Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Emilia di Liverpool
(Emilia o L’eremitaggio di Liverpool) Dramma semiserio in due atti di autore ignoto, dal dramma Emilia di Laverpaut di August von Kotzebue
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro Nuovo, 28 luglio 1824

Personaggi
Vocalità
Candida
Mezzosoprano
Claudio di Liverpool
Basso
Don Romualdo
Basso
Emilia
Soprano
Federico
Tenore
il conte
Basso
Luigia
Soprano
Note
Nella sua prima versione l’opera prevedeva l’intrusione di un personaggio buffo, caratterizzato da uno stile musicale peculiare e dall’uso del dialetto napoletano all’interno di una vicenda seria. Emilia, sedotta e abbandonata, vive in penitenza nei pressi di Liverpool. Giungono tre gentiluomini, vittime di un incidente: due di essi si rivelano il padre (Claudio) e il seduttore (Federico) della fanciulla; dinnanzi all’ira del padre, Federico accetta di sposare Emilia. Dalle caratteristiche della trama derivò una congenita mancanza di coesione e di energia drammatica, aggravata dal fatto che l’intreccio era di ostacolo alla vena fantasiosa e alle qualità vocali e interpretative del ‘buffo’ Carlo Casaccia, nei panni di Don Romualdo. Dopo sole sette rappresentazioni l’opera venne ritirata, e Donizetti presentò quattro anni dopo una nuova versione alleggerita nei dialoghi parlati (andata in scena nello stesso teatro l’8 marzo 1828), con il cambio di nome di alcuni personaggi e l’eliminazione del dialetto, allo scopo di favorire una diffusione dell’opera al di fuori di Napoli; inoltre venne accentuato maggiormente l’elemento drammatico, sopprimendo alcuni episodi affidati a Don Romualdo (il che comportò di fatto il passaggio del buffo a personaggio d’ensemble) e sostituendo l’originario finaletto con due numeri tratti daAlahor in Granata. Un tale modo di procedere mostra, come nota Ashbrook, che Donizetti non si rese conto dell’inattualità del genere semiserio (in questo caso, inoltre, gli interludi comici non si armonizzano al meglio con le scene drammatiche) e soprattutto indica che egli non aveva ancora trovato la prospettiva, drammaturgica e musicale, che gli sarà più congeniale. La fortuna dell’opera nel corso dell’Ottocento fu di breve durata; la sua ripresa in tempi moderni risale al 1957, a Liverpool, con Joan Sutherland nel ruolo della protagonista.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità