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Flammen
Tragicommedia in due atti di Karel Benes e Max Brod
Musica di Ervín Schulhoff 1894-1942
Prima rappresentazione: Brno, Teatro Nazionale Cèco, 27 gennaio 1932

Personaggi
Vocalità
Arlecchino
Baritono
Don Juan
Tenore
Donna Anna
Soprano
il Commendatore
Basso
la Morte
Mezzosoprano
Ombra (3)
Soprano
Ombra (3)
Contralto
suor Margherita
Soprano
Note
Ervín Schulhoff fu uno sfortunato musicista ebreo-cèco di lingua tedesca, nato nel 1894 e morto nel 1942 in un campo di concentramento tedesco per esaurimento, denutrizione e tifo. Il suo catalogo, che si possiede per averlo egli messo in salvo in una biblioteca russa appena prima che si scatenasse la barbarie nazista, comprende tra le altre cose alcune sinfonie (piuttosto celebre laFreitheitssymphonie, Sinfonia della libertà), varia musica da camera, l’impegnatoDas kommunistiche Manifest.Flammen, composta nel 1929 è opera singolare, non foss’altro che per la duplice e in qualche modo contraddittoria circostanza di essere orientata in senso fortemente simbolistico-surreale quanto a drammaturgia e in senso neoclassico quanto a linguaggio musicale. Si tratta tuttavia di un neoclassicismo molto particolare, per nulla imparentato a quelli di Stravinskij o di Hindemith, nutrendo soprattutto il compositore praghese il gusto per la contaminazione stilistica, per unpastichedi alto livello nel quale non rientrano soltanto modi e stilemi di passati recenti o remoti ma anche ‘atteggiamenti’, gesti, maniere della più avanguardistica modernità. Sicché il jazz si fonde con l’atonalità, l’urlo espressionista al canto piano, la canzonetta d’osteria al corale e via contaminando, all’interno di un orizzonte che si potrebbe definire ‘alla Weill’ante litterampoiché al Weill americano, piuttosto che a quello più conosciuto degli esordi, vien fatto di pensare. Il libretto è una rivisitazione moderna e pesantemente erotica (ai limiti dellapornofonia) della leggenda di Don Giovanni, molto influenzata dalla psicoanalisi freudiana. In esso la principale di un’ampia serie di varianti drammatiche sul tema della leggenda consiste nel fatto che il libertino Don Juan è condannato a non poter morire, come l’olandese volante wagneriano. Ma ancor più che all’opera romantica di Wagner il dramma rimanda piuttosto aErwartung, il celebre monodramma schönbergiano, in quanto l’unico personaggio reale dell’opera è il protagonista, profilandosi il commendatore, Donna Anna e gli altri personaggi quali mere proiezioni della mente di lui. L’opera prevede una scansione drammatica di complessive dieci scene non necessariamente contigue; l’insieme delle prime sette (Notturno, Canto del fuoco, Messa di mezzanotte, Chimera, Galleria, Dialogo, Tempesta-dialogo con il mare) costituisce il primo atto, mentre le altre tre (Notte di carnevale, Banchetto, Notturno) scandiscono il ritmo teatrale del secondo.

Atto primo. Le Ombre si raccontano l’un l’altra le gesta di Don Juan che, protetto dalla Fata della Morte, seduce una donna in una casa abbandonata e la porta fino all’estasi. Quindi ironizzano sulla passione di un’altra donna per lui, che lo immagina con il corpo tinto del color del fuoco. Durante la messa di mezzanotte Don Juan vorrebbe cambiare vita, ma una suora tenta di fargli cambiare idea. La Morte intanto suona un Gloria all’organo, che è però coperto dalle note di unfoxtrotche proviene dall’esterno. Nella scena successiva Don Juan scala la vetta di un monte formato da corpi femminili nudi. In cima alla vetta compare ancora la Morte. Quindi incontra in una galleria di sculture maschili, i cadaveri dei suoi antenati che, diversamente da lui, sono riusciti a dare compimento alla loro ricerca della felicità. Il successivo dialogo con una donna (la stessa che gli era apparsa precedentemente in veste di suora) è interrotto dalla visione di un corpo femminile rosso fuoco. Durante una tempesta Don Juan e Margherita si amano, ma compare la Morte e uccide la fanciulla. Di fronte al mare Don Juan sogna di morire.

Atto secondo. In un clima da commedia dell’arte, Don Juan balla ilfoxtrotcon Donna Anna, mentre Arlecchino annuncia scene di orrore per mezzanotte. Don Juan uccide lo sposo di Donna Anna travestito da Commendatore, e Donna Anna si suicida. Nella scena successiva egli tenta di farla rivivere. Compare poi uno stuolo di donne nude danzanti, che egli tenta invano di afferrare. Don Juan urla fedeltà eterna alla Morte, ma quest’ultima gli ricorda che egli le sarà più vicino da vivo che da morto. La statua del Commendatore lo condanna intanto a vita eterna; al che Don Juan si spara, ma anziché morire si trasforma in un giovane. Nella scena finale la Morte e le Ombre continuano a perseguitare il disperato libertino, sempre intento a soddisfarsi con nuove vittime della sua irrefrenabile passione erotica.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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