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Italiana in Londra, L’
Intermezzo in musica in due parti di Giuseppe Petrosellini
Musica di Domenico Cimarosa 1749-1801
Prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle, 28 dicembre 1778

Personaggi
Vocalità
Don Polidoro
Basso
Livia
Soprano
Madama Brillante
Soprano
Milord Arespingh
Basso
Sumers
Tenore
Note
Nei primi anni di carriera, dopo l’esordio del 1772, l’attività di Cimarosa si divise tra i teatri comici napoletani e il Teatro Valle di Roma. In questa seconda sede si davano per lo più opere brevi e con un ridotto numero di personaggi, suddivise in ‘parti’ anziché in atti e definite ‘intermezzi’, sebbene fossero lavori indipendenti. Tra gli intermezzi cimarosiani il più fortunato fuL’italiana in Londra, grazie al quale il maestro di Aversa ottenne il suo primo grande successo.

L’italiana del titolo è Livia, giovane genovese giunta a Londra sulle tracce di un nobile inglese, al quale era stata legata un paio d’anni prima, senza poterlo sposare per l’opposizione del padre di lui. Nella locanda dove ha preso alloggio si trovano il mercante olandese Sumers, uomo saggio e virtuoso, tutto votato al lavoro, e il bizzarro napoletano Don Polidoro, facile al riso e insieme credulo all’eccesso (la sua pretesa di essersi reso invisibile mediante la pietra elitropia sfocia in situazioni schiettamente caricaturali); il terzo uomo è naturalmente Milord Arespingh, sprofondato nella malinconia al ricordo dell’antica innamorata. L’incontro tra i due giovani suscita equivoci e tensioni, anche perché Livia ha assunto una falsa identità per non essere immediatamente riconosciuta. Quando le guardie mandate da Milord padre vengono ad arrestare l’italiana, la vicenda sembra volgere al peggio, ma la riconciliazione tra gli innamorati scioglie il nodo e anche Madama Brillante, l’arguta padrona della locanda, può unirsi a Don Polidoro e partire con lui per Napoli.

Qualche riferimento all’ambiente mercantile, con personaggi che leggono le gazzette e navi che vanno e vengono dalle Indie, dà alla commedia una gustosa concretezza, mentre le allusioni allo stato sociale e al carattere nazionale dei personaggi (il borghese d’Olanda fiero della propria ricchezza, il nobile inglese ipocondriaco, il napoletano gaudente) si tramutano in efficaci spunti di comicità. Per coglierli, Cimarosa sacrifica qualcosa della propria cantabilità in favore di una vivacità pungente, che fa pensare al Paisiello di quegli stessi anni. La partitura ha i suoi momenti più trascinanti nei due ampi finali: il trattamento polifonico innesca nei momenti di massima confusione una carica giocosa e liberatoria, anch’essa apertamente rivolta ai modelli paisielliani. Secondo Francesco Florimo, grande conoscitore ottocentesco di musica napoletana, sarebbero stati proprio i finali «ampliati, intrecciati e prolungati» a decretare il successo romano; un successo destinato peraltro a ripetersi in Italia e all’estero, come testimoniano i numerosi allestimenti negli anni successivi (fra cui quello diretto da Haydn alla corte del principe Esterházy, nel carnevale 1784). Tra i numerosi rimaneggiamenti subiti dall’opera nella sua circolazione vanno ricordati almeno quelli realizzati da Cherubini (Parigi 1790) e dallo stesso Cimarosa (aggiunta di un quartetto e due arie, Napoli 1794). In tempi recenti l’Italiana in Londraè stata ripresa a Savona, a cura del Teatro dell’Opera Giocosa, nel 1986.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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