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Impresario delle Canarie, L’
Intermezzi per musica in due parti di Pietro Metastasio
Musica di Domenico Sarro 1679-1744
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo, carnevale 1724

Personaggi
Vocalità
Dorina
Soprano
Nibbio
Basso
Note
Scritti per occupare gli intervalli tra gli atti dellaDidone abbandonata, questi intermezzi rappresentano una precoce esperienza comica di Metastasio, esattamente coeva al suo primo dramma per musica. Il testo nasce Napoli, patria dei generi popolari dell’intermezzo e della commedia per musica, e dimostra la gustosa vena satirica di Metastasio, esercitata senza remore contro quell’ambiente teatrale di cui sarebbe diventato, di lì a poco, il massimo autore europeo. La critica alle convenzioni del teatro in musica dimostra una chiara affinità conIl teatro alla moda, il libello al vetriolo pubblicato da Benedetto Marcello a Venezia nel 1720.

Parte prima. La cantante Dorina si sta lamentando del repertorio a sua disposizione, quando giunge a farle visita l’impresario Nibbio, che le propone una scrittura per il «teatro famoso» delle isole Canarie. Solo insistendo a lungo l’uomo riesce a convincerla a prodursi all’istante in una cantata, e si prepara a cantare lui stesso una propria ricercata creazione, quando la ragazza finge di dover precipitosamente partire.

Parte seconda. Mentre prova i vestiti di scena, Dorina riceve un’altra visita di Nibbio. La ragazza dapprima gli elenca i guai della professione canora, quindi canta una scena sostenendo la parte di Cleopatra (prova che Nibbio propone di concludere con un’affettata aria di paragone). Al momento di firmare il contratto – che prevede esorbitanti richieste della cantante –, Dorina si tira indietro, di fronte alle ambigue speranze di ricompense affettive adombrate dall’impresario.

L’acuminato testo metastasiano venne messo in musica sei volte nell’arco di un ventennio, tra gli altri da Leonardo Leo (1741) e da padre Martini (1744). La prima intonazione, a opera di Sarro, si distingue in particolare per le due arie di Nibbio: in quella della prima parte (“Risolva, e le prometto”, in sol minore) l’appassionata dichiarazione di affidabilità fatta dall’impresario alla cantante viene garantita da una linea melodica di grande nobiltà e decoro, che risulta spropositata nel modesto contesto in cui è collocata; nell’aria della seconda parte (“La farfalla che all’oscuro”), invece, il testo paradossale (la parodia di un’aria ‘di paragone’) viene illustrato attraverso i gesti tipicamente comici della melodia, leziosi nella descrizione della farfalla, agitati nella sezione ‘di tempesta’ (Allegro molto).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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