Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Maria di Rudenz
Melodramma tragico in tre atti di Salvatore Cammarano, da La Nonne sanglante di Anicet-Bourgeois, Cuvelier e Maillan, dal romanzo The Monk di Matthew Gregory Lewis
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 30 gennaio 1838

Personaggi
Vocalità
Corrado Waldorf
Baritono
Enrico
Tenore
Maria di Rudenz
Soprano
Matilde di Wolf
Soprano
Rambaldo
Basso
un cancelliere
Tenore
Note
Alla ‘prima’ veneziana l’opera fece fiasco; Donizetti non esitò perciò a smembrarla, riutilizzando parecchio materiale per lavori successivi: il Larghetto “Sì, del chiostro penitente” (Maria, finale primo) entrò inPoliuto(finale secondo) e quindi inLes Martyrs, mentre altre parti confluirono nella nuova versione diGabriella di Vergy(1838). Dopo la partenza di Donizetti per Parigi, l’opera riscosse un certo successo; entro il 1842 fu data in vari teatri, compresa la Scala, e forse per questo Donizetti cessò di riutilizzarne la musica per altri lavori.

In Svizzera, nel XV secolo. Antefatto: Corrado Waldorf era fuggito in Italia portando con sé l’amata Maria, negatagli in isposa dal padre di lei; ben presto però, credendola infedele, l’aveva abbandonata nelle catacombe romane, dove pensava fosse morta. Il padre di Maria era morto di dolore a causa della fuga della figlia, e nel testamento aveva designato unica erede la nipote Matilde, se Maria non fosse tornata entro un anno. Ora Corrado è tornato in Svizzera sotto mentite spoglie, e intende sposare Matilde, che l’ama; anche Enrico è innamorato della giovane, ed è combattutto tra gelosia e amore fraterno. Inaspettatamente, Maria ricompare al castello per raccogliersi in preghiera sulla tomba del padre, prima di rinchiudersi in convento ed espiare le proprie colpe. Sorpresa da Rambaldo, apprende delle nozze di Matilde, e la sua gelosia si scatena: il giorno della lettura del testamento si mostra ai due amanti, caccia Corrado e fa rinchiudere in convento Matilde. Ma, nonostante tutto, Maria continua ad amare Corrado e intende riaverlo; chiede aiuto a Enrico (prospettandogli anche una felice risoluzione del suo amore, grazie a un segreto che però non gli svela) e manda a chiamare Corrado. Quando questi giunge, reclama Matilde; allora Maria lo ricatta, rivelandogli che egli è in realtà figlio dell’assassino Ugo di Berna: ella tacerà se Corrado la sposerà. Poiché Corrado non cede, Maria minaccia di uccidere Matilde; il giovane, inorridito, cerca di dissuaderla e, prima che ella possa uccidere l’amata, la pugnala. Quando sopraggiungono Rambaldo, Matilde e gli armigeri, Maria è morente: scagiona Corrado e si accusa di tentato suicidio. Tutto pare risolto, e Corrado si appresta a sposare Matilde; ma al termine del rito nuziale Enrico, avendo scoperto la vera identità dello sposo, lo sfida a duello e viene ucciso. Corrado, già oppresso dal sangue versato, si avvia verso la camera nuziale, ma giuntovi trova Maria che, nascostasi, ha già pugnalato Matilde (l’omicidio avviene fuori scena; si ode solo un grido). Corrado, furibondo, le si getta contro per ucciderla, ma Maria lo previene suicidandosi, mentre gli dichiara ancora una volta il suo amore.

L’opera pare configurarsi come un melodramma violento, agghiacciante e pieno di eccessi, ma a uno sguardo più attento emergono un compiuto senso delle proporzioni musicali e una serie di effetti intensamente espressivi; Donizetti conferma qui la predilezione per l’amore violento, per i soggetti drammatici (come già inRoberto Devereux), per le grandi passioni romantiche che, per il loro carattere provocatorio, cadevano spesso sotto i tagli della censura. Il primo atto esibisce una costruzione equilibrata ed efficace e contiene pagine notevoli, come il preludio e l’introduzione (insolitamente per sole voci femminili), l’aria di sortita di Corrado (“Ah, non avea più lagrime”) e il Larghetto “Sì, del chiostro penitente” (Maria, finale primo), che spicca per le lunghe frasi ricche di inquietudine e per le angosciose modulazioni. Il potenziale drammatico così abilmente montato viene forse un po’ disperso nelle parti seguenti, tra le quali, peraltro, emergono il preludio al secondo atto (con uno straordinario assolo di clarinetto), il duetto “Fonte d’amare lagrime” (Maria e Corrado, finale secondo), caratterizzato dal contrasto melodico che oppone i due personaggi, e la grande aria finale di Maria, “Mostro iniquo tremar tu dovevi” (atto terzo). L’opera, dopo essere caduta nell’oblio, ha conosciuto un’importante ripresa a Venezia nel 1981.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità