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Filosofo di campagna, Il
Dramma giocoso in tre atti di Carlo Goldoni
Musica di Baldassarre Galuppi 1706-1785
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Samuele, 26 ottobre 1754

Personaggi
Vocalità
Capocchio
Tenore
Don Tritemio
Basso
Eugenia
Soprano
Lena
Soprano
Lesbina
Soprano
Nardo
Tenore
Rinaldo
Soprano
Note
L’opera costituisce uno degli esempi più celebri del teatro buffo di metà Settecento: subito ‘esportato’ in tutta Europa, conobbe anche una popolare riduzione a intermezzo in due atti.

Atto primo. Eugenia non intende sottostare ai desideri paterni: Don Tritemio vorrebbe infatti che la figlia sposasse il ricco ‘filosofo di campagna’ Nardo, mentre la ragazza è innamorata del nobile Rinaldo. La cameriera Lesbina si impegna ad aiutarla, ma Don Tritemio scaccia in malomodo lo spasimante. Intanto Nardo, ignaro di tutto ciò, discutendo con la nipote Lena mette in burla ogni antiquato tentativo di avanzamento sociale attraverso le nozze e tesse un elogio della serenità campestre. Quando il filosofo si presenta a casa di Don Tritemio, Lesbina, per nascondere l’incontro tra i due amanti che ha luogo proprio in quel momento, finge di essere Eugenia e si propone a Nardo come sposa. Nel finale d’atto la cameriera riesce a evitare che Don Tritemio sveli a Nardo la verità e accetta volentieri un anello di fidanzamento da parte del ricco contadino.

Atto secondo. Lesbina ha consegnato l’anello a Eugenia. Quando Rinaldo si presenta con un notaio per formalizzare le sue intenzioni, Don Tritemio fa notare come la figlia sia già fidanzata, provocando l’ira del giovane, che si sente tradito. Mentre Eugenia sfoga la sua disperazione, Nardo invia uno splendido gioiello per la sposa. Rinaldo, intanto, si è recato a protestare presso il filosofo: questi, vista la fermezza del giovane, gli concede di tenersi pure la sposa. L’acquisto di una moglie non è infatti impresa per cui valga la pena di rischiare alcunché. Il filosofo viene inoltre a sapere della vera identità di Lesbina, ma non si scompone: la ragazza gli piace, e il suo stato sociale è del tutto irrilevante. La cameriera ha intanto finto di voler sposare Don Tritemio: quando il notaio si presenterà per la firma del contratto, si approfitterà dell’uscita del vecchio Tritemio per celebrare le doppie nozze di Lesbina con Nardo e di Eugenia con Rinaldo.

Atto terzo. Tutti i personaggi si trovano in casa di Nardo. Don Tritemio non ha ancora capito nulla dell’accaduto, mentre Nardo, contento, tributa lodi entusiastiche alla ragionevolezza, alla moderazione e alla vita semplice e naturale, lontana da ogni ambizione. Scoperta la verità, a Don Tritemio non resta che consolarsi con le proprie nozze: non con Lesbina, ma con Lena, nipote di Nardo.

Nato dal connubio Goldoni-Galuppi,Il filosofo di campagnamette in scena alcuni elementi drammaturgici tipici del genere comico, conferendo loro lavervedei brillanti e saporiti versi goldoniani e la varietà e pregnanza della musica del ‘Buranello’ (così era soprannominato Galuppi). Tra gli aspetti tradizionali vanno enumerati la figura dell’amante nobile, Rinaldo, che si esprime nel linguaggio, poetico e musicale, tipico dell’opera seria; la ragazza innocente e perseguitata, Eugenia, che si vuole costringere a nozze indesiderate; la serva Lesbina, che cercherà con successo di diventare padrona; la figura del padre, Don Tritemio, povero e vecchio tonto cui restano residue velleità amorose. Nuovo, anzi precorritore dei tempi, è il personaggio di Nardo, un illuminato ‘libero pensatore’ che supera senza rimpianti i pregiudizi del passato, parla schiettamente e sposa la vita di natura, mosso dal criterio guida della ragione. In questo sta la sua ‘filosofia’, ed è proprio la sua capacità di adattarsi e di reagire ‘ragionevolmente’ alle diverse situazioni a svolgere un ruolo determinante nell’evolversi della vicenda, i cui contrasti vengono smorzati nell’arcadica serenità dell’habitatrurale del filosofo. La musica esprime in modo quasi ‘segnaletico’ il carattere delle varie figure: Eugenia si manifesta nella sua ingenuità già dal duetto “Candidetto gelsomino”; sei anni più tardi, anche laCecchinasvelerà le sue pene d’amore mentre è intenta a curare i fiori. Fiori che diventano, sulla bocca di Lesbina, la non troppo nascosta ‘allegoria’ con cui l’astuta cameriera fa capire a Don Tritemio che il soggetto è troppo anziano per i suoi gusti (esilarante e ‘astuto’ è anche il testo goldoniano, che coinvolge tutto l’orto: la cicoria, il ravanello, l’insalata). Rinaldo, invece, palesa il suo sdegno tragico nell’aria di furore “Perché lasciarmi, ingrata?”, prima di tornare a un tono espressivo più affettuoso nel duetto con Eugenia (la ragazza aveva intanto avuto l’occasione di una grande aria patetica, in cui lamentava la crudeltà paterna). Un bel duetto, dagli opportuni toni idillici, è riservato alla coppia Nardo-Lesbina, ove la storia d’amore è calata nel contesto naturale allietato dal canto degli uccelli. Vivace il finale primo, notevole sin dal piglio energico del suo attacco.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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