Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Horaces, Les
Tragédie lyrique in tre atti e due intermèdes di Nicolas-François Guillard, dalla tragedia Horace di Pierre Corneille
Musica di Antonio Salieri 1750-1825
Prima rappresentazione: Versailles, 2 dicembre 1786

Personaggi
Vocalità
Camille
Soprano
Curiace
Tenore
gran sacerdote
Basso
Jeune Horace
Tenore
una compagna di Camille
Soprano
Vieil Horace
Basso
Note
Lo straordinario successo ottenuto nel 1784 conLes Danaïdesfruttò a Salieri la commissione di due nuove opere per Parigi,Les HoraceseTarare. Al primo dei due lavori sembrava garantire il successo almeno un paio di fattori: il testo, firmato da uno dei più acclamati librettisti francesi del momento, e il soggetto perfettamente alla moda (la grande tela con ilGiuramento degli Orazi, presentata da David al Salon del 1785, aveva suscitato un’impressione profonda nel pubblico parigino). L’opera cadde invece rovinosamente a entrambe le ‘prime’, una a corte, l’altra pubblica all’Opéra cinque giorni dopo, il 7 dicembre. Nel ripercorrere la notissima vicenda, il librettista Guillard opera una decisa semplificazione, presentandoci uno solo dei tre Orazi e uno dei Curiazi. Il duello dei sei campioni si svolge fuori scena; l’attenzione è tutta concentrata sul personaggio di Camille, sorella di Horace ma al tempo stesso promessa a Curiace, e divisa perciò tra amore e dovere. La musica di Salieri coglie puntualmente questo nucleo drammaturgico, fin dalla vibrante ouverture, e poi nel corso della grande scena iniziale, ambientata nel tempio di Egeria, dove tre arie successive della protagonista percorrono un ampio arco psicologico, dall’angoscia per la guerra imminente all’invocazione dell’aiuto divino e alla confessione amorosa. L’intensità dell’esordio trova più avanti riscontro in qualche pezzo concertato, come il duetto o il quartetto del secondo atto, ma in generale l’insistenza sulla sfera dell’eroismo, tra cori, marce e clangori di trombe e timpani, sembra giustificare il giudizio di Beaumarchais («un fort bel ouvrage, mais un peu trop sévère pour Paris»), anche considerando la rinuncia alle tradizionali parentesi edonistiche deidivertissementsdanzati. A questa uniformità si aggiunge la debolezza del finale, che ci è pervenuto in tre differenti versioni. Secondo quanto si ricava dal libretto a stampa, lo scontro tra Camille e il fratello Horace, che le ha ucciso in duello il fidanzato, avrebbe dovuto sfociare nel suicidio della donna, ma la partitura autografa e un’altra fonte coeva propongono versioni alternative: Camille viene salvatain extremiso semplicemente la scena finale viene omessa. In tutte e tre le versioni la scena conclusiva risulta comunque quasi identica, e consiste in un lungo recitativo seguito da un coretto di sole sette misure. Impossibile pensare che una simile conclusione non abbia avuto il suo peso nell’insuccesso; è probabile che le due versioni alternative al libretto siano state approntate da musicista e poeta dopo la ‘prima’ a corte, nel vano tentativo di ovviare al fiasco. L’opera fu ritirata dal cartellone, ma sei mesi dopo la grande accoglienza riservata aTararecompensò ampiamente Salieri della delusione patita.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità