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Huron, Le
Opéra-comique in due atti di Jean-François Marmontel, dal romanzo L’Ingénu, histoire véritable tirée des manuscrits du père Quesnel di Voltaire
Musica di André-Ernest-Modeste Grétry 1741-1813
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 20 agosto 1768

Personaggi
Vocalità
Gilotin
Tenore
il signor Kerkabon
Basso
il signor St-Yves
Basso
la signorina Kerkabon
Soprano
la signorina St-Yves
Soprano
le Huron
Basso
un caporale
Tenore
un funzionario
Recitante
un ufficiale
Tenore
Note
Il giovane Grétry e il poeta Marmontel inaugurarono la loro duratura collaborazione (dalla quale nacque, ad esempio,Zémire et Azor) basandosi su un romanzo pubblicato da Voltaire a Ginevra l’anno prima, e già proibito a Parigi due mesi dopo la pubblicazione. L’acuminata critica ‘al vetriolo’ contro la società europea e la sua cultura viene però lasciata del tutto sullo sfondo nell’opera musicale, che sfrutta invece l’esotismo del tema del ‘buon selvaggio’.

Tra due ragazze francesi, le signorine St-Yves e Kerkabon, nasce una discussione sul quesito se la capacità di amore vero sia maggiormente sviluppata presso gli indiani d’America o nella cività europea. La signorina St-Yves è innamorata di Huron, uno di questi indiani, ed è decisa a non sposare Gilotin, che il padre le vorrebbe imporre. Tornato dalla caccia, Huron, che appare visibilmente interessato alla signorina, svela di essere in realtà francese, nipote del signor Kerkabon: non smetterà tuttavia di comportarsi da ‘selvaggio’, poiché desidera essere accettato così com’è. Scoppiata la guerra contro gli inglesi, Huron parte per combattere al posto di Gilotin, e torna vincitore. Davanti a questo fatto, il signor St-Yves acconsente alle nozze di Huron con la figlia; ma, poiché il ‘selvaggio’ ha tentato di entrare con la forza nella camera della sposa, questa viene destinata a un convento. Alla fine la situazione viene salvata da un ufficiale, che testimonia dell’intrepida condotta di Huron sul campo di battaglia.

Grétry compose per il maldestro libretto di Marmontel (pubblicato anonimo) una serie di pezzi memorabili, che fecero la fortuna dell’opera, tradotta nel giro di un decennio in tedesco, olandese e danese. Notevole la parte del protagonista, che richiede, per i suoi dieci interventi cantati, doti sia di lirismo che di agilità (evidenti in particolare nella celebre aria “Dans quel canton est l’Huronie”). Anche la signorina St-Yves gode di una parte alquanto considerevole: quattro arie, un duetto e un intenso recitativo accompagnato nel secondo atto.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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