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Judith
Dramma biblico in tre atti di René Morax, dal Libro di Giuditta
Musica di Arthur Honegger 1892-1955
Prima rappresentazione: Montecarlo, Opéra, 13 febbraio 1926

Personaggi
Vocalità
Holopherne
Baritono
Judith
Mezzosoprano
la serva piangente
Soprano
Ozias
Basso
Note
Nel comporre quest’opera Honegger ritornò alla tematica religiosa ambientata sullo sfondo dell’Antico Testamento, già peraltro ampiamente sviluppata nel salmo drammatico – sempre su testo di Morax –Le roi David(1921). Fu lo stesso compositore a riferire all’allievo Delannoy le motivazioni che lo spinsero a invertire la rotta rispetto al precedente brano sinfonicoPacific 231: «Dopo le accelerazioni della macchina a vapore è giunto il momento di ristabilire quel clima di solenne sacralità delRoi David, che tanta fortuna mi ha portato. (...) A questo proposito, l’abilità letteraria di un poeta come Morax mi gioverà, per non parlare dell’amata voce di Claire Croiza. (...) Il tutto verrà ricondotto a una dimensione più intima e veritiera (...) perché talvolta bisogna fare a meno dei mondi che hanno le dimensioni di Picasso e di Stravinskij».

Atto primo. Betulia, IV secolo a.C. Il popolo ebraico, ormai allo stremo dopo lunghe battaglie, vede ineluttabile la capitolazione della città. Le donne pregano insieme a Judith, invocando l’intervento e la misericordia divine. Ozias annuncia che, se non arriveranno rinforzi, l’esercito sarà costretto alla resa. Judith e la sua ancella decidono di recarsi dal nemico assiro, sperando di convincerlo a togliere l’assedio; Judith prega il Signore perché la assista nell’ardua impresa.

Atto secondo. Durante la notte le due donne lasciano la città, timorose di aver osato più del lecito e assalite dal dubbio di esser state abbandonate da Dio. Nell’accampamento assiro, intanto, i sacerdoti e i soldati, certi della vittoria, invocano Istar e Mardouk davanti alle tende di Holopherne. Le due donne, giunte in prossimità di una fonte, vengono arrestate e condotte al cospetto di Holopherne: il condottiero, ebbro, resta sedotto dalla bellezza della giovane, ma respinge le sue suppliche affinché egli risparmi gli ebrei. Holopherne si addormenta, e Judith ne approfitta per decapitarlo; insieme alla fedele schiava, si allontana indisturbata dall’accampamento.

Atto terzo. Di ritorno dall’impresa, Judith è accolta dal popolo giubilante, che ella esorta a muovere contro il nemico ormai in preda alla disperazione. Gli ebrei vincono e rientrano fra le mura della città, accolti dalle donne; il popolo intona un canto di ringraziamento al Dio d’Israele.

Rispetto aLe roi David,Judithè senza dubbio opera più matura, esibendo una struttura di maggiore organicità, che perfeziona la concezione di Honegger del genere ‘opera-oratorio’ (la versione originaria, come musica di scena, aveva avuto la sua ‘prima’ al Théâtre du Jorat di Mézières, in Svizzera, l’11 giugno 1925). La palese staticità dei grandiosi cori assolve al compito di scandire l’azione, articolandola in una serie di numeri chiusi che distanziano gli eventi in un clima oggettivo, daeposstorico; i momenti lirici restano perciò episodici, confinati al dialogo di Judith con la serva piangente (“Ils ont volu rendre la ville”) e al recitativo dell’impavida ebrea (“Je vois ses yeux qui me regardent”). Honegger fa largo impiego di armonie politonali, e ricorre in diverse occasioni a un recitativo ispirato alla tradizione oratoriale barocca; altrove si serve di un declamato sostenuto da ritmi incisivi e accordi percussivi, sviluppato sullo sfondo di una rigorosa tecnica contrappuntistica; sfrutta inoltre effetti d’eco quasi organistici (coro “Pitié de nous, Signeur”). Le sezioni corali di regola fanno da sfondo ai solisti, tranne che nella monumentale e conclusiva fuga (“Gloire au Dieu puissant”), e più in generale prefigurano, nella timbrica e nel ritmo, soluzioni che Stravinskij farà proprie di lì a poco nel suoOedipus Rex.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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