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Ormindo, L’
Favola regia per musica in un prologo e tre atti di Giovanni Faustini
Musica di Francesco Cavalli
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Cassiano, 1644. Prologo: Armonia (S)

Personaggi
Vocalità
Amida
Contralto
Amore
Soprano
Erice
Tenore
Erisbe
Soprano
Hariadeno
Basso
il Destino
Tenore
la Fortuna
Soprano
Melide
Soprano
Mirinda
Soprano
Nerillo
Soprano
Ormindo
Contralto
Osman
Tenore
Sicle
Soprano
un custode
Tenore
un messo
Soprano
un vento
Basso
un vento
Tenore
Note
La consapevolezza che Venezia, a metà Seicento, non fosse una delle tante città in cui si allestivano opere in musica, malacittà per eccellenza, la città a cui si guardava con curiosità (e forse diffidenza), era sicura nella coscienza dei veneziani e in quella di due dei principali artefici di tale primato, Cavalli e il suo librettista Faustini (tanto che nel prologo diOrmindoArmonia canta: «sui palchi dorati In te [Venezia] risplendo e le mie glorie illustro», e di converso il paggio Nerillo fa la parodia del visitatore di passaggio, che non comprende i ritmi e le eccentricità ‘mediorientali’ della laguna). Il nuovo lavoro, ancora pastorale come il precedenteEgisto, prosegue sulla strada di trascurare al possibile miti e dèi per insistere invece sul contorno di paggi, nutrici, confidenti e serve sempre pronti a commentare con filosofica e comica arguzia gli accadimenti che i loro padroni prendono invece tanto sul serio. La storia: Ormindo e Amida amano la stessa donna, Erisbe. Questa, già sposata ad Hariadeno, «vecchio aggiacciato ed impotente», non aspettava altro che tale doppia lusinga per fuggire dal marito. Sicle, travestita da maga egiziana (con bagaglio di improbabili riti eleusini), è intenzionata a vendicarsi di Amida che dopo averla sedotta e abbandonata ora si compiace dei begli occhi dell’altra. Erisbe decide di aiutare Sicle a riprendersi Amida (con divertente rito funerario che coinvolge lo spaventato Amida) per potersi gettare serenamente nelle braccia di Ormindo. Ma Hariadeno, scoperto il tradimento, fa catturare moglie e amante e li avvelena – toccante il lento estinguersi dei due nella famosa scena di prigione (tanto toccante che Cavalli nel 1656 la riciclerà inErismena). Primo colpo di scena: Ormindo si scopre essere il figlio (disperso) che Hariadeno ebbe prima di sposarsi con Erisbe. Secondo colpo di scena: il servo Osman, che si era commosso all’infelice amore dei due, aveva fortunatamente dato loro del semplice sonnifero. Al risveglio i rifioriti amanti potranno sposarsi sotto i buoni auspici di Hariadeno che insomma, trovato un figlio, può anche fare a meno della moglie. La scrittura delle canzonette è inOrmindoelemento determinante più che nelle precedenti opere di Cavalli. In un ambito così definito (dal ritmo brillante e dalla melodia semplice) e in genere destinato a caratteri comici, Cavalli compie una doppia operazione: concede ai protagonisti, sempre troppo innamorati, di esprimere la loro gioia o il loro entusiasmo con ariette magari nobilitate, ma non meno immediate; e contemporaneamente amplia la gamma delle canzonette di paggi e nutrici, non solo giocose, ora anche solenni (Erice che sentenzia “Invan spendete l’ore”, III,2) o formalmente più complesse (“Che città, che città”, Nerillo, II,6) rendendo i personaggi di contorno a tratti più vivi e credibili dei loro padroni.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

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