Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Mitridate Eupatore
Tragedia per musica in cinque atti di Girolamo Frigimelica Roberti
Musica di Alessandro Scarlatti 1660-1725
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo, 5 gennaio 1707

Personaggi
Vocalità
Farnace
Tenore
Issicratea
Contralto
Laodice
Soprano
Mitridate
Soprano
Nicodemo
Soprano
Pelopida
Tenore
Stratonica
Soprano
Note
Per le scene veneziane Scarlatti compose soltantoMitridate EupatoreeIl trionfo della libertà, entrambe per la stagione di carnevale 1707 del Teatro San Giovanni Grisostomo. Le due opere si differenziano da tutta la produzione precedente e successiva del compositore per la struttura formale: non gli usuali tre atti del dramma per musica, bensì i cinque atti sul modello della tragedia francese. Inoltre il libretto delMitridate, d’ispirazione zeniana, trae l’argomento dalla storia antica e non si sofferma sulla celebrazione delle virtù morali del protagonista, come avviene generalmente nel dramma storico di genere eroico; del tutto assenti sono i complicati intrighi amorosi dei personaggi e le scene comiche, mentre ampi spazi vengono assegnati alle sezioni corali e coreografiche.

Nel 150 a.C., nella città di Sinope. Farnace ha usurpato il trono di Ponto, prima uccidendo il padre di Mitridate e poi sposandone la madre, Stratonica. Mentre Laodice attende invano il ritorno del fratello, questi giunge con la moglie Issicratea, entrambi travestiti da ambasciatori egiziani e fermamente decisi a riconquistare il trono. Nella sala della reggia si celebra l’annuale rito di omaggio ai due tiranni; un Allegro solenne di carattere encomiastico, con fanfara di trombe e di corni, accompagna l’entrata trionfale di Stratonica. Il successivo ingresso dei popoli soggetti, che recano doni e tributi, dà origine a un’ampia sezione coreografica («Ballo di popoli contributi»). Il secondo atto è ambientato in una grande loggia del palazzo reale. Ricevuti da Farnace come ambasciatori, Mitridate e Issicratea rivelano a Stratonica l’approssimarsi del figlio e promettono di consegnargli la testa del legittimo erede al trono in cambio della pace tra il Ponto e l’Egitto. Nel terzo atto, davanti al tempio e agli altari preparati per il pubblico giuramento, Farnace esprime il suo negativo credo politico (“Ciò che al Regno è beneficio”), Mitridate giura di tener fede alla promessa fatta e Stratonica annuncia il suo sacrificio di madre per ragioni di stato e per amore verso il suo popolo. L’accompagnamento orchestrale al rito del giuramento, celebrato da Stratonica, mostra un’insolita ricerca di sonorità aspre e acute negli archi, che ben connota l’efferato e innaturale godimento della madre assetata di potere e incurante nel deliberare la tragica sorte del figlio. Tornato con lo scrigno, che si suppone contenga il pegno pattuito, Mitridate rassicura la sorella Laodice rivelandole la sua vera identità. Uccisi Farnace e Stratonica rispettivamente per mano di Mitridate e di Issicratea, Nicomede può finalmente annunciare al popolo la fine della tirannia e Mitridate viene incoronato re di Ponto da Laodice,e acclamato con danze e canti corali.

Di notevole valenza drammatica in quest’opera è la connotazione musicale contrapposta delle due figure femminili principali: Stratonica e Laodice. La prima è caratterizzata da una vocalità incisiva, tagliente (arie “Quante Furie ha il crudo Averno” e “Esci, omai che più non v’ha loco”); la seconda, invece, dominata da sentimenti di patetica commozione che non conoscono odio, è protagonista di episodi di intenso lirismo (la forte tensione drammatica del recitativo che precede la dolcissima vocalità dell’aria “Cara tomba del mio diletto”, nel momento in cui vede entrare Mitridate con l’urna). Componenti degne di nota nell’opera sono la spettacolarità della scenografia e delle danze e l’accuratezza dell’orchestrazione, ricca di effetti timbrici insoliti che contribuiscono, talvolta, a definire lo spazio scenico (all’inizio del quarto atto, ad esempio, lo sbarco di Eupatore con l’urna sepolcrale e le insegne funebri è accompagnato da un lungo episodio strumentale in cui alle trombe con sordina dell’orchestra rispondono quelle situate in scena, sulla nave). Nonostante i suoi indiscutibili pregi, ilMitridatevenne duramente criticato dai contemporanei, primo fra tutti il poeta satirico Bartolomeo Dotti («Che sia musica soave / Spirti rei negar nol ponno,/ Se negli occhi a chi non l’àve / Introduce un dolce sonno»). L’inspiegabile insuccesso si chiarisce, tuttavia, qualora si consideri il clima polemico che si era creato intorno a Scarlatti e a una certa sua tendenza al favoritismo, poco gradito in ambiente veneziano («Perché, s’egli non lo sa / Questo è un nobile paese,/ Che non ha parzialità / E al saper solo è cortese»).
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità