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Girotondo
Opera in due atti di Roberto Roversi, da Reigen di Schnitzler
Musica di Fabio Vacchi 1949-
Prima rappresentazione: Firenze, Teatro della Pergola, 16 giugno 1982

Personaggi
Vocalità
il Bambino
Soprano
il Conte
Baritono
il Giovane signore
Tenore
il Marito
Baritono
il Soldato
Baritono
la Cameriera
Soprano
la Donna galante
Contralto
la Giovane signora
Mezzosoprano
la Prostituta
Soprano
l’Attrice
Soprano
Note
Girotondoè certo il più ‘musicale’ dei numerosi drammi di Arthur Schnitzler, il più autentico e profondo interprete dell’epoca dellafinis Austriae. Esso è strutturalmente organizzato infatti secondo una inesorabile forma ciclica, per cui ciascuno dei dieci personaggi (cinque maschili e cinque femminili) compare in due e due sole scene contigue, insieme con un partner di volta in volta differente: la prostituta col soldato, il soldato con la cameriera, la cameriera col giovane signore, il giovane signore con la giovane signora e così via fino alla decima e ultima scena, che vede ricomporsi geometricamente il cerchio nell’unione dell’ultimo personaggio incontrato, il conte, con quello che era apparso per primo, la prostituta. Si tratta di dieci differenti incontri erotici, da considerare come altrettante varianti di un unico motivo conduttore: quello dell’inconsistenza e della conseguente incomunicabilità tra uomini e donne di ogni ceto e classe sociale della borghesia viennese di inizio secolo. Approntando un testo per la musica di Vacchi, il librettista Roberto Roversi si è ispirato tuttavia molto liberamente alla sua fonte, nel tentativo di attualizzarne i contenuti, inscindibilmente connessi al clima decadente che caratterizza lo sfondo dell’intera opera schnitzleriana. Ne è risultato un agile e sintetico libretto in nove scene, che prevede scansioni più varie di quelle originarie (che, se rispettate alla lettera, non darebbero luogo che a una serie continua di duetti), coronato dall’invenzione di un canto finale della voce bianca di un bambino, simbolo di innocenza e di speranza, tanto più necessario nell’ambito della manifestazione di una così devastata realtà umana. Dal meccanismo geometrico della materia testuale Vacchi trova stimolo per una creazione musicale a sua volta organizzata, predisposta, ordinata da altrettale gusto per il gioco combinatorio degli elementi che costituiscono la griglia compositiva; motivi, intervalli, campi armonici e timbri si rimandano e autocitano in un meccanismo non meno ossessivo di quello del dramma, garantendo al contempo unità e varietà alla partitura. Partitura che, tra quelle di Vacchi, è forse quella che meglio rispecchia la formazione avanguardistico-strutturalista del musicista bolognese, superata solo nelle sue prove successive. La vocalità è estremamente articolata e non rifugge da citazioni – se non di temi – di stili, modi e ‘atteggiamenti’ storici; la scrittura orchestrale, di impronta cameristica (flauti, oboi, clarinetti, corni, trombe, due percussionisti e nove archi), non consegue ancora il grado di estrema raffinatezza che sarà delle susseguenti partiture di Vacchi.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

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