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Malheurs d’Orphée, Les
Opera in tre atti di Armand Lunel
Musica di Darius Milhaud 1892-1974
Prima rappresentazione: Bruxelles, Théâtre Royal de la Monnaie, 7 maggio 1926

Personaggi
Vocalità
Eurydice
Soprano
il carradore
Baritono
il cestaio
Basso
il cinghiale
Tenore
il lupo
Mezzosoprano
il maniscalco
Tenore
la gemella di Eurydice
Soprano
la sorella maggiore
Soprano
la sorella minore
Soprano
la volpe
Soprano
Orphée
Baritono
Note
Dopo il precoce esordio teatrale con un’opera giovanile ma già di notevole interesse,La Brebis égarée(1910-’15, prima rappresentazione Parigi 1923), e l’impegnativa collaborazione con Paul Claudel, per il ciclo delle musiche di scena per l’Orestie(1914-’24), Milhaud raggiunse negli anni Venti una prima fase della sua maturità stilistica, che lo impose come uno dei protagonisti della nuova musica francese. La sua figura non poteva dunque sfuggire all’attenzione della principessa de Polignac, madrina generosa di tutte le avanguardie parigine, che lo invitò a comporre una breve opera da camera. Primo titolo del periodo neoclassico,Les Malheurs d’Orphéeandò a inserirsi nel clima della violenta polemica antiromantica condivisa dal ‘Groupe des Six’ (formato, oltre che da Milhaud, da Honegger, Poulenc, Auric, Tailleferre e Durey), il circolo di compositori legati a Jean Cocteau. Milhaud trasferì l’ambientazione del mito musicale classico per antonomasia nel clima della sua assolata Camargue, ossia della gioventù vissuta in quei luoghi dal compositore e dal librettista.

Atto primo. Orfeo è un semplice speziale di paese, il cui strano comportamento desta preoccupazione tra gli artigiani suoi amici. Interrogato, dice di aspettare l’ape che gli donerà la felicità, confessando agli amici, preoccupati che sia uscito di senno, che si è innamorato di Euridice, una bella zingara che indossava un costume da imenottero. Gli amici non sono affatto convinti della scelta di Orfeo; quando Euridice sopraggiunge, impaurita dalla reazione assai poco benevola della sua gente, gli amici esortano i due a fuggire sulle montagne, per scampare alla sicura vendetta dei parenti.

Atto secondo. Nel bosco, i due amanti sono divenuti amici degli animali, grazie alla sapienza medica di Orfeo. Una strana malattia ha però colpito Euridice, che muore pregando le belve di continuare a proteggere il suo amato. Orfeo, in un amaro compianto, si duole dell’impotenza delle sue doti di guaritore; commossi, gli animali promettono di averne cura come un fratello, avendo Orfeo insegnato loro il linguaggio, la musica e avendo guarito le loro ferite. Il triste funerale degli animali conclude l’atto.

Atto terzo. L’infelice Orfeo è tornato alla sua bottega di paese; il suo dolore è toccante, e gli animali lo rimproverano di averli lasciati. Le zingare sorelle di Euridice, invece, lo odiano: lo accusano di non averla amata abbastanza e di non averla salvata. La sorella gemella gli si offre e vorrebbe sposarlo, ma il garbato rifiuto di Orfeo la umilia. Rimasto solo, egli comprende di non poter trovare più pace in vita, e quando le zingare lo assalgono per ucciderlo non oppone alcuna resistenza; muore invocando Euridice che, in una visione, gli si fa incontro.

L’opera intesse variazioni di sicura leggerezza e ironia sull’eterno binomio amore-morte, ma Milhaud non ha voluto dar vita a una sorta di parodia in chiave buffa e moderna del mito di Orfeo; ha cercato piuttosto di trattarlo senza retorica, come una storia di semplice umanità inserita in una cornice fiabesca. Ciascuno dei tre atti comprende sette brevi pezzi chiusi e distribuisce equamente arie tra i due protagonisti, duetti e piccoli cori, entro un impianto formale lieve, ma saldamente sorretto da una coerente unità tematica. L’orchestra si distingue per la sobrietà di tinte del ridotto gruppo strumentale e per il linguaggio – armonico e melodico – moderno, che si avvale delle caratteristiche fondamentali e più tipiche dello stile di Milhaud, quali il modalismo, la politonalità, i ritmi incalzanti ed esotici.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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