/ d’ogni capanna casa/ d’ogni casa armonia/ far d’ogni pietra un tempio». La musica stessa rimane invischiata nella retorica del soggetto, tanto da indurre Casella ad assumere un seguito una posizione autocritica nei confronti di questa sua esperienza e del teatro in generale, di cuiDeserto tentatorimarrà l’ultima sua prova.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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