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Guarany, Il
Opera-ballo in quattro atti di Antonio Scalvini e Carlo d’Ormeville, dalla novella O Guarani di José de Alencar
Musica di Antônio Carlos Gomes 1836-1896
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 19 marzo 1870

Personaggi
Vocalità
Alonso
Basso
Cacico
Basso
Cecilia
Soprano
Don Alvaro
Tenore
Don Antonio de Mariz
Basso
Gonzales
Baritono
Pedro
Basso
Peri
Tenore
Ruy-Bento
Tenore
Note
Benché brasiliano, Gomes si inserisce pienamente nella storia dell’opera italiana del secondo Ottocento, per formazione e produzione; conIl Guaranyil compositore emerse sulla scena internazionale ottenendo, fra gli altri, il plauso di Verdi.

Atto primo. Presso Rio de Janeiro, nel 1560. Al castello di Don Antonio de Mariz arriva un gruppo di cacciatori, tra i quali Don Alvaro e Gonzales, entrambi innamorati di Cecilia. Don Alvaro chiede la giovane in sposa ed ella, pur non amandolo, acconsente per obbedienza verso il padre. Viene ricevuto a palazzo anche Peri, cui Don Antonio rende onore, per aver salvato Cecilia dagli indigeni Aymoré; avendo ascoltato Gonzales tramare con i suoi compagni, Peri avverte Cecilia e fugge con lei, dichiarandole il suo amore.

Atto secondo. Nella grotta del Selvaggio. Peri ascolta i tre avventurieri cospirare un nuovo attacco al castello: solo Cecilia sarà risparmiata, ma verrà rapita da Gonzales. Nella sua camera, la ragazza dorme ignara; quando Gonzales penetra nella stanza, si sveglia e lo respinge. Peri, appostato all’esterno, interviene ferendo con una freccia l’avventuriero, che risponde con il fucile. Tutto il castello si allerta; Don Antonio sopraggiunge e chiede spiegazioni a Gonzales. Questi viene indicato da Peri come il capo della congiura, ma ecco arrivare da fuori rumori tremendi: il castello è attaccato dagli Aymoré e tutti si preparano alla difesa.

Atto terzo. Cecilia è prigioniera nel campo degli Aymoré: il loro capo Cacico la vuole come regina. Un gruppo di guerrieri conduce anche Peri prigioniero e Cacico, riconosciutolo come amico dei portoghesi, lo condanna a morte secondo il rituale cannibalesco. Peri rivela a Cecilia di essersi avvelenato cosicché, quando gli Aymoré mangeranno il suo corpo, periranno. I due si scambiano nuovamente voti d’amore; ma prima che Cacico possa sferrare il colpo mortale, i portoghesi invadono il campo e sconfiggono gli indigeni, uccidendo il loro capo. Peri riesce a bere l’antidoto al veleno.

Atto quarto. Don Antonio, al castello, ascolta di soppiatto una nuova cospirazione di Gonzales: decide di distruggere la propria casa, non potendo far fronte alle minacce congiunte dell’avventuriero e degli Aymoré. Peri si offre di aiutarlo, ma il nobile rifiuta; propone allora di portare in salvo Cecilia, ma Don Antonio esita perché Peri non è cristiano. Per questo Peri chiede di essere battezzato; il nobile celebra il sacramento e, sopraggiunta Cecilia, gliela affida. Gonzales e i suoi si apprestano a inseguire i due innamorati fuggitivi; ma Don Antonio fa esplodere il castello, causando la propria morte e quella dei traditori, mentre Cecilia e Peri riescono a mettersi in salvo.

L’opera, comeDon CarloseLa forza del Destino, si configura quale tentativo di mediazione tra il melodramma italiano e ilgrand-opéraalla Meyerbeer. L’argomento, che rimanda invece all’esotismo diL’AfricaineeAida, è condotto con singolare energia e rapidità drammaturgica. Il compositore, attento alle esigenze dell’azione, opera senza schematismi, pur articolando la partitura per numeri chiusi; adotta una scrittura colorita, un melodismo forse un po’ ingenuo ma efficace, una condotta orchestrale raffinata, di ispirazione francese. Algrand-opéraguardano soprattutto i finali d’atto, di impianto colossale e di grande effettismo scenografico (si pensi alla scena conclusiva con l’esplosione del castello, che ricorda quella deLe Prophètedi Meyerbeer), le grandi descrizione d’ambiente (notevole quella del terzo atto: ‘Ballabile, Baccanale, Invocazione’), il ricorso allacouleurlocale ‘autentica’ (ritmi di danze popolari brasiliane e pezzi caratteristici), benché il folclorismo sia più evidente nelle sue prime opere. L’ouverture dell’ultima versione (1871), divenuta una sorta di secondo inno nazionale brasiliano, ha un primo tema energico, che funge da Leitmotiv e conferisce il suo carattere epico all’intera opera, configurandosi come ideale e romantica stilizzazione della musica indigena. Il soggetto, che celebra grandiosamente l’identità nazionale, contribuì certamente al successo dell’opera in patria (fu dedicata a Pedro II ed eseguita per il suo genetliaco a Rio de Janeiro il 2 dicembre 1870); il lavoro ebbe fortuna anche nelle principali capitali europee. La novella di Alencar (1829-1877), da cui è tratto, è considerata il capolavoro della letteratura indianista romantica. Il finale, che vede Peri e Cecilia approdare in un luogo paradisiaco, esalta simbolicamente il moderno Brasile, luogo d’incontro di tutte le razze; il fiume Paquequer, attraverso il quale i due innamorati fuggono, è assurto a simbolo della libertà nazionale. Rispetto all’originale, la versione operistica radicalizza la contrapposizione di bene e male, estendendola a più livelli: se Peri incarna il mito del buon selvaggio, Cacico rappresenta il lato oscuro della cultura indigena (cannibalismo); se Don Antonio esprime l’ideale del sacrificio, Gonzales gli si contrappone con l’esercizio dell’inganno e della sopraffazione; l’unione di Peri e Cecilia, resa possibile dalla conversione di lui al cristianesimo, sintetizza idealmente la vittoria del bene.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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