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Falena, La
Leggenda in tre atti di Silvio Benco
Musica di Antonio Smareglia 1854-1929
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro Rossini, 6 settembre 1897

Personaggi
Vocalità
Albina
Soprano
re Stellio
Tenore
Uberto
Baritono
Note
«Un idillio sconvolto in tragedia»: così il ventunenne Silvio Benco definiva la leggenda che aveva scritto per l’opera di Smareglia.

Sulle coste europee dell’Atlantico, ai primi tempi del cristianesimo. Il giovane re Stellio torna dalla caccia e bacia la sua fidanzata, la vergine Albina, poi, su intercessione della ragazza, perdona un ladro che i suoi soldati hanno arrestato. Ma Albina ha avuto dei tristi presagi: improvvisamente dalla foresta appare una fanciulla misteriosa dai capelli neri, che pronuncia la formula di un incantesimo e si ritira nella foresta. Stellio, in preda alla magia, lascia Albina e raggiunge la misteriosa fanciulla, la Falena, nella sua capanna nel bosco. La Falena lo fa bere, lo bacia, lo spinge a uccidere Uberto, il padre di Albina, che cercava invano di ricondurlo a corte. All’alba del giorno dopo la Falena scompare, mentre Stellio si consegna ai suoi uomini confessando l’omicidio. Sulla riva del mare Albina perdona l’omicida, ma spira abbracciando il cadavere del padre.

L’incontro con il giovane poeta Silvio Benco comporta per Smareglia il passaggio a un teatro dominato da temi onirici, da personaggi della fantasia, al di fuori di ogni verosimiglianza. Se perFalena, come avverrà poi per le altre due opere su testo di BencoOceanaeAbisso, i critici sprecarono l’aggettivo wagneriano, è perché il compositore accresce la potenza dinamica dell’orchestra, fa un largo uso di Leitmotive, utilizza numerosi squarci sinfonici, come i preludi che precedono i tre atti. L’atto più interessante è il secondo: non solo perché è in pratica un unico, lungo duetto di tenore e mezzosoprano (salvo un breve terzetto all’arrivo del baritono), ma perché una ricca orchestrazione delinea un’atmosfera di magia, di mistero, che ben si adatta alla figura di Falena. Il finale dell’atto, inoltre, raggiunge un’intensa drammaticità, con una sorta di melopea sinfonica nella quale all’allucinato Stellio pare di udire, lontano, il pianto di Albina.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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