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Guercoeur
Tragédie en musique in tre atti proprio
Musica di Albéric Magnard 1865-1914
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra, 24 aprile 1931

Personaggi
Vocalità
Giselle
Mezzosoprano
Guercoeur
Baritono
Heurtal
Tenore
la Beauté
Soprano
la Bonté
Mezzosoprano
la Souffrance
Contralto
la Vérité
Soprano
l’ombra di un poeta
Tenore
l’ombra di una donna
Mezzosoprano
l’ombra di una vergine
Soprano
Note
Magnard, cimentatosi inizialmente con la musica vocale (ricordiamo le sue raffinatemélodies) e pianistica, per poi passare a opere cameristiche (laSonata per violino, 1901, è uno dei capolavori del periodo) e sinfoniche, nel 1892 presentò a Bruxelles un atto unico,Yolande, anch’essa libretto proprio; dal 1897 al 1901 lavorò alla sua seconda opera,Guercoeur: ma, vivente l’autore, ne vennero eseguiti solo il primo atto e il terzo (rispettivamente a Nancy, 1908, e a Parigi, 1910). Nel tentativo di difendere la sua casa vicino Senlis, presso Parigi, contro l’esercito tedesco invasore, Magnard perì, e con lui bruciarono variunicadei suoi manoscritti, tra cui proprio il primo e terzo atto diGuercoeur, successivamente ricostruiti, sulla base dello spartito, da Guy Ropartz.

Guercoeur ha dedicato la sua vita alla Bellezza e alla Bontà, consacrandosi all’amore per la moglie Giselle e alla liberazione della patria da un tiranno. Quindi Guercoeur muore ed entra nell’Elisio della Verità, ma non vi trova la pace e desidera tornare a vivere. Non avendo egli fatto conoscenza della Sofferenza – contrapposta alle altre due figure allegoriche con le quali forma una sorta di trinità, sulla quale regna sovrana la divina Verità – essa gli rende possibile il ritorno: due anni dopo la sua morte, Giselle convive ormai con il suo allievo Heurtal che, di fronte alle difficoltà economiche del popolo, desideroso di un nuovo tiranno, vorrebbe assumere il potere. Guercoeur, nel tentativo di evitare ciò, muore per la seconda volta nella lotta tra i suoi sostenitori (vittoriosi) e gli avversari di Heurtal. Svanite definitivamente le sue illusioni, Guercoeur torna nell’Elisio della Verità, che gli offre la visione di un mondo migliore. Il sogno che non era stato in grado di raggiungere sarà un giorno realtà: gli uomini vinceranno il male, innalzandosi a un superiore grado di coscienza.

In questo suo mistero a metà strada tra l’opera e l’oratorio, un territorio ibrido coltivato già da Berlioz, prossimo all’Arianedi Dukas e al simbolismo di Debussy, Magnard rende omaggio sia a una vaga idea di medioevo alla Maeterlinck, sia a Wagner (TannhäusereTristan). Come ammette nella prefazione alla sua ultima opera,Bérénice(da Racine, 1911), Magnard non aveva sentito in sé l’ingegno per schiudere nuovi orizzonti al teatro musicale: perciò si rifece all’esempio di Wagner, ne mutuò con parsimonia la tecnica del Leitmotiv e si avvalse di una grande orchestra. Il risultato fu un’opera tardoromantica dalle proporzoni ragguardevoli (oltre tre ore di musica); epigonale, sì, ma stimolante nelle sue simmetrie – il primo e terzo atto si svolgono nell’Elisio, il secondo sulla terra – e nei suoi contrasti tra una certa enfasi lirica e un realismo a tratti persino espressionista (nella scena della sommossa popolare). Da rilevare inoltre le singolari contraddizioni ideologiche che muovevano il compositore, che lo portarono ad accostare ammiccamenti alla tradizione cattolica, simpatie nei confronti dell’aristocratico Ernest Renan e un orientamento politico repubblicano. Tra misticismo e attualità politica, nell’opera si possono infatti cogliere riferimenti a Napoleone III (il vecchio tiranno), al generale Boulanger (Heurtal) e a Léon Gambetta (Guercoeur).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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