Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Imelda de’ Lambertazzi
Melodramma tragico in due atti di Andrea Leone Tottola, dalla tragedia Imelda di Gabriele Sperduti
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Carlo, 5 settembre 1830

Personaggi
Vocalità
Bonifacio Geremei
Baritono
Imelda
Soprano
Lamberto
Tenore
Orlando Lambertazzi
Tenore
Ubaldo
Basso
Ugo
Basso
Note
Nel corso del 1830, per il San Carlo di Napoli Donizetti diede alla luce tre opere di genere molto diverso tra loro: la farsa in un attoI pazzi per progetto(6 febbraio), l’azione tragico-sacraIl diluvio universale(6 marzo) e il melodramma romanticoImelda de’ Lambertazzi, andato in scena il 5 settembre. Quest’ultimo spettacolo non superò le tre recite previste dal contratto ed ebbe senz’altro il minor successo di pubblico. In quell’estate, mentre procedeva alla composizione diImelda, Donizetti era già «in contratto con i Sig.ri impresari del Carcano per comporre la prima Opera del Carnevale venturo» (a Gasparo Galeotti, 23 luglio 1830), e il 1º agosto firmò ‘la scrittura’ per il teatro milanese, dove avrebbe colto il grande successo diAnna Bolena.

Il testo diImeldaè il quinto e ultimo ‘atto’ della collaborazione con Andrea Leone Tottola; senza una commissione Donizetti si era già servito del suo librettoGabriella di Vergy(1826) musicato da Carafa. AncheImelda de’ Lambertazzinon è un lavoro nuovo e comeGabriella(messa in scena solo nel 1869) si conclude con la morte in scena della protagonista: si è ipotizzato che la scelta fosse dettata dall’opportunità di un testo già sottoposto alla severa censura napoletana. Ciò nonostante il libretto originale della partitura autografa si discosta in più punti da quello pubblicato per la ‘prima’ in teatro.

Lo ‘storico’ soggetto, come avverte il librettista, è ambientato nella Bologna medioevale, dove si fronteggiavano le famiglie dei Lambertazzi e dei Geremeri, divise da vendette reciproche e da antichi rancori. La vicenda ripercorre sostanzialmente quella celeberrima di Giulietta e Romeo: l’amore tra due giovani è contrastato dalla rivalità e dall’odio inconciliabile delle rispettive famiglie di appartenenza e si conclude tragicamente con la morte dei due amanti. Donizetti realizza il taglio storico-popolare di Tottola, centrato sullo scontro delle opposte fazioni, con un approccio corale e articolato fin dall’apertura: coglie le vicende dei singoli che si intrecciano ineluttabilmente con quelle delle famiglie (e proprio le scene collettive e i concertati con coro si distinguono per l’incisiva espressività). Il dissidio tra guerra e desiderio di pace si presenta già nell’introduzione, dove lo squillo di tromba si giustappone a un canto di archi e corni di spiegata tristezza, struggente e sconsolato. Il lugubre coro iniziale “All’armi” (I,1) ha accenti luttuosi più che battaglieri: diventa trionfale sulle parole «se pace reclama», ma viene intercalato dal ritorno del mesto motivo dell’introduzione sulle parole «qual gelo al cor ne piomba». È caratteristico diImelda de’ Lambertazziil fatto che il ruolo dell’innamorato sia affidato a un baritono e non al tenore convenzionale, mentre sono tenori il padre e il fratello di Imelda (Orlando e Lamberto Lambertazzi). Da un lato ciò si spiega con il fatto che la parte del protagonista maschile Bonifacio era affidata ad Antonio Tamburini, passato dal canto fiorettato di ascendenza rossiniana alle effusioni patetiche della nuova sensibilità romantica, in specie di Bellini (fu primo interprete neIl pirata, 1827 eLa straniera, 1829). Dall’altro si può pensare che Donizetti volesse distinguere anche nei registri vocali l’aggressività dei due ruoli parentali a fronte dell’‘umanità’ dell’amante. Il padre Orlando esordisce con toni araldici e solenni mentre il bellicoso Lamberto, fratello di Imelda, si presenta con tratti ancora più aggressivi, irato e offeso, con slancio vocale immediato. La sortita di Lamberto “Ah, s’oda lo squillo” (I,2) è caratterizzata da una baldanza carica di smania, non priva di una certa sfrontatezza: quasi un’autoeccitazione all’atto di guerra, al conflitto, impavido ma anche temerario. Così anche il coro viene via via trascinato all’ottimismo del successo militare (“Di bella vittoria” I,2). Imelda si presenta quasi contagiata dallo spirito ciecamente vendicativo di Lamberto, ma nel suo recitativo si interrompe con aperture liriche, dando voce al dissidio interiore tra bellicosità dei fratelli e il sentimento per l’amato. Quando l’amato Bonifacio si introduce nella sua stanza nelle sembianze di un messo velato, l’inquietudine di Imelda è ben ritratta dallo strumentale, con brevi interlocuzioni melodiche degli archi. Nel duetto Bonifacio-Imelda ci sono accenti palpitanti, ma domina soprattutto la plastica scorrevolezza delle idee melodiche: di indiscutibile valore è la cabaletta “Restati pur m’udrai” (I,4), un motivo nobile e fieramente addolorato che Donizetti riutilizzerà (con identico testo) nella seconda versione del duetto tra Anna e Percy diAnna Bolena. Nel finale del primo atto c’è una vivida intensificazione degli elementi musicali, parallela al clangore delle armi ormai pronte. Lo strumentale è ancor più presente e turgido nel secondo atto, pronto ad accogliere le vicende di eroi dei sentimenti a corde scoperte; anche i recitativi accompagnati diventano particolarmente ricchi, con interventi solistici (clarinetto, corni, trombe) che valorizzano l’evoluzione drammaturgica e psicologica dei personaggi. Quando Imelda confessa a Lamberto il suo amore per Bonifacio (“Io... sì... l’amava”, II,1) una melodia abbandonata e accorata alimenta un clima di tristezza disperata e insieme gaudente per l’affetto autentico; la dichiarazione d’amore di Imelda spegne la pietà di Lamberto. Sono meccanismi psicologici tutt’altro che scontati, anche perché la musica contribuisce a rendere imprevedibili i repentini cambiamenti d’umore. Dopo che Lamberto ha informato la sorella dell’uccisione di Rolando, padre di Bonifacio, l’incontro tra i due amanti (“Deh, cedi a chi t’adora”, II,4) propone un’oasi lirica che lo strumentale mantinene però in balia di vaghe inquietudini. Nell’ultima scena Imelda, agonizzante per aver cercato di salvare Bonifacio suggendone il sangue avvelenato della ferita, chiede invano il perdono del padre che la scaccia inorridito. Il finale lapidario del coro (“Qual gel mi piomba al cor”) è come raggelato e senza parole, e lascia subito spazio agli strumenti.

Nell’aprile 1831 l’opera fu replicata al Teatro San Carlo (quattro rappresentazioni). Ebbe una ripresa a Venezia (Teatro San Crisostomo) e nel 1840 fu eseguita due volte in Spagna.

Donizetti era alla ricerca ormai consapevole di una strada propria; voleva realizzare le nuove istanze che da alcuni anni ormai gli stavano a cuore. Scritta col contratto del Carcano in mano,Imeldaè particolarmente vicina alla direzione che il musicista avrebbe sviluppato inAnna Bolena: una specie di banco di prova per riscattarsi agli occhi del pubblico e della critica milanese. Forse questo può spiegare il suo scarso successo: da un lato infatti Donizetti doveva far fronte ai gusti di un pubblico sostanzialmente conservatore come quello di Napoli, dall’altra voleva verificare elementi drammaturgici, già pensando all’appuntamento successivo.Imeldaè perciò una partitura divisa tra novità e tradizione: novità delle idee drammaturgiche, delle effusioni sentimentali forti; tradizionale in certe convenzioni, come le cadenze di bravura a fine arie. Ciò è ancora più evidente se si confrontaImeldaconI CapuletieMontecchidi Bellini (Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1830) dove lo stesso nucleo tragico è visto a distanza attraverso la lente della bellezza, dell’eleganza: non c’è il senso di un odio tramandato e consolidato per generazioni come in Donizetti. Le figure dei due amanti belliniani sono infatti isolate e colte nei loro nobili affetti, prive di qualsiasi fuoco passionale che non sia epurato nelle linee vocali. Quelli che per Bellini sono drammi interiori in Donizetti sono invece drammi sociali, che scardinano ogni intimità: in tal senso si può anche accogliere l’immagine di Imelda de’ Lambertazzi come una ‘Romeo e Giulietta dei poveri’.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità