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Marco Attilio Regolo
Dramma per musica in tre atti di Matteo Noris, riveduto da Bernardo Robatti (?)
Musica di Alessandro Scarlatti 1660-1725
Prima rappresentazione: Roma, Teatro Capranica, carnevale 1719

Personaggi
Vocalità
Amilcare
Contralto
Emilia
Soprano
Eraclea
Soprano
Eurilla
Contralto
Fausta
Soprano
Leonzio
Basso
Marco Attilio Regolo
Soprano
Santippo
Tenore
Note
Marco Attilio Regolosegna, insieme alla precedente operaTelemaco(1718), ai successivi rifacimenti diTito Sempronio GraccoeTurno Aricino(1720), allaGriselda(1721) e alla ripresa diArminio(1722), un periodo di intensa collaborazione tra Alessandro Scarlatti e il teatro Capranica di Roma; per la stessa sala il musicista aveva già composto la commediaTutto il mal non vien per nuocere(1681, ripresa sei anni dopo a Napoli col titoloDal male il bene). Tra gli atti del dramma vennero eseguiti gli intermezziLeonzio e Eurilla, dal nome dei due personaggi comici dell’opera: relegati a un ruolo di secondo piano o solo indirettamente coinvolti nell’azione principale, Leonzio ed Eurilla danno vita a tre scene buffe, del tutto estranee al dramma per contenuto e stile; collocate rispettivamente alla fine dei primi due atti e a metà circa del terzo, queste scene possono essere tagliate o trattate separatamente.

Sullo sfondo di vicende storiche si dipana il soggetto, piuttosto intricato. La narrazione, tesa a celebrare l’alto esempio morale del protagonista, prende le mosse dal momento in cui Marco Attilio, fatto prigioniero dai Cartaginesi, viene inviato a Roma per negoziare la pace, giurando – in caso di fallimento – di tornare a Cartagine per essere giustiziato: giunto a Roma, invece di attenersi ai patti, incita il senato a proseguire la guerra ma, fedele al giuramento, torna a Cartagine per affrontare la morte. La trama del libretto si discosta radicalmente dai fatti storici, soffermandosi invece sugli intrighi amorosi dei vari personaggi e volgendo la narrazione verso l’immancabile lieto fine.

Atto primo. Dopo la sinfonia introduttiva (Presto – Adagio – Presto), la scena si apre su una strada di Cartagine parata a festa per celebrare l’arrivo di Eraclea, promessa sposa di Amilcare, accolta da giovani cartaginesi che cantano e ballano «con strepito di zampogne, e naccare, e sistri, all’era di barbare nazioni»: Amilcare però, invaghitosi di Fausta, moglie di Attilio Regolo, ripudia Eraclea, che gli giura vendetta (“Corri, vola alla vendetta”). Giunge intanto Attilio per annunciare ad Amilcare che il senato di Roma, dietro suo consiglio, ha deciso di proseguire la guerra. Amilcare fa imprigionare Attilio da Santippo, che gli promette la libertà se vorrà accordargli la mano dell’amata Emilia: Attilio rifiuta; Emilia si sente tradita da Santippo. Il primo intermezzo comico di Eurilla e Leonzio, giocato su motteggi e false riverenze (duetto “Ricordati bene.../ Lustrissima sì”), conclude il primo atto.

Atto secondo. Una serie di malintesi porta ciascun personaggio a dubitare della fede dell’altro. Amilcare, appreso che l’esercito romano sta muovendo verso Cartagine, ordina a Santippo di uccidere Attilio il quale, in un carcere sotterraneo, dà sfogo al proprio tormento (recitativo accompagnato “Duri sassi” e aria “Ombre cieche, orror di morte”). Fausta non si concede ad Amilcare e anzi, informata della morte del marito, tenta di suicidarsi per rimanergli fedele; Emilia decide di uccidere Amilcare, nonostante il parere contrario della madre (recitativo accompagnato e aria di Fausta: “Alma bella il piede arresta”). Nel secondo intermezzo Eurilla e Leonzio dichiarano il loro reciproco amore (duetto “Su dunque mia sposa, ai nodi d’amore”).

Atto terzo. Santippo in realtà ha risparmiato la vita ad Attilio che, rifiutando di fuggire, si nasconde. Mentre Eraclea prende accordi con Santippo per vendicarsi dello sposo traditore, Emilia tenta di uccidere Amilcare nel sonno, ma viene trattenuta da Santippo. La settima scena del terzo atto (Eurilla e Leonzio), completamente slegata dal contesto, funge da intermezzo. Nella scena successiva si rappresenta un «Luogo de’ sepolcri, tra quali è quello innalzato di Attilio»: Fausta sfoga il suo dolore sulla tomba del marito, che crede morto, in un crescendo drammatico che raggiunge il delirio; parallelamente aumenta l’inquietudine di Attilio che, nascosto, decide di palesarsi solo nel momento in cui la donna sta per uccidersi. Tutta la scena viene resa efficacemente con un recitativo accompagnato, seguito dall’aria di Fausta “Ma dov’è lo sposo mio” e da un recitativo accompagnato di Attilio, che sfocia nel duetto “La bella amica pace”. Al sopraggiungere di Santippo con un esercito di soldati spartani e romani, Eraclea salva la vita ad Amilcare, Santippo riconquista l’amore di Emilia mostrandole il padre vivo e, con un coro inneggiante alla pace, si conclude l’opera.

NelMarco Attilio RegoloScarlatti si dimostra maestro nel dosare tutti gli ingredienti del dramma per musica. L’elemento spettacolare, d’ambientazione descrittiva, predomina all’inizio dell’opera e viene reso musicalmente con l’impiego di strumenti ‘folcloristici’ nel ballo dei giovani cartaginesi, o con particolari effetti timbrici dell’orchestra nello sbarco di Eraclea, annunciato da «Corni di Caccia sopra la nave». Nel secondo e nel terzo atto, in un crescendo di tensione che culmina nella scena sepolcrale, l’attenzione si focalizza in particolare sulle figure di Attilio e di Fausta: Scarlatti si serve del ‘recitativo stromentato’ quando deve esprimere il rapido susseguirsi di stati d’animo, derivante dalle situazioni più commoventi. Sempre per esigenze drammatiche (il mutarsi improvviso di una situazione affettiva per l’irruzione in scena di un nuovo personaggio, oppure, come nell’aria “Vieni in sogno”, l’assopirsi di Amilcare) il rigido schema dell’ariadal segnoo colda capoviene a volte eluso, mediante l’improvvisa interruzione dell’aria stessa.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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